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intestazione bollettino Anno VI, n. 4 - Aprile 2007 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5223 del 4.12.2002

Relazione del Garante, 5 marzo 2007

Relazione annuale del Garante, ex articolo 9 del relativo Regolamento di Ateneo, sull'attività svolta nell'anno 2006.

Sono pervenute n. 98 istanze e ne sono state definite 83.

I problemi sollevati sono analoghi a quelli degli anni precedenti. Prevalgono quelli in materia di tasse e contributi. Di un certo rilievo sono anche quelli che riguardano gli appelli di esami e le sessioni di laurea, i disagi degli studenti lavoratori, la funzionalità e l’efficienza dei servizi di segreteria. Problemi di tutela di diritti sono stati segnalati sia da studenti che da docenti e ricercatori.

Tasse e contributi

A seguito dei pareri espressi negli anni precedenti dal Garante, sono state prese dai competenti organi dell’Ateneo due importanti decisioni che hanno apportato innovazioni al Manifesto degli Studi di questo anno accademico 2006/2007.

Una riguarda l’importo delle tasse e dei contributi a carico degli studenti che si iscrivono a corsi di laurea per il conseguimento di una seconda laurea.

In precedenza tale importo era fissato nella misura massima prevista, ma con le nuove disposizioni l’entità del reddito dello studente è invece l’elemento fondamentale di riferimento. È stata eliminata così qualsiasi differenza, sotto il profilo delle tasse, tra immatricolazioni per una prima laurea ed immatricolazioni per una seconda laurea.

A tale proposito, alcuni studenti hanno fatto richiesta di rimborso della maggiore somma pagata in base alla precedente disposizione. Altri studenti hanno segnalato di essere stati indotti comunque a sottoscrivere un impegno a pagare le tasse nell’importo massimo, pena la non ammissione all’esame di laurea. Altri studenti che si sono limitati a versare l’importo tasse corrispondente all’entità dei loro redditi hanno segnalato che a causa di ciò è stato loro rifiutato il rilascio del diploma o certificato di laurea.

A giustificazione di siffatto comportamento la segreteria e gli uffici di competenza hanno fatto presente agli studenti che le nuove regole valgono dal momento della loro entrata in vigore con Manifesto degli studi 2006/2007, con esclusione di effetti retroattivi. Il che è vero in linea di principio, ma non può valere ovviamente per coloro che avendo presentato i loro esposti specificamente al fine di ottenere l’adeguamento delle tasse e dei contributi al loro reddito, avevano determinato, appunto, la delibera della nuova disposizione.

Risulta che il Magnifico Rettore, condividendo siffatta impostazione, ha fatto sollecito agli uffici competenti di adeguarsi al parere del Garante.

L’altra modifica riguarda i contributi di laboratorio nel corso di studio di Cultura e Stilismo della Moda che venivano fatti pagare anche ai fuori corso.

Rilevato che i contributi aggiuntivi previsti per determinati corsi di laurea hanno giustificazione se rapportati agli anni previsti per la durata regolare dei corsi e all’effettivo utilizzo dei laboratori, come si deduce dal Regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica, 27 luglio 1997, n. 306 (“il pagamento dei contributi attiene ai servizi che l’Università offre agli studenti che obbligatoriamente ne debbano usufruire”), l’Università ha aderito al parere del Garante disponendo che i fuori corso di Cultura e Stilismo della Moda sono esentati dal pagamento dei contributi di laboratorio.

Ma anche in questo caso risulta che sia stato imposto agli studenti fuori corso il pagamento dei contributi o la sottoscrizione dell’impegno a versarli, pena, anche qui, la non ammissione all’esame di laurea o il rifiuto del rilascio del diploma o certificato di laurea.

Ritiene il Garante che, come per il caso precedente, gli studenti che si erano rivolti al Garante e, ottenendone parere favorevole, hanno determinato la delibera di esenzione dal pagamento dei contributi aggiuntivi, non dovevano essere obbligati a versarli o, se li hanno versati, hanno diritto al rimborso.

Con riguardo ai contributi aggiuntivi relativi al corso di Cultura e Stilismo della Moda, è stato sottoposto al parere del Garante anche il problema della loro utilizzazione e cioè, in particolare, se essi possano essere utilizzati anche per assumere e stipendiare personale esterno per gli uffici di segreteria.

La questione è rilevante, in quanto il modo di utilizzare i contributi influisce sulla determinazione del loro importo a carico degli studenti.

Il Garante ritiene che non possa gravare sugli studenti il peso economico per il personale di segreteria, neppure nei casi come quello in esame in cui l’attività formativa sia per la massima parte impostata sulle esperienze di laboratorio.

Gli uffici di segreteria svolgono attività di carattere amministrativo e burocratico, anche se, come in questo caso, per la prevalenza formativa dell’attività di laboratorio, essa possa essere riferibile ad esigenze connesse al servizio di laboratorio (vedi invio avvisi di convocazione a docenti, tenuta e catalogazione di corrispondenza per acquisto o manutenzione di strumenti o materiale di laboratorio, conservazione di fatture e simili).

I contributi sono giustificabili per l’acquisto degli strumenti di laboratorio e del relativo materiale, per la loro manutenzione e gestione, per ogni attività che abbia una specificità tecnica e formativa tipica dell’attività di laboratorio (insegnamento). Quella dei soggetti che risultano stipendiati con i contributi altro non è che attività di amministrazione analoga a quella delle segreterie di qualsiasi altra Facoltà.

Sono sorti problemi anche in merito ai “coefficienti di equivalenza sulla base della consistenza del nucleo familiare”, in quanto essi influiscono sulla determinazione della entità delle tasse e dei contributi. I casi segnalati riguardano soprattutto studenti autonomi, i quali lamentano che a causa dei “coefficienti nella scala di equivalenza differenziate” hanno dovuto versare tasse e contributi di importo pressoché doppio rispetto al loro reddito effettivo.

Alcuni hanno chiesto addirittura la modifica dei coefficienti. Altri hanno soprattutto lamentato che i coefficienti nella scala di equivalenza differenziati, così come indicati nel Manifesto degli Studi, non consentono agli studenti di calcolare preventivamente il peso economico che l’immatricolazione comporta, così che alcuni, negativamente sorpresi dall’importo di una seconda rata superiore alle loro possibilità, hanno dovuto abbandonare gli studi, avanzando poi richiesta di rimborso della prima rata già versata.

Ovviamente i parametri di equivalenza non sono suscettibili di modifica da parte dell’Università. È l’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica, 25 luglio 1997, n. 306 che stabilisce che le Università graduano l’importo dei contributi in relazione alla condizione economica sulla base della natura e dell’ammontare del reddito e del patrimonio, nonché dell’ampiezza del nucleo familiare. Il decreto legislativo, 31 marzo 1998, n. 109 rinvia poi al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 30 aprile 1997, che all’articolo 3 prevede i parametri per i nuclei familiari convenzionali di diversa composizione sulla base di una scala di equivalenza.

I cosiddetti coefficienti differenziati hanno inoltre una giustificazione logica, considerato che il reddito di un nucleo familiare costituito da un solo componente (studente autonomo) ha una maggiore capacità contributiva rispetto ad un identico reddito di un nucleo familiare con più componenti.

È invece non privo di fondamento il rilievo circa la difficoltà, per lo studente autonomo, che intende avviarsi agli studi universitari, di calcolare anche soltanto in modo approssimativo quale sarà l’effettivo peso economico da affrontare, così da poter valutare di essere in grado o meno di farsene carico.

Occorre in sostanza che nel Manifesto degli Studi sia esattamente indicato l’importo delle tasse e dei contributi cui vanno incontro gli studenti autonomi, predisponendo anche per essi non soltanto la tabella dei coefficienti ma anche quella che specifica le varie fasce per l’intero anno accademico. La mancanza di chiarezza a riguardo, comporta il rischio che lo studente venga a trovarsi in una situazione imprevista di impossibilità economica di proseguire gli studi, cosicché, in conseguenza di un vizio di informazioni, possa ritenersi legittimato a pretendere la restituzione di quanto già versato.

Altri casi di richiesta di rimborso delle tasse e dei contributi versati sono riferibili ai ritardi con cui a volte vengono prese determinate delibere.

Studenti iscritti a corsi di laurea specialistica hanno ottenuto soltanto dopo oltre un anno dall’iscrizione il riconoscimento degli esami e della laurea di un corso precedente e l’indicazione dei crediti riconosciuti e di quelli mancanti, anche ai fini della presentazione del piano di studi.

Il ritardo ha impedito agli studenti di sostenere gli esami.

La richiesta del rimborso delle tasse e dei contributi è in tal caso giustificabile. Infatti il ritardo con cui è intervenuta la delibera del Consiglio del Corso di laurea ha impedito allo studente di fruire dei servizi dell’Università.

È opportuno a questo proposito segnalare che non pochi ritardi o omissioni sono legati anche a problemi inerenti l’efficienza dei servizi di segreteria.

Questo Garante ha avuto modo più volte di evidenziare che alcuni uffici di segreteria (quelli di corsi maggiormente affollati di studenti) si trovano in grave disagio per insufficienza di organico. A causa di ciò si è anche verificato che alcuni studenti hanno dovuto saltare la sessione di laurea nella quale avrebbero voluto discutere la tesi, non essendo stata la segreteria in grado di verificarne il curriculum, altri hanno subito la sospensione della borsa di studio a causa di ritardi nella registrazione degli esami sostenuti.

È superfluo a questo punto (anche perché già nel decorso anno il problema è stato affrontato) rilevare l’urgenza della soluzione dei problemi di segreteria per rendere normale la gestione dei corsi di studio anche e soprattutto a tutela dei diritti degli studenti.

Un problema in qualche modo connesso a quello di cui sopra, influendo sugli oneri economici a carico degli studenti, è quello che alcuni di loro hanno esposto in materia di applicazione della tassa di bollo sulle istanze, sulle certificazioni e simili.

Le segreterie dell’Università hanno richiesto l’apposizione del bollo attenendosi alla disposizione 13 giugno 2005 della Direzione Servizi alla Didattica, che, basandosi sulla circolare 29/2005 dell’Agenzia delle Entrate, ha stabilito che “i certificati, gli atti, gli estratti, comprese le copie conformi all’originale rilasciati dall’Università sono soggetti all’imposta di bollo fin dall’origine, nonché sono soggetti all’imposta di bollo le istanze presentate dagli studenti per l’iscrizione ai vari corsi di laurea e domande per restituzione del diploma di studi superiori a seguito di decadenza dalla qualità di studente”.

Quanto sopra in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica, 26 ottobre 1973, n. 642 e relativa tariffa annessa.

Va rilevato però che nella tabella (allegato B) del citato decreto, avente ad oggetto “atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto” si rinvengono casi di esenzione riferibili anche a certificazioni rilasciate dall’Università. Occorre che da parte delle segreterie sia verificato quali materie sono indicate nella tabella, all. b del citato decreto presidenziale per le quali è prevista l’esenzione dal bollo. Per tali materie alle quali è finalizzato l’uso delle istanze e delle certificazioni, le quali ne costituiscono altresì il necessario presupposto si applica l’esenzione dall’imposta di bollo.

Tra queste materie si rinviene, ad esempio, quella relativa agli assegni familiari in merito ai quali è stato sollevato il problema sottoposto all’esame del Garante, risolto in maniera favorevole all’esponente.

Studenti lavoratori

Nella relazione del precedente anno si evidenziava la necessità di iniziative concrete volte a rendere compatibile l’obbligo della frequenza dei corsi di laurea con gli impegni di lavoro degli studenti.

Alcuni studenti lavoratori anche in questo anno accademico si sono rivolti al Garante esponendo che il disagio perdura, non essendo stata presa alcuna concreta iniziativa per garantire loro il diritto allo studio, diritto leso dalla impossibilità di conciliare appunto i loro impegni di lavoro con l’obbligo di frequenza.

Il Garante ribadisce quanto segnalato nella precedente relazione, e cioè che, pur non potendosi ignorare le difficoltà che l’Università incontra sotto il profilo economico e organizzativo (vedi sovvenzioni, disponibilità di docenti, esigenza di un numero minimo di studenti lavoratori per ogni Facoltà), ritiene sia indispensabile comunque un forte impegno per rendere attuabili quelle norme (articolo 12, legge, 2 dicembre 1991, n. 309 e articolo 11, comma 7, lett. h) del Regolamento (adottato con decreto ministeriale 509/1999), che, per garantire il diritto allo studio di tutti i cittadini, compresi quelli in situazione di maggiore disagio a quelli impegnati nel mondo del lavoro, stabiliscono che le Università “promuovono corsi per studenti lavoratori” e che “per gli studenti non impegnati a tempo pieno vengano introdotte apposite modalità organizzative delle attività formative”.

Nel sito web sono fornite informazioni anche concernenti le attività integrative per studenti lavoratori ed è specificato che sono previsti programmi alternativi da concordare con i docenti. Si tratta dell’offerta di una soluzione (la presa di contatto con i docenti e la ricerca di un accordo con gli stessi) che si è dimostrata di non agevole praticabilità. Da qui il richiamo al forte impegno in più efficaci iniziative di cui sopra si è fatto cenno.

Richiesta di immatricolazione a nuovo corso di laurea da parte di laureando in altro corso

Nella relazione relativa all’anno 2005 era stato segnalato che andava risolto favorevolmente per lo studente la possibilità che egli ottenesse l’immatricolazione ad un nuovo corso di laurea, anche se programmato, nel caso in cui i termini di scadenza per l’immatricolazione siano fissati in data che precede quella della sessione di laurea relativa ad altro corso che lo studente è in procinto di ultimare.

Anche nel corso del 2006 altri laureandi hanno lamentato che le segreterie studenti hanno rifiutato la loro iscrizione ad un nuovo corso di laurea, stante il disposto dell’articolo 142 del T.U. approvato con R.D. 31 agosto 1933, n. 1532 che prevede il divieto di contemporanea iscrizione a due o più corsi di laurea.

Se ne deve dedurre che non ha avuto seguito, all’atto pratico, il precedente parere del Garante. Il che, sotto il profilo teorico, non deve sorprendere, dal momento che quello del Garante è un parere non vincolante, talché difficoltà di ordine pratico e organizzativo e perfino l’ipotesi di non condivisione del parere stesso possono avere impedito o consigliato la non attuazione di quanto già dal Garante suggerito.

Qui si vuole rilevare soltanto che nella precedente relazione il Garante aveva suggerito che nel Regolamento istitutivo di questa figura fosse previsto un termine ragionevole (un mese) entro il quale l’Amministrazione dovesse comunicare al Garante le iniziative prese con riferimento ai pareri da questi espressi e, se del caso, indicare le ragioni che non hanno consentito o anche solo consigliato di non prendere alcuna iniziativa, ovvero dilazionarla.

Tale riforma viene ancora oggi sollecitata perché ciò corrisponde all’esigenza, da un lato di una efficace ed utile collaborazione tra il Garante e gli uffici responsabili dell’Università, dall’altro, a consentire al Garante sia di conoscere in via ufficiale le ragioni che non hanno consentito all’Amministrazione di adeguarsi al suo parere, sia di essere in grado di fornire le dovute spiegazioni agli studenti nei confronti dei quali il parere era stato espresso.

È stato sollevato anche il problema relativo alla possibilità di iscrizione ad un corso di laurea a numero programmato anche da parte di chi non aveva fatto domanda per partecipare al test di selezione, ovviamente nell’ipotesi in cui il test di selezione non è stato necessario perché il numero dei candidati era inferiore al numero programmato.

È parere del Garante che siano ingiustificate le preclusione che in una situazione siffatta sono state opposte agli studenti. Non si ravvisa una ragione valida che possa spiegare un interesse dell’Università a negare quelle iscrizioni dal momento che questo interesse dovrebbe invece essere rivolto all’esigenza di completare il numero programmato.

Inoltre, sul piano formale, è da osservare che l’esigenza della prova di selezione è legata soprattutto alla capacità ricettiva della struttura didattica, per cui è da ritenere, fino alla concorrenza del numero programmato, che tale capacità sia stata già positivamente valutata unitamente al giudizio favorevole circa la possibilità pratica degli sbocchi professionali.

Docenti o ricercatori medici e biologi. Afferenza assistenziale

Un professore medico universitario si è rivolto al Garante lamentando di essere da vari mesi in attesa dell’attribuzione delle funzioni assistenziali e che ai suoi solleciti era stato risposto che il ritardo era dovuto a temporanee esigenze di riorganizzazione di settori diversi e di integrazione di organici.

Il Garante ha già in altri casi espresso il proprio parere in merito a tale problema, rilevando che è innegabile che la mancata attribuzione dell’afferenza assistenziale, pur se spiegata da fattori contingenti, lede comunque un diritto del docente medico in considerazione dell’inscindibilità della attività di assistenza da quella di docenza e ricerca.

Uno dei casi in cui era stato violato il diritto all’afferenza assistenziale era stato segnalato anche nella relazione dell’anno che precede. Si tratta di una docente, già dirigente di una unità operativa di una azienda ospedaliero-universitaria, nei cui confronti era stata applicata la disciplina prevista nell’articolo 15 nonies del decreto legislativo 502/92, concernente l’attribuzione di specifiche attività assistenziali correlate all’attività didattica e di ricerca a medici universitari che per limiti di età cessano dall’attività assistenziale ordinaria e di direzione.

Il soggetto si era rivolto al Garante lamentando non solo la mancata attribuzione dell’afferenza assistenziale ma altresì di avere subito limitazioni, ostacoli e addirittura divieti che avevano rappresentato un impedimento all’effettivo esercizio delle funzioni attribuitegli, sia sotto il profilo della attività assistenziale, sia sotto il profilo dell’attività didattica e di ricerca.

Il Garante aveva espresso il proprio parere rilevando che effettivamente erano state prese, nell’ambito della struttura in cui il docente avrebbe dovuto operare, iniziative che avevano impedito e comunque gravemente influito in senso negativo sulle indicate attività, in violazione del diritto del docente medico al rispetto della sua libertà di insegnamento e ricerca, come garantita dallo Statuto dell’Università, nonché del suo diritto all’attività assistenziale che è il presupposto irrinunciabile della ricerca e della didattica. Aveva, di conseguenza, il Garante, sollecitato gli organi competenti o comunque coinvolti nella vicenda a prendere le dovute iniziative per garantire al docente una normale attività didattica e di ricerca e soprattutto quella attività di assistenza, nell’ambito della struttura operativa di appartenenza, non solo inscindibile dalla docenza e dalla didattica ma anche utile all’azienda e ai pazienti dall’azienda stessa assistiti.

Anche il Magnifico Rettore, a seguito del parere del Garante, aveva sollecitato gli organi dell’azienda ospedaliera universitaria ad operare perché fosse consentito al docente l’espletamento regolare dell’attività cui aveva diritto.

Ebbene, l’interessato, in tutto questo anno decorso dalla data del parere ad oggi, ha ripetutamente segnalato al Garante che presso l’azienda nulla è cambiato nei suoi confronti e che continua l’opera di boicottaggio a suo danno. Addirittura ha segnalato che ad alcuni pazienti già da lei assistiti e che ritornano in ospedale per incontrarla, alcuni del personale comunicano che la professoressa non fa più parte di quella unità operativa.

Persiste dunque una volontà di emarginazione incompatibile con quanto espresso nel parere del Garante, e ciò è francamente incomprensibile al punto di mettere il Garante nelle condizioni di doversi domandare, almeno con riferimento ad alcuni casi, se la sua funzione abbia una valida giustificazione.

In proposito, se è doveroso segnalare che nel corso degli anni la maggior parte dei pareri del Garante ha avuto un seguito positivo, tanto che, come si è visto sono state apportate via via innovazioni e modifiche nel Manifesto degli Studi dei vari anni accademici, è altrettanto doveroso constatare che le maggiori difficoltà di attuazione i pareri del Garante incontrano allorché nelle vicende oggetto delle sue risoluzioni sono coinvolte strutture gerarchicamente organizzate (vedi Dipartimenti, Sezioni, SOD, DAI e simili), in cui i pur legittimi poteri decisionali, organizzativi e di direzione sembrano mal tollerare suggerimenti, proposte e rilievi, come a trattarsi di inopportune interferenze.

Il Garante auspica che un più incisivo spirito di collaborazione porti ad una ragionevole soluzione del problema.

Altro caso che ha coinvolto strutture con poteri decisionali, organizzativi e di direzione ha riguardato una biologa che, avendo superato con altri sette colleghi, un concorso per ricercatore confermato riservato alla categoria dei tecnici laureati, si è vista privare dell’afferenza assistenziale di cui già godeva quale tecnico laureato. Non solo, ma la medesima, è stata posta in gravi difficoltà nello svolgimento della propria attività di ricerca per mancata collocazione sia nella sezione dipartimentale prescelta che in qualsiasi altra sezione del Dipartimento. Si tratta di una situazione originata da un diffuso clima di ostilità che il soggetto incontra nell’ambito del suo Dipartimento. È tuttavia innegabile che nella specie sia da ravvisare una ipotesi di discriminazione in contrasto con il dovere di imparzialità previsto dall’articolo 10 dello Statuto e confermato dall’articolo 2 del Regolamento istitutivo della figura del Garante. Infatti su otto ex tecnici laureati selezionati e ritenuti in possesso di tutti i requisiti per partecipare al concorso per ricercatore confermato ad essi riservato, soltanto ad uno di essi (il soggetto che si è rivolto al Garante) è stata negata la riconferma della afferenza assistenziale presso la SOD nell’ambito della quale già operava e la ricollocazione, ai fini della docenza e della ricerca, nella sezione di provenienza. Non solo, ma ancora ben dopo due anni dal concorso non ha trovato collocazione in nessuna sezione del Dipartimento né ha ottenuto la disponibilità di un modulo stabilmente accessibile per poter svolgere con regolarità l’attività di laboratorio e di ricerca.

In siffatta situazione sono gli organi di Facoltà (Consiglio di Facoltà) e quelli di direzione del Dipartimento a dover considerare che devono comunque essere create le condizioni per una regolare attività di assistenza e di ricerca per il soggetto di cui trattasi, pur tenendo presente gli interessi e le esigenze organizzative dell’Azienda e del Dipartimento, ma al tempo stesso evitando che a prevalere siano situazioni di ostilità o conflittualità tra colleghi.

IL GARANTE
Antonino Guttadauro

 
Inserito il 13/04/2007
 
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