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Nuova terapia per il trattamento del dolore cronico

La prospettiva aperta da studio Unifi pubblicato su PNAS

Una nuova prospettiva terapeutica per il trattamento del dolore cronico basata su una potente sostanza naturale. E’ quella aperta dalla ricerca di un team dell’Università di Firenze e dell’Università dello Utah (USA), coordinato da Carla Ghelardini. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences - PNAS (“Inhibition of α9α10 nicotinic acetylcholine receptors prevents chemotherapy-induced neuropathic pain”, doi: 10.1073/pnas.1621433114).

I ricercatori hanno individuato una terapia analgesica basata su un peptide, l’RgIA4, ricavato da un mollusco marino, il Conus regius, che è in grado di ridurre il dolore neuropatico indotto dalla chemioterapia. Rispetto agli antidolorifici basati su oppioidi, il peptide ha un’azione più mirata e non induce tolleranza, cioè non richiede l’aumento progressivo per mantenere la stessa efficacia.

“Il dolore persistente, patologico, che ha perso qualsiasi finalità di allerta, riduce fortemente la qualità della vita dei pazienti e rappresenta un grave problema sanitario - commenta Carla Ghelardini, ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Neuroscienze, psicologia, area del farmaco e salute del bambino (NEUROFARBA) -. I farmaci attualmente disponibili, compresi gli analgesici oppioidi, hanno scarsa efficacia e importanti effetti collaterali”.

Assieme al ricercatore Unifi Lorenzo Di Cesare Mannelli e al collega statunitense J. Michael McIntosh, Ghelardini ha individuato nel veleno che il mollusco utilizza per bloccare le sue prede un composto, il peptide RgIA4, che agisce sulla trasmissione del dolore neuropatico in modo alternativo rispetto agli analgesici attualmente utilizzati, inibendo l’azione dei recettori nicotinici α9α10.

“Dosi molto basse di RgIA4 somministrate in studi preclinici per vie facilmente accessibili (come le iniezioni sottocutanee o intramuscolari) - spiega la ricercatrice - prevengono l’instaurarsi del dolore indotto dai farmaci chemioterapici, riducendo forme di ipersensibilità al dolore, come l’iperalgesia e l’allodinia, che colpiscono i malati di cancro sottoposti a chemioterapia. Inoltre, la selettività del meccanismo - conclude Ghelardini - non presenta rischi di sviluppo di tolleranza agli effetti analgesici”.

07 Marzo 2017