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intestazione bollettino Anno III, n. 11 - novembre 2004 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5223 del 4.12.2002

Relazione annuale del Garante ex art. 9 del relativo Regolamento di Ateneo

Premessa sull’Istituzione e sulla funzione del Garante.

La figura del Garante prevista dall’art. 10 dello Statuto dell’Università degli Studi di Firenze, disciplinata con apposito Regolamento, costituisce indubbiamente un punto di riferimento per tutte le componenti dell’organizzazione universitaria (principalmente docenti, ricercatori e studenti), atteso che, normativamente affermata (art. 2, 3 e 4 del Regolamento) la sua indipendenza ed autonomia rispetto agli organi della gerarchia dell’Ateneo, è vista come figura veramente in grado di assicurare la libertà di insegnamento e ricerca, di tutelare i diritti degli studenti, di individuare e risolvere i problemi derivanti da eventuali abusi o comportamenti comunque lesivi di tali libertà e diritti.

In questo primo anno di attività non sono stati pochi gli studenti che si sono rivolti Garante, il che da un lato dimostra che l’istituzione di questa figura è stata sufficientemente pubblicizzata, dall’altro, che è diffusa l’aspettativa di interventi di un Garante veramente “terzo” e del tutto sganciato da interessi di parte.

Pochi invece i docenti ed i ricercatori che si sono rivolti al Garante, ma ciò sembra fisiologico, considerato il numero complessivo di questi rispetto al numero degli studenti ed attese le minori occasioni di contrasto o di abusi che l’insegnamento e la ricerca offrono in tema di libertà.

Prima di riferire in merito ai casi (almeno quelli più diffusi o interessanti) di cui il Garante si è occupato in questo primo anno, appare opportuno evidenziare che non si vede la ragione per cui del Comitato che sceglie il Garante non faccia parte il Rettore.

Se tale esclusione è stata considerata utile per meglio evidenziare l’indipendenza e l’autonomia del garante, è da ritenere che invece, l’indipendenza e l’autonomia sono fuori discussione per disposizione espressa del relativo regolamento, mentre la presenza del Rettore nel Comitato contribuisce a dare maggiore autorevolezza alla figura del Garante.

Altra disposizione che lascia perplessi è quella dell’art. 9 del Regolamento che prevede come irrevocabili le dimissioni del Garante dall’incarico. Possono essere le più svariate ma anche a volte superabili le ragioni delle dimissioni, per cui sarebbe preferibile consentire un margine di valutazione da cui possa derivare o la revoca delle dimissioni o la non accettazione delle stesse da parte del Rettore.

Determinazione delle tasse universitarie e contributi in caso di omessa o ritardata presentazione dell’autocertificazione dei redditi o di presentazione della stessa senza l’osservanza delle modalità previste.

Tra i casi riguardanti gli studenti, quelli più numerosi riguardano la disposizione in base alla quale l’omessa o ritardata o irregolare presentazione dell’autocertificazione dei redditi, comporta l’obbligo del pagamento delle tasse universitarie nella misura massima prevista.

Siffatta disposizione si scontra non raramente con situazioni veramente precarie di famiglie con reddito minimo, di studenti che lavorano per mantenersi agli studi, o comunque di persone assolutamente non in grado di affrontare un onere così pesante dal punto di vista economico.

Non c’è dubbio che gli studenti siano in difetto per non aver osservato (per ragioni varie, a volte comprensibili, ma non di rado addebitabili a negligenza) le precise disposizioni contenute nel Manifesto degli Studi sui tempi e sulle modalità dell’autocertificazione del reddito. Riconosce, altresì, il Garante che ragioni di una efficiente organizzazione delle strutture universitarie, unitamente a quelle di previsione di bilancio, rendono opportuno che siano previsti termini di scadenza e modalità particolari per la certificazione dei redditi alle segreterie studenti delle varie Facoltà, ma ciò che appare eccessivo e quindi inaccettabile è la determinazione delle tasse nella misura massima prevista.

Una siffatta determinazione si basa sulla presunzione dell’esistenza di un reddito non rientrante nelle fasce inferiori, così da attribuire l’omessa presentazione della dichiarazione del reddito, alla mancanza di un interesse economico dello studente; appare chiaro che si tratta di una presunzione relativa, cioè valida soltanto fino a prova contraria, quindi da correggere di fronte ad una realtà reddituale del tutto inadeguata.

Se invece se si trattasse di una specie di sanzione, questa risulterebbe eccessivamente punitiva, squilibrata ed ingiusta.

Questo Garante, nei vari casi che gli sono stati segnalati, ha espresso il parere che è giusto che gli studenti osservino i termini e le modalità indicate nel Manifesto degli Studi, dovendo essere rispettate le esigenze organizzative e di previsione di bilancio dell’Università, ed ha ritenuto, in caso di inosservanza, che gli stessi debbano necessariamente essere assoggettati ad una sanzione che sia tale da indennizzare la struttura organizzativa dell’Ateneo dei maggiori oneri in termini di lavoro e di spese derivanti dalle omissioni e dai ritardi. Ma si tratta in questo caso di una specie di “sanzione-indennizzo”, determinata in maniera equa, che comporti, sì, un sacrificio economico per lo studente, per il quale deve valere anche come deterrente, ma sia, allo stesso tempo, ragionevole e proporzionata al danno subito dall’Università. Naturalmente la sanzione non può essere stabilita caso per caso, ma determinata preventivamente e da valere per tutti gli inadempimenti.

Ovviamente, a tal fine, gli uffici addetti (segreterie studenti di ogni Facoltà) devono essere obbligati a ricevere, rilasciandone ricevuta, anche la certificazione tardiva, quali che siano le relative modalità, essendo essa comunque necessaria per la nuova e diversa determinazione dell’entità delle tasse e dei contributi.

Tuttavia vi possono essere casi eccezionali di inosservanza di termini e modalità per caso fortuito o forza maggiore (malattie od altre comprovate gravi cause di impedimento), e in tal caso non è giustificabile alcuna sanzione.

Si rende conto il Garante che possono sorgere problemi sul piano pratico, con riferimento non solo alle previsioni di bilancio ma anche e soprattutto all’esigenza che comunque anche prima della scadenza della seconda rata occorra pur sempre che vi sia una documentazione del reddito per determinare l’importo delle tasse in base al reddito effettivo e compilare il relativo bollettino.

Ritiene il Garante, che l’Università non può non mettere in conto che le previsioni di bilancio possano rivelarsi in qualche misura errate.

Inoltre l’errore può essere ridotto al minimo se gli uffici addetti, in mancanza di autocertificazione dei redditi, tengono conto di quella presentata nell’anno precedente o comunque della fascia applicata in tale anno senza contestazioni.

Ove non esista un precedente di riferimento (iscritti al primo anno), i casi sottoposti all’esame del Garante sono stati così scarsi (uno, due) da far ritenere che non sarà un impegno gravoso quello delle segreterie di avvisare preventivamente, cioè prima della compilazione del bollettino i pochi negligenti della necessità della presentazione dell’autocertificazione. Ovviamente anche agli stessi sarà applicata la sanzione di cui si è detto.

Al limite, proprio perché i casi molti limitati, può anche compilarsi il bollettino con indicazione dell’importo massimo delle tasse, sulla base della presunzione di un reddito superiore al limite delle fasce sottostanti, con la consapevolezza però degli organi dell’Università che alcuni importi possono subire correzione sulla base di un reale eventualmente diverso.

Laureandi e tasse universitarie

Correttamente è previsto che gli studenti che intendono conseguire la laurea entro la sessione di aprile non sono tenuti ad iscriversi e che se non conseguono la laurea lo possano fare entro il mese di maggio.

Poiché l’ipotesi del mancato conseguimento della laurea è prevedibile, è logico che, malgrado la possibilità di ritardare l’iscrizione, devono avere comunque l’obbligo di presentare l’autocertificazione del reddito negli stessi termini previsti per tutti gli studenti e con le medesime modalità.

Ma ciò non è specificato nel Manifesto degli Studi, determinando così equivoci ed incomprensioni.

E’ opportuno che sia pubblicizzato espressamente non solo che anche i laureandi hanno l’obbligo dell’autocertificazione dei redditi, ma soprattutto che le modalità ed i termini siano quelli stessi previsti in generale per tutti gli studenti.

Una eventuale decisione, da parte delle competenti autorità dell’Ateneo di far coincidere i termini per l’autocertificazione con quelli dell’iscrizione, è indifferente, ciò che importa è che gli studenti ne siano messi a conoscenza senza possibilità di equivoci.

Del resto questa esigenza di puntualizzazione è stata già opportunamente sentita, con riferimento agli esclusi dalla borsa di studio. Nel Manifesto relativo all’anno accademico 2003/2004, pagina 12, è infatti precisato con rilevante evidenziazione “che nell’ipotesi di esclusione dalla borsa di studio e qualora lo studente intenda essere collocato in una delle fasce di reddito deve compilare l’autocertificazione on line rispettando i termini e le modalità sopra indicati” (cioè quelle generali previste per tutti gli studenti).

Studenti della Facoltà di Psicologia – Esame di Inglese

E’ previsto come obbligatorio il superamento dell’esame di lingua inglese, ma gli studenti lamentano o la mancanza di appositi corsi o l’organizzazione di questi con numero limitato.

Ritiene il Garante che l’Università debba comunque organizzare i corsi di inglese per tutti per poter pretendere l’obbligatorietà dell’esame relativo. Diversamente si manifesta una precisa violazione dei diritti degli studenti di ottenere tutti i servizi indispensabili ai corsi di laurea.

Biblioteche

Alcuni studenti, specie laureandi, hanno lamentato la chiusura piuttosto prolungata di alcune biblioteche così da incontrare gravi difficoltà nella preparazione della tesi di laurea.

In alcuni casi la causa è stata rinvenuta in forme di agitazione del personale, in altri casi i ritardi sono stati di tipo organizzativo (es. trasferimento della sede della facoltà e quindi anche delle strutture bibliotecarie). In questo caso si sarebbe dovuto evitare di chiudere le sedi delle preesistenti biblioteche prima della riapertura delle nuove per non determinare la sospensione di un servizio cui gli studenti hanno diritto.

Status di studente universitario appartenente a laureando nella sessione di aprile.

Ad un laureando, nella sessione di aprile, in Scienze Politiche, è stata respinta la domanda di partecipazione ad un tirocinio programmato dal Ministero degli Affari Esteri, in quanto ritenuto non legittimato per essere stato esonerato dal pagamento delle tasse universitarie.

Il Garante ritiene che è stata violato un diritto del laureando in quanto questi, pur esonerato dal pagamento delle tasse universitarie (come per tutti coloro che intendono sostenere la tesi nella sessione di aprile) deve essere considerato regolarmente iscritto.

La sessione di laurea nel mese di aprile rientra nell’anno accademico per il quale lo studente ha fatto l’ultima iscrizione, la cui efficacia per i laureandi deve considerarsi necessariamente prorogata fino a tale mese.

Diversamente opinando, ciò che è stata voluta come una forma di agevolazione per lo studente in procinto di conseguire la laurea si risolverebbe in una limitazione dei suoi diritti, che comprendono anche l’aspirazione ad approfondire la propria formazione ed a sperimentare realtà lavorative attraverso tirocini programmati a tale scopo.

Corso di dottorato di ricerca e borsa di studio sovvenzionata da ditta esterna interessata alla ricerca

Il caso sottoposto all’esame di questo Garante ha evidenziato problemi connessi al fatto che siano previste sovvenzioni dall’esterno per borse di studio collegate ai corsi di dottorato (Decreto ministeriale 30 aprile 1999, n. 224).

Ciò comporta che nelle relative convenzioni venga solitamente indicato un tutor del dottorando gradito o voluto dalla ditta e a questa verosimilmente legato da un rapporto di collaborazione. Ne consegue che siffatto tutor, indicato nella convenzione come “tutor della borsa”, venga poi nominato tutor del dottorando dal Collegio dei Docenti, malgrado lo stesso non ne faccia parte, ciò in violazione dell’art. 5. comma 4 lettera a) del Regolamento per l’istituzione ed il funzionamento dei corsi di dottorato di ricerca.

Il Collegio dei Docenti è in tal caso costretto ad affiancare al tutor voluto dalla ditta altro tutor che sia componente del Collegio dei Docenti allo scopo di conformarsi al citato art. 5 del regolamento. Ma il problema è solo formalmente e quindi apparentemente superato, perché il tutor componente del Collegio, aggiunto al primo, solitamente non ha specializzazione nella specifica materia di ricerca oggetto del corso e della convenzione, cosicché la funzione di tutor è, di fatto, esclusivamente svolta da quello voluto dalla ditta che sovvenziona la borsa.

Può verificarsi allora che il “tutor della borsa”, come tale è legato agli interessi della ditta, venga a trovarsi in una situazione non compatibile con le finalità del Corso di dottorato, che ha invece obiettivi formativi e mira all’acquisizione, da parte del dottorando, della competenza necessaria per esercitare attività di ricerca di alta qualificazione.

E’ ovvio che nell’ambito di tale finalità del corso abbia valore fondamentale la preparazione della tesi di dottorato, che è l’atto finale del corso ed alla quale tesi il dottorando è interessato a dedicare le sue maggiori energie intellettuali.

Può tale interesse trovarsi invece in contrasto con richieste del tutor che per la ditta sovvenzionatrice della borsa proponga attività di ricerca su materie diverse da quelle oggetto della tesi del dottorando e non collegabili agli scopi fondamentali del relativo corso.

E’ vero che in base alla convenzione deve essere previsto un determinato programma di ricerca ma, ultimato tale programma, il dottorando deve pur avere il diritto di preparare la propria tesi in coerenza con la ricerca già ultimata e sviluppando e approfondendo (come nella specie sottoposta al sottoscritto) uno o più aspetti della stessa materia già oggetto della ricerca concordata.

E’ inopportuna quindi, oltre che illegittima, quindi la nomina di tutor estranei al Collegio dei Docenti, così come è inopportuno collegare ai corsi di dottorato di ricerca le borse di studio sovvenzionate dall’esterno.

E del resto esistono altri possibili e più appropriati sbocchi per convenzioni di ricerca tra l’Università e le ditte esterne. Non sussiste la necessità cioè di collegare borse di studio sovvenzionate dall’esterno ai corsi di dottorato.

Nella specie, peraltro, il tutor, a causa dei contrasti con il dottorando, dovuti appunto a differenti opinioni sulla scelta della materia di ricerca e naturalmente in merito ai diversi interessi perseguiti, ha, ad un determinato momento, preso l’iniziativa di precludere al dottorando l’accesso agli strumenti tecnici predisposti dall’Università per il corso di dottorato, esasperando la situazione di contrasto al punto che il dottorando si è sentito costretto a chiedere al Collegio dei Docenti la sostituzione del tutor, sia per ovviare alla situazione di stallo creatasi a causa dell’iniziativa del tutor, sia per il palesato timore che, questi contrasti, potessero influenzare le relazioni del tutor stesso sull’attività di ricerca del dottorando.

Bisogna riconoscere che l’iniziativa del tutor è stata arbitraria, oltrechè inopportuna, avendo egli l’obbligo di rivolgersi al Collegio dei Docenti - unico organo competente a decidere se escludere o meno il dottorando dal corso - ed attenderne le decisioni.

Attività di ricerca e titolarità

Il Garante si è dovuto occupare del caso di un docente che, affermando di avere partecipato ad un progetto di ricerca, lamentava che il suo nome era stato invece escluso da un Abstract trasmesso per la partecipazione ad un congresso sulla materia oggetto di quel progetto.

E’ emerso che il progetto di ricerca, organizzato e diretto da altri docenti, era stato affidato a due dottorandi che hanno svolto la relativa attività, per la maggior parte, in un laboratorio cui era afferente il docente che ha presentato ricorso a questo Garante.

Nell’apposito parere questo Garante ha ritenuto che il ricorrente, per il fatto di essere afferente al laboratorio dove si era svolta la ricerca e per essersi sostanzialmente limitato a chiedere le notizie sull’andamento della ricerca, senza avere apportato un vero e proprio contributo scientifico alla ricerca stessa, non aveva diritto di essere ritenuto partecipe del progetto di ricerca. Solo un apporto operativo prettamente scientifico può attribuirne la con titolarità.

Ma è risultato altresì che altri soggetti, anch’essi estranei ad ogni contributo scientifico alla ricerca (tale non potendo essere, per esempio, l’avere indicato ai veri ricercatori le modalità di funzionamento di qualche strumento), sono stati invece menzionati nel su indicato Abstract quali contitolari della ricerca.

E’ stata in sostanza constatata una consuetudine, piuttosto semplicistica ed arbitraria, di attribuire la titolarità di una ricerca e quindi i relativi titoli di merito a soggetti che non ne hanno diritto, e del resto lo stesso docente che ha presentato l’esposto era stato menzionato in un precedente Abstract comunicato per altro Convegno sulla stessa materia, pur trovandosi nella medesima situazione di cui al secondo Abstract e quindi ricevendo un trattamento diverso non spiegabile con ragioni di ordine scientifico.

 

Diversi altri ricorsi sono stati presentati, ma l’importanza della materia è poco rilevante ai fini della presente relazione, ai fini di eventuali suggerimenti o proposte.

Firenze, 8 aprile 2004

IL GARANTE
Dott. Antonino Guttadauro

 
Inserito il 10/11/2004
 
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