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Danni al nervo ottico da sclerosi multipla verso una terapia capace di proteggere la mielina

Su Lancet Neurology ricerca internazionale realizzata con il contributo Unifi
Un contributo per lo sviluppo di una terapia in grado di proteggere la mielina, la struttura di protezione e sostegno delle fibre nervose fondamentale anche per la conduzione elettrica neuronale, prodotta nel sistema nervoso centrale da cellule denominate oligodendrociti. Lo ha messo a punto un team internazionale di ricerca del quale ha fatto parte Luca Massacesi del  Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino (Neurofarba) dell’Università di Firenze e della Neurologia 2 dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica inglese Lancet Neurology (doi: 10.1016).
  
In pazienti che hanno subito un danno infiammatorio della guaina mielinica del nervo ottico per una Neurite Ottica Retro-Bulbare (NORB) determinata da sclerosi multipla, il farmaco sperimentale opicinumab ha ridotto in pochi mesi la perdita di velocità di conduzione elettrica causata dalla demielinizzazione, cosa strettamente legata ad un migliore recupero della vista nell’occhio coinvolto. Opicinumab appartiene alla classe dei farmaci “biologici”, molecole analoghe a quelle umane ma prodotte artificialmente da colture cellulari: in questo caso si tratta di un anticorpo monoclonale, composto cioè solo di molecole dalla struttura identica, perché prodotte da un singolo tipo di linfocita umano.

“La migliore velocità di conduzione elettrica delle fibre nervose nei pazienti trattati dimostra che la terapia ha prevenuto almeno in parte la perdita di mielina tipica della NORB e suggerisce la possibilità che la terapia abbia indotto anche rigenerazione  di tale struttura – spiega Massacesi –. L’effetto principale passa comunque per un meccanismo protettivo delle cellule dal danno, in quanto opicinumab blocca un recettore dell’oligodendrocita che legandosi a proteine liberate nel tessuto in condizioni patologiche induce la morte cellulare”.Altre molecole in passato avevano dimostrato in laboratorio di proteggere le fibre nervose, “ma opicinumab – aggiunge il docente fiorentino - è la prima ad aver determinato evidenze sperimentali dirette nell’uomo di poter proteggere dalla demielinizzazione”.

Lo studio pubblicato su Lancet Neurology assume una particolare rilevanza “dal momento che – conclude Massacesi - rappresenta una delle prime dimostrazioni sperimentali del principio che la neuroprotezione, uno dei più ambiziosi ma finora elusivi, obiettivi della ricerca farmacologica, almeno in alcune forme è perseguibile anche nell’uomo”.
 
10 Marzo 2017