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Colonscopia virtuale per la prevenzione oncologica

Studio promosso dall’Università di Firenze in collaborazione con ISPO
Aumentare la prevenzione del tumore colon-retto e trovare test di screening sempre più efficaci per tale patologia. E’ il focus dello studio SAVE, promosso dall'Università di Firenze con il coordinamento dell'Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO) e dedicato alla colonscopia virtuale, l’esame radiologico che, grazie a una tecnologia avanzata, consente di visualizzare un'immagine tridimensionale dell'interno del colon-retto, proprio come durante una colonscopia tradizionale.

Lo studio - finanziato dalla Regione Toscana mediante fondi europei (POR Creo Fesr 2007-2013), con il contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze - è stato condotto a Firenze a partire dal 2013 da Lapo Sali, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Sperimentali e Cliniche “Mario Serio”, e da Grazia Grazzini, dell’ISPO, con la partecipazione dell’azienda IM3D, che ha fornito la tecnologia necessaria, e dei medici dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi e dell'Azienda Sanitaria di Firenze.

I primi risultati di SAVE (acronimo di Sperimentazione, studio, sviluppo e collaudo di nuovi metodi di prevenzione Avanzata del cancro al colon-retto mediante colonscopia Virtuale in modalità di tElediagnosi) sono stati presentati oggi dall'assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi, assieme al prorettore dell’Area medico-sanitaria Paolo Bechi e al direttore dell'ISPO Gianni Amunni.

Il tumore del colon-retto è al terzo posto per frequenza tra gli uomini e al secondo tra le donne. Nella maggior parte dei casi il tumore è preceduto dai cosiddetti polipi adenomatosi, che in alcuni casi possono con gli anni trasformarsi in tumore vero e proprio. E' proprio attraverso la diagnosi precoce di piccoli tumori o di polipi adenomatosi che lo screening rivolto alla popolazione è in grado di salvare molte vite.

Attualmente lo screening mediante il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci è attivo in tutto il territorio regionale ma solo la metà circa della popolazione tra i 50 e 70 anni invitata nel programma di screening aderisce effettuando il test di screening. Lo studio ha coinvolto circa 15.000 cittadini tra i 54 e i 65 anni residenti a Firenze. Di questi, circa 5.000 sono stati invitati ad effettuare una colonografia TC (colonscopia virtuale), mentre a circa 1.000 persone è stata proposta una colonscopia tradizionale e circa 9.000 sono stati invitati al test di screening standard (ricerca del sangue occulto fecale).

Dai primi dati dello studio - che si concluderà nel 2017 - emerge che l'adesione della popolazione è più alta nel gruppo invitato a fare la ricerca del sangue occulto fecale (circa il 50%), in confronto con l'adesione delle persone invitate alla colonscopia virtuale (circa il 28%), mentre molto bassa è risultata la risposta all'invito a fare una colonscopia tradizionale (solo il 15%). Inoltre, la capacità di diagnosticare lesioni significative (tumori o polipi adenomatosi) è stata molto maggiore nel gruppo che ha fatto la colonscopia virtuale rispetto a quello che si è sottoposto alla ricerca del sangue occulto fecale.

"L'utilizzo della colonscopia virtuale - ha commentato Paolo Bechi - introduce innovazione nella prevenzione di una fra le neoplasie maligne più diffuse, grazie a un esame poco invasivo e più sensibile rispetto alla ricerca del sangue occulto fecale. L'Università non può che esprimere compiacimento per questo studio, in attesa di conoscere i risultati definitivi. Soltanto allora si potrà valutare appieno il vantaggio indotto dall'introduzione della colonscopia virtuale nello screening".

05 Maggio 2016