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intestazione bollettino Anno V, n. 5 - Maggio 2006 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5223 del 4.12.2002

Relazione del Garante, 2 marzo 2006

Relazione annuale del Garante, ex art. 9 del relativo Regolamento di Ateneo, sull’attività svolta nell’anno 2005.

 

Sono pervenute n. 82 istanze dal 1° gennaio al 31 dicembre 2005.

Sono stati emessi, nello stesso periodo, n. 97 pareri, di cui n. 24 relativi ad istanze pendenti alla fine dell’anno precedente.

Per la maggior parte si è trattato di istanze presentate da studenti.

Pochi i problemi sollevati da docenti e ricercatori. A questo proposito è da rilevare che vi sono indizi da cui si può dedurre che non sia sufficientemente diffusa la conoscenza dell’esistenza della figura del Garante.

Anche tra gli studenti si avverte il disagio di una insufficiente pubblicizzazione.

Già, il Garante, in apposita nota, ha segnalato che manca un qualsiasi riferimento alla figura del Garante nella “Guida dell’Ateneo Fiorentino”, che pure è lo strumento più seguito per l’orientamento degli studenti.

Sembra opportuno suggerire l’adozione di strumenti più capillari di pubblicizzazione.

Tra le questioni sollevate da coloro che si sono rivolti al Garante sono prevalenti quelle relative alle tasse e al funzionamento della struttura universitaria; questa, sia con riferimento agli organi accademici sia con riferimento agli uffici di segreteria.

Questa relazione non tratterà degli esposti ritenuti infondati. Per gli altri si limiterà, con accenni di motivazione tratti dai relativi pareri emessi, a quelli che appaiono di maggiore interesse sia ai fini della tutela specifica e immediata dei diritti degli interessati, sia ai fini dell’esigenza di modifica di alcuni aspetti della struttura e del funzionamento degli organismi dell’Ateneo.

 

Tasse, contributi, diritti di mora, oneri amministrativi.

 

In merito agli oneri amministrativi per omessa o ritardata autocertificazione del reddito, ritiene il Garante che sia opportuna la riduzione del relativo importo. Gli studenti, soprattutto quelli nelle fasce più basse di reddito, hanno trovato difficoltà a far fronte all’onere, che è apparso non proporzionato all’importo delle tasse e dei contributi.

Si ritiene che l’importo di tali oneri possa essere ridotto a 100 € (cento euro).

Per quanto riguarda invece l’onere amministrativo legato alla falsa autocertificazione o alla omessa modifica della stessa in presenza di un aumento del reddito, l’importo attuale appare giustificabile.

 

Alcuni esposti hanno riguardato i corsi di specializzazione per gli studenti che si sono immatricolati in date precedenti all’anno accademico 2001/2002. Agli stessi è stato richiesto il pagamento delle tasse in misura massima, essendo stato ritenuto a loro non applicabile il D.P.C.M. del 9 aprile 2001.

Ritiene il Garante che nella specie vi è stata una erronea interpretazione del citato decreto nella parte in cui è precisato che esso ha effetto dall’anno 2001/2002. L’espressione usata nella norma vuol significare soltanto che essa non è applicabile “a partire” dall’anno accademico 2001/2002, mentre è pacifico che da siffatta data essa ha effetto nei confronti di tutti, indipendentemente dalla data di immatricolazione. L’unica limitazione è quella della mancanza di un effetto retroattivo, il che, del resto, salvo eccezioni esplicitamente previste dalla stessa norma, corrisponde ad un principio di ordine generale.

 

Uno studente comunitario ha lamentato che non gli è stato riconosciuto di avere sostenuto nell’anno accademico 2003/2004 gli esami indispensabili per rientrare nella categoria degli esoneri come prevede la sez. 7 punto 6 del Manifesto degli Studi. Egli aveva sostenuto un esame il 19 dicembre 2003 e un altro esame il 29 marzo 2004.

Ha ritenuto il Garante che, dovendosi fare riferimento all’anno accademico e non all’anno solare, lo studente aveva osservato le condizioni necessarie per ottenere l’esonero dalle tasse.

 

Secondo quanto risulta dal Manifesto degli Studi a.a. 2005/2006, gli studenti in possesso di laurea che intendono iscriversi ad altro corso di laurea sono tenuti a pagare tasse e contributi nella misura massima.

Ritiene il Garante che ciò appare in contrasto con l’art. 3 del D.P.R. 25 luglio 1997 che stabilisce che “le Università graduano l’importo dei contributi universitari secondo criteri di equità e solidarietà in relazione alle condizioni economiche degli iscritti, utilizzando metodologie adeguate a garantire effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata condizione economica”. Se ne ha sostanziale conferma nel D.P.C.M. 9 aprile 2001 emanato ai sensi dell’art. 4 della legge 2 dicembre 1991 n. 390, che, all’art. 4, richiamando gli artt. 3 e 34 della Costituzione, ha come finalità quella di “rimuovere” gli ostacoli di ordine economico e sociale che, di fatto, limitano l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso all’istruzione superiore e “consentire” ai capaci e ai meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti negli studi.

 

Altro problema è stato sollevato in merito all’importo del diritto di mora da pagare nel caso in cui non siano state pagate le tasse nell’anno precedente. È stato preteso che fossero pagati due distinti diritti di mora evidentemente riferibili a due diverse scadenze delle rate previste.

Ritiene il Garante che l’obbligo del pagamento della tassa relativa all’anno precedente, come previsto dall’art. 26 R.D. n. 1269/38, quale condizione per l’iscrizione all’anno successivo, non può comportare un doppio aggravio per diritti di mora. Le tasse relative all’anno precedente non hanno distinti termini di scadenza nel corso dell’anno successivo. D’altra parte la previsione del pagamento delle tasse universitarie in due rate è dovuta principalmente a ragioni di opportunità organizzativa.

 

Studenti laureandi fuori corso del corso di laurea in Cultura e Stilismo della Moda hanno lamentato di essere stati richiesti del pagamento di un contributo aggiuntivo stabilito per l’uso dei laboratori pur non usufruendo né di laboratori né di materiali messi a disposizione dell’Università, essendo essi fuori corso e già muniti di tutte le attestazioni di frequenza ai corsi e ai laboratori.

Il parere del Garante è stato favorevole agli studenti, in quanto i contributi aggiuntivi hanno giustificazione se rapportati agli anni di durata del corso di laurea e al conseguente utilizzo effettivo dei laboratori e di quant’altro sia posto a fondamento del contributo. Dall’art. 2 del Regolamento in materia di contributi universitari (D.P.R. 25 luglio 1997 n. 306) si deduce che in effetti il pagamento dei contributi è legato alla fruizione dei servizi resi dall’Università, per cui, cessata la fruizione dei servizi, deve ritenersi cessato anche l’obbligo di pagare il relativo contributo.

 

Considerazioni relative al funzionamento della struttura universitaria con riferimento agli organi accademici e agli uffici di segreteria.

 

Si segnala l’esposto di numerosi studenti di Psicologia, che hanno lamentato una eccessiva difficoltà dell’esame di inglese, la mancanza di colloquio con il docente di riferimento, il diniego del consenso a prendere visione del documento contenente la prova sostenuta.

Quanto alla prima questione, il Garante ha rilevato che egli non può intervenire in materia attinente ai criteri di scelta, modalità e valutazione delle prove di esame, essendo ciò di competenza e responsabilità esclusiva dei docenti.

Rientra invece nella materia dei diritti degli studenti quella relativa ai colloqui con i docenti, almeno nei giorni all’uopo fissati.

Il docente che vi si sottrae viene meno ad un preciso dovere.

Infine non vi sono ragioni perché non sia consentito agli studenti di prendere visione della prova sostenuta.

Il colloquio col docente, da un lato, e la visione del documento della prova, dall’altro, costituiscono, peraltro, elementi utili per una riflessione adeguata sulle eventuali carenze in cui gli studenti sono incorsi e contribuiranno a programmare un approccio più consapevole agli studi per migliorare conoscenza e profitto.

 

Uno studente che ha ottenuto il trasferimento a Firenze da altra Università (la relativa delibera è stata adottata nel mese di febbraio 2005) è stato richiesto del pagamento dell’onere amministrativo di 200 euro per omessa presentazione dell’autocertificazione del reddito nei termini previsti dal Manifesto degli Studi.

Nella fattispecie il Garante ha ritenuto la necessità di prevedere nel Manifesto degli Studi un termine entro il quale lo studente in trasferimento da altra Università sia tenuto all’autocertificazione del reddito. Nel Manifesto attuale è previsto soltanto che lo studente è tenuto a formalizzare l’iscrizione entro dieci giorni dalla comunicazione della segreteria studenti circa l’esito del richiesto trasferimento. Nulla è specificato circa le modalità e i termini relativi all’autocertificazione dei redditi. Il termine per l’autocertificazione, a parere del Garante, dovrebbe coincidere con quello fissato per la formalizzazione dell’iscrizione.

 

Sempre in tema di trasferimenti da altra Università, è stato segnalato un caso di ritardo nella comunicazione della delibera di accettazione. La delibera era del 17 novembre 2004 e la comunicazione all’interessato è stata fatta il 25 gennaio 2006. Sono conseguiti effetti negativi e in particolare la mancata fruizione dei servizi offerti dall’Università.

Lo studente ha chiesto di non pagare tasse contributi per i due mesi di mancata fruizione dei servizi.

Il problema, nella fattispecie, più che sull’onere relativo ai servizi offerti dall’Università (si tratta, peraltro di un periodo molto limitato) si pone con riferimento al ritardo con cui la delibera di accettazione è stata comunicata.

In merito, le segreterie lamentano carenza di personale, ma è indubbio che l’Università debba prendere iniziative per porre rimedio ad ogni fenomeno di disservizio, quali che siano le cause.

 

Studente del corso di laurea in Scienze Infermieristiche segnalava che egli aspirava ad iscriversi al corso di laurea in Medicina e Chirurgia e a tal fine intendeva sostenere il test di ammissione. Lamentava però che non essendo prevista la sessione estiva per sostenere la tesi di laurea nel corso triennale di Scienze Infermieristiche, egli, anche in caso di superamento del test, non avrebbe potuto iscriversi alla nuova Facoltà perché, in conseguenza del disposto di cui all’art. 142 del T.U. di cui al R.D. 31 agosto 1933, n. 1592, avrebbe trovato l’ostacolo del divieto di iscrizione contemporanea a più corsi di laurea. Nel caso specifico, essendo la Facoltà di Medicina e Chirurgia a numero programmato, egli avrebbe dovuto osservare l’obbligo dell’iscrizione a pochi giorni dal test per non essere considerato rinunciante.

Ci si trova di fronte ad una di quelle situazioni che concretizzano la lesione del diritto dello studente ad un normale e continuativo iter degli studi, in quanto, non potendo conseguire la laurea prima del mese di novembre (una delle due date fissate dal Ministero per le lauree professionalizzanti; l’altra data in genere cade nei mesi di marzo/aprile), egli è costretto a ritardare di un anno l’iscrizione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia.

È auspicabile che sia presa in considerazione, da parte delle Autorità Accademiche, l’opportunità di concordare con il Ministero che le sessioni di laurea nei corsi di laurea professionalizzanti coincidano con quelle di tutti gli altri corsi universitari, così da evitare il pregiudizio che gli studenti subiscono con l’attuale sistema.

Del resto si tratterebbe soltanto di distinguere tra esami di Stato coincidenti con la laurea conclusiva del corso di laurea ed esami di Stato abilitativi post-lauream.

 

Sempre in tema di esami di Stato, soggetti che hanno partecipato a quello abilitante alla professione di Architetto Junior, hanno avanzato lamentele varie, tra cui, principalmente, quella che, a differenza di altri partecipanti, non hanno potuto utilizzare alcun manuale in quanto in segreteria era stato loro detto che potevano portare soltanto materiale per disegnare e viveri.

La segreteria aveva dato ovviamente informazioni su fatti di cui non era a conoscenza. Infatti è stata la Commissione di esame a prendere le relative decisioni la mattina stessa della prova, selezionando ed autorizzando la consultazione di manuali che alcuni concorrenti più previdenti avevano portato con sé.

Orbene, a prescindere da ogni valutazione circa la legittimità o meno di consentire, nel silenzio della legge, la consultazione di uno o più manuali, sarebbe stato comunque necessario garantire che tutti i partecipanti fossero messi tempestivamente in condizioni di conoscere, attraverso i mezzi appropriati e ufficiali di informazione, se e quali strumenti essi avrebbero potuto utilizzare durante la prova. A tal fine era necessario che la Commissione di esame adottasse la relativa delibera con adeguato anticipo e che di essa fosse dato ufficiale comunicazione ai concorrenti.

 

Studente decaduto dal suo “status di studente” a seguito del decorso di otto anni consecutivi senza avere sostenuto esami, ha lamentato di non essere stato a conoscenza della norma che prevede la decadenza e di non essere stato avvertito del provvedimento che sarebbe stato emesso nei suoi confronti.

La decadenza è una conseguenza oggettiva del decorso del tempo e si giustifica per il fatto che è fondamentale una continua valutazione della formazione culturale dello studente. Ciò si può controllare attraverso gli esami.

Non è prevista nessuna comunicazione e quindi non si possono ravvisare responsabilità a carico di uffici ed organi dell’Università.

Tuttavia sarebbe opportuno che nel Manifesto degli Studi fosse evidenziato il dato della decadenza e se ne desse contezza anche nella guida degli studenti.

 

Una particolare questione è stata sollevata in materia di corsi di laurea con obbligo di frequenza e alle difficoltà incontrate dagli studenti lavoratori.

Si tratta di un problema delicato perché, da un lato non può essere trascurata la categoria degli studenti lavoratori che non possono essere considerati come studenti a tempo pieno, dall’altro occorre conciliare l’esigenza di tutelare tale categoria di studenti con gli aspetti organizzativi e con le difficoltà in cui le Università si trovano ad operare sia sotto il profilo finanziario sia sotto il profilo della disponibilità del personale docente.

Deve tuttavia rilevarsi che tutta la legislazione in materia, a cominciare dalla Carta Costituzionale, è volta ad agevolare l’attuazione del diritto allo studio di tutti gli studenti, anche e soprattutto dei meno abbienti e di quelli impegnati a tempo pieno o parziale in ogni attività lavorativa. L’art. 11, comma 7, lett. h, del Regolamento adottato con D.M. n. 509 del 1999 stabilisce che per gli studenti non impegnati a tempo pieno vanno introdotte apposite modalità organizzative delle attività formative.

L’art. 12 della legge 2 dicembre 1991 n. 390 precisa che le Università promuovono corsi per gli studenti lavoratori. Il successivo art. 14 stabilisce che i Consigli della struttura didattica possono prevedere l’attivazione di corsi intensivi al fine di consentire agli studenti che si trovano in situazioni di disagio una più efficace fruizione dell’offerta formativa.

Peraltro, in alcuni Regolamenti didattici dei corsi di laurea (vedi, ad esempio, quello del corso di laurea specialistica in Psicologia Clinica) si stabilisce che possono essere attivati corsi di recupero e corsi serali per gli studenti impegnati in attività lavorative.

È parere del Garante pertanto che debbano essere prese iniziative concrete per rendere compatibile l’obbligo di frequenza con gli impegni di lavoro degli studenti.

 

Con riferimento ai corsi di laurea specialistica, nel Manifesto degli studi è stabilito che possono presentare domanda di immatricolazione con riserva anche gli studenti dell’Ateneo Fiorentino non ancora in possesso del titolo di accesso alla data del 30 settembre 2005 e che prevedono di conseguirlo entro il 30 aprile 2006, purché abbiano ottenuto alla data del 30 settembre, tutte le firme di frequenza e siano in difetto di non più di tre annualità per i corsi di studio del vecchio ordinamento e di trenta crediti per i corsi di studio del nuovo ordinamento.

La disposizione quindi esclude che, pur a parità di condizioni, possano fare domanda di immatricolazione con riserva studenti provenienti da altri Atenei.

Studenti appunto provenienti da altri Atenei si sono rivolti al Garante denunciando l’ingiustizia del trattamento differenziato.

Il Garante ha ritenuto che in effetti la disposizione limitativa di cui sopra costituisce elemento di discriminazione non giustificabile sotto il profilo dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e, per gli studenti, sotto il profilo della possibilità concreta di esercitare il diritto alla cultura e il diritto alla libertà di scelta, cui corrisponde l’obbligo delle Istituzioni Universitarie di erogare il servizio a tutti gli studenti indistintamente.

Non può giustificare la contestata disposizione il fatto che per gli studenti interni all’Ateneo fiorentino sia possibile una verifica diretta delle condizioni richieste per la preiscrizione, in quanto aspetti di tipo organizzativo non possono costituire ostacolo al riconoscimento dei diritti.

Nulla vieta che l’Università possa organizzare una forma di verifica preventiva o rimandare la verifica al momento in cui la preiscrizione dovrà diventare definitiva.

Per quanto concerne le conseguenze derivanti dall’eventuale mancato conseguimento del titolo di accesso da parte degli studenti provenienti da altre Università, la soluzione dovrebbe essere analoga a quella prevista per gli studenti dell’Università di Firenze.

 

Problemi sono stati sollevati anche con riguardo alle domande di ricongiungimento presentate da studenti che avevano interrotto gli studi per almeno due anni (sez. 7 n. 8 del Manifesto degli Studi).

Le segreterie non hanno dato seguito alle domande sostenendo che gli studenti, oltre alla domanda di iscrizione all’a.a. 2005/2006 e alla specifica domanda di ricongiungimento, con pagamento di quanto previsto sia per l’iscrizione all’a.a. 2005/2006 sia per tutti gli anni di interruzione, dovevano sottoscrivere anche i moduli di iscrizione a ciascuno degli anni interrotti, pagando di conseguenza la relativa imposta di bollo.

Il Garante ha espresso il parere che dalle disposizioni che regolano l’istituto del “ricongiungimento” non si deduce la necessità dell’iscrizione, sia pure tardiva, a ciascuno degli anni interrotti. Anzi, ciò sembra potersi escludere in base a quanto stabilisce l’art. 8 n. 6 del D.P.C.M. 9 aprile 2001 e cioè che gli studenti non possono effettuare negli anni accademici di interruzione degli studi alcun atto di carriera e che il periodo di interruzione non è preso in considerazione ai fini della valutazione del merito.

Inoltre l’art. 149 del T.U. approvato con R.D. n. 1992 del 1933 stabilisce che non è necessario presentare domanda di ricognizione della qualità di studente se l’interessato non intende esercitare i diritti derivanti dall’iscrizione.

L’istituto del “ricongiungimento” in sostanza considera gli anni di interruzione come congelati e quindi non utili per nessun atto di carriera. Ed è significativo che il D.P.C.M. 9 aprile 2001, disponendo l’obbligo del pagamento di una somma per ogni anno di interruzione, non definisce questa una tassa o contributo ma un “diritto fisso” per ciascun anno.

Quanto al problema tecnico-amministrativo legato al principio della continuità della carriera universitaria dello studente, è la stessa normativa a risolverlo con l’introduzione appunto del ricongiungimento, che rappresenta una deroga al disposto dell’art. 26 del R.D. n. 1269 del 1938 volta a favorire il diritto allo studio.

 

Esposti di docenti e ricercatori

 

Il Dipartimento di Fisica aveva organizzato un congresso, nel corso del quale il relatore, disquisendo su una determinata materia di ricerca, aveva omesso di indicare, tra i ricercatori che si erano occupati di quella materia, un professore che invece vantava a riguardo una lunga attività di ricerca comprovata da numerose pubblicazioni.

Questi aveva fatto richiesta sia al relatore sia a vari organi della Facoltà e del Dipartimento di affrontare il problema, ma, per motivi diversi, nessuno è intervenuto per trovare un rimedio alla lamentata omissione.

Il Garante, cui l’interessato si è poi rivolto, ha ritenuto ingiustificato l’atteggiamento che ha escluso il ricorrente dall’elenco di coloro che si erano occupati della materia oggetto della relazione, essendo risultato ampiamente dimostrato che egli, sia nell’ambito del Dipartimento di Fisica sia nell’ambito di un Istituto a livello nazionale aveva su quella materia a lungo lavorato.

Al fine di ovviare alla violazione di un preciso diritto del ricorrente, il Garante ha suggerito agli organi competenti di pubblicizzare il riconoscimento dovutogli.

Ciò anche in coerenza con le finalità di trasparenza e di correttezza dei comportamenti che costituiscono aspetti fondamentali dell’art. 10 dello Statuto dell’Ateneo.

 

Con D.P.C.M. 8 ottobre 2004 l’Istituto di Papirologia “Girolamo Vitelli” veniva trasformato in struttura scientifica dell’Università di Firenze.

Tra i dipendenti dell’istituto v’era anche personale inquadrato nel ruolo di ricercatore.

La Direzione Amministrativa dell’Università a tale personale ha proposto un contratto che prevede l’assunzione nell’“Area Tecnica Scientifica ed Elaborazione Dati”.

Il personale interessato ha presentato esposto al Garante sostenendo che tale tipo di contratto penalizza il personale stesso sul piano dell’attuale professionalità in quanto non può esso svolgere attività di ricerca.

In realtà, appare piuttosto anomalo che un ricercatore di un ente che viene ad essere inserito nella struttura Universitaria debba perdere la propria qualifica e assumerne altra non abilitante all’attività di ricerca, tanto più se si considera che l’art. 11 del D.Lgv. 419/99 prevede che l’Università succede all’ente anche per quanto attiene ai rapporti con il personale e che il personale stesso conserva la qualifica e l’anzianità maturata secondo eventuali tabelle di comparazione.

Si tratta di un caso che l’Amministrazione Universitaria dovrebbe risolvere nel senso che, avvenuto il trasferimento nella struttura universitaria di enti che annoverano anche ricercatori tra il proprio personale, si debba trovare uno strumento che renda conciliabile il diritto del personale stesso a mantenere la qualifica di provenienza con le regole e la procedura esistente per l’assunzione di ricercatori universitari.

 

A seguito della ristrutturazione del Museo di Storia Naturale, uno dei professori dell’ente lamentava di essere stato estromesso dalla responsabilità scientifica di due progetti di ricerca, frutto di convenzione tra il Museo e la Regione Toscana, il che, a suo dire, influiva negativamente sulla sua dignità e libertà di ricerca e sulla “proprietà intellettuale dei progetti”.

Dall’istruttoria del caso è emerso che è stata garantita la continuazione dell’attività di ricerca e che a tal fine sono stati trasferiti i fondi necessari dal Museo al Dipartimento cui il ricercatore ora afferisce. Pertanto è escluso che vi sia stata violazione della libertà di ricerca.

Quanto al trasferimento della “responsabilità scientifica” dei progetti ad altro soggetto organico al Museo, si tratta di una conseguenza della ristrutturazione del Museo. In merito a questo il Garante non ha possibilità di intervento in quanto i suoi compiti riguardano la tutela della libertà di ricerca e quindi dell’effettivo svolgimento dell’attività che ne è il presupposto, mentre i problemi attinenti ad aspetti organizzativi e alle attribuzioni di responsabilità di settori o progetti attengono a sfere di attività incidenti sul rapporto organico tra l’Ateneo (o l’Ente) ed il personale, materia, questa, estranea ai compiti del Garante.

 

Pur essendo stato emesso il parere il 10 di febbraio 2006, si ritiene opportuno segnalare in questa relazione (che fin qui ha trattato i casi risolti entro l’anno 2005) un caso piuttosto complesso, il cui esposto è pervenuto al Garante nell’agosto 2005 e la cui istruttoria è stata svolta pressoché integralmente nell’anno appena trascorso.

Si tratta di una vicenda riguardante un docente universitario già dirigente di una unità operativa di una nota azienda ospedaliero-universitaria fiorentina, nei cui confronti è stata applicata la disciplina prevista dall’art. 15 nonies del D.lgv. 502/92, concernente l’attribuzione di specifiche attività assistenziali strettamente correlate all’attività di didattica e ricerca a medici universitari che per limiti di età cessano dall’attività assistenziale ordinaria e di direzione.

Il soggetto si è rivolto al Garante lamentando di aver subito limitazioni, ostacoli e addirittura divieti che hanno rappresentato sostanziale impedimento all’esercizio effettivo delle funzioni attribuitegli, e ciò sia sotto il profilo dell’attività di assistenza, sia sotto il profilo di quelle strettamente correlate di didattica e ricerca.

Il Garante ha espresso il parere che in effetti sono state prese iniziative che hanno impedito o comunque negativamente influito sulle indicate attività, in violazione del diritto del ricorrente al rispetto della sua libertà di insegnamento e ricerca, come garantita dallo statuto dell’Università, e del suo diritto all’attività assistenziale, che è presupposto irrinunciabile della ricerca e della didattica.

Il Garante ha ritenuto che nell’indicare i limiti e le modalità dell’attività assistenziale correlata alla ricerca e alla didattica, le Autorità a ciò delegate devono tenere presente che tali limiti e modalità non possono tradursi in ostacolo al suo svolgimento, essendo l’effettivo e concreto svolgimento dell’attività assistenziale, come accennato, indispensabile e funzionale a quella di ricerca e didattica.

Anche l’esigenza di conformare l’attività ad un nuovo tipo di organizzazione, quale voluta dal nuovo Responsabile dell’unità operativa, non può prescindere dal fatto che si deve comunque tenere conto che anche il personale medico-universitario cui è stata applicata la disciplina dell’art. 15 nonies del menzionato decreto legislativo ha il diritto di svolgere la propria attività di assistenza, didattica e ricerca nell’ambito della stessa struttura riorganizzata.

Nella specie invece al ricorrente sono state addirittura materialmente chiusi tutti gli accessi all’unità operativa come se rispetto a questa ne fosse elemento estraneo.

 

Alcune considerazioni su ciò che consegue all’emissione dei pareri del Garante e progetto di modifica del Regolamento istitutivo della sua figura.

 

Il Garante deve dare atto che sono state apportate modifiche al Manifesto degli Studi in conseguenza delle proposte e di suggerimenti contenuti nei pareri via via in passato dal medesimo emessi, specie in tema di tasse e contributi e di autocertificazione del reddito.

Tuttavia è evidente che ciò soddisfa l’esigenza della soluzione di alcuni problemi soltanto per il futuro, ma coloro che si rivolgono al Garante chiedono la soluzione del loro problema nell’immediato. È necessario cioè che gli organi competenti a deliberare sulla materia diano nel più breve tempo possibile le direttive necessarie per la soluzione del problema sollevato dal singolo ricorrente. Accade invece, che, salvo casi eccezionali, non si dia seguito al parere del Garante, cosicché gli uffici di segreteria non possono che attenersi alle disposizioni vigenti.

Peraltro, nessuna notizia viene data al Garante, dagli organi o uffici preposti alla materia, in merito alle soluzioni adottate o sui motivi che non hanno consentito di adottarle o addirittura di accogliere quanto suggerito nei pareri.

Ovvia la reazione degli studenti che, nel segnalare al Garante il mancato accoglimento del parere, o comunque il silenzio tenuto in merito dagli Organi dell’Università competenti a dare le direttive del caso, hanno manifestato delusione e sfiducia.

Né il Garante è in grado di spiegare agli interessati le ragioni per le quali i suoi pareri non hanno avuto seguito.

Il Garante ritiene pertanto necessario - e se ne fa specifica proposta - che nel Regolamento istitutivo di tale figura sia previsto un termine ragionevole (potrebbe essere di trenta giorni, salvo casi di urgenza) entro il quale l’Amministrazione deve comunicare all’ufficio del Garante le iniziative prese a seguito del parere emesso per ogni singolo caso, e, se del caso, quali siano le ragioni che non hanno consentito di accoglierlo o, comunque, che non hanno consentito di prendere una qualsiasi iniziativa.

Sembra opportuno altresì suggerire che, nei casi in cui non sia possibile prendere una decisione definitiva, siano date alla segreteria disposizioni provvisorie, ad evitare situazioni di stallo che non agevolano il servizio e possono diffondere sensazioni di sfiducia.

Firenze, 2 marzo 2006

IL GARANTE
Antonino Guttadauro

 
Inserito il 15/05/2006
 
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