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Popoli e immagini dall’Hindu Kush, il microcosmo dei Kalasha

Inaugurato nuovo allestimento al Museo di Antropologia

Nel cuore dell’Asia le valli della catena montuosa dell’Hindu Kush sono la via di transito naturale che sin da tempi storici ha messo in comunicazione Afghanistan e Pakistan. Abitate da popoli diversi per lingua, cultura ed etnia rappresentano un microcosmo affascinante dal punto di vista antropologico.

Il Museo di Antropologia dell’Università di Firenze offre ai visitatori un nuovo allestimento dedicato proprio alle zone e alle popolazioni dell’Hindu Kush con oggetti, sculture e immagini che restituiscono le suggestioni di questi alti sentieri d’Asia.

La nuova sala è stata inaugurata oggi pomeriggio, presenti il rettore Luigi Dei, il presidente del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo Guido Chelazzi, gli antropologi Augusto e Alberto Cacòpardo, i curatori Maria Gloria Roselli e Cataldo Valente.

L’allestimento. L’esposizione è dedicata in particolare al popolo dei Kalasha, che ancora oggi abita nelle valli del Chitral (versante pakistano dell’area): mette in evidenza lo stile di vita di questa popolazione attraverso il loro abbigliamento, gli ornamenti, gli strumenti di lavoro della terra e della lana, gli strumenti musicali e i recipienti per uso quotidiano o funzione rituale con i motivi decorativi unici di queste culture. Spiccano le grandi colonne incise con motivi zoomorfi legate alle cerimonie religiose e le statue antropomorfe che celebrano i defunti e il loro prestigio sociale, culminante nella rappresentazione lignea della grande figura a cavallo, dedicata agli antenati illustri.

I Kalasha. I Kalasha sono un popolo di lingua indo-europea, molto isolato, nel contesto delle popolazioni dell’attuale Pakistan – e più in generale, dell’Asia centrale e meridionale. Si stima che siano circa 2.500 individui. Si tratta di un caso particolare del più ampio e complesso sistema etnoantropologico che ha vissuto per secoli nelle montagne Hindu Kush. Il sistema sociale tradizionale che è possibile osservare ancora oggi presso i Kalasha delle valli pakistane del Chitral, era un tempo comune a molte popolazioni della più vasta area al confine tra Afghanistan e Pakistan.  Questi popoli seguivano un modello di vita tipico delle culture montane, basato sulla netta divisione del lavoro agricolo-pastorale: i campi, a conduzione familiare, erano coltivati dalle donne mentre gli uomini si occupavano della pastorizia. Queste tradizioni e la religione politeista contraddistinguono ancora oggi i Kalasha da altri popoli della stessa zona geografica.

La collezione. Il popolo dei Kalasha fu visitato nel 1955 e nel 1960 da Paolo Graziosi nel corso di due spedizioni di ricerca. In queste occasioni fu raccolta una ricca collezione di oggetti custodita nel Museo e in parte esposta nel nuovo allestimento. Il Museo conserva due collezioni di minore entità numerica, ma non di minore interesse, raccolte da due studiosi che viaggiarono in quella zona negli anni 1960-70: a Piero Morandi (1948-2007), studioso di lingue orientali e antropologia a Venezia, si deve una collezione di oggetti Kalasha, e al bolognese Gabriele Romiti si devono rari reperti, provenienti anche dalla valle del Waigal in Nuristan, un importante centro delle culture politeiste dell'area.

In mostra anche oggetti dei Kati che vivono nelle stesse zone del Chitral e che derivano da migrazioni di individui dal versante afghano, nonchè preziosi manufatti provenienti proprio dai territori afghani.

L’installazione è permanente e sarà visitabile lungo il percorso del Museo di Antropologia (via del Proconsolo, 12 - Firenze) con i consueti orari:

-dall’1 ottobre al 31 maggio:  lun, mar, gio, ven, 9.30-16.30. Sab, dom, festivi 10-16.30
-dall’1 giugno al 30 settembre:  tutti i giorni e festivi, 10.30-17.30.

Info e prenotazioni:  055 2756444

http://www.msn.unifi.it 

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Popoli e immagini dall'Hindu Kush

13 Ottobre 2016