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I secondi saranno i primi, la matematica e il posizionamento nelle reti

Perché in alcuni quartieri si addensano i venditori di un certo prodotto, mentre in altri lo stesso è praticamente introvabile? La risposta risiede nel tentativo di ciascun commerciante di intercettare il flusso di clienti del negozio di maggiore richiamo posizionandosi il più vicino possibile e offrendo la stessa tipologia di merce. Tuttavia questa strategia, l’effetto Hotelling, è vulnerabile, in quanto ogni venditore può essere a sua volta oscurato da un altro che si colloca a fianco. E’ quanto sostiene la ricerca condotta da un gruppo di studiosi fiorentini del Dipartimento di Fisica e Astronomia – Giulia Cencetti, Franco Bagnoli, Francesca Di Patti e Duccio Fanelli – e pubblicata in un articolo dal titolo “I secondi saranno i primi” della rivista scientifica Nature Scientific Reports.

 “Dal punto di vista matematico – spiega Franco Bagnoli -  si tratta di capire in che posizione di una rete, per esempio un reticolo stradale, sia più conveniente collocare una trappola assorbente, il nostro negozio, allo scopo di intercettare una frazione del flusso che prima andava a un’altra trappola preesistente, per esempio un negozio di successo, senza che una terza trappola possa fare altrettanto rispetto alla nostra. Possiamo definire questa capacità di ‘oscurare senza essere oscurato’ con il nome di ‘vantaggio competitivo’. Dalle nostre ricerche è emerso che non ci sono siti buoni in assoluto, ma ce ne sono di buoni rispetto ad altri, e questo dipende dalle caratteristiche della rete.”

 Sono state esaminate sia reti simmetriche, come le città con solo strade a doppio senso dove da “a” ci si può spostare verso “b” e viceversa, sia reti asimmetriche come le strade a senso unico.

 “Quello che abbiamo trovato – prosegue Bagnoli - è che l’ottimo per oscurare una trappola è dato dalle reti completamente asimmetriche, ma il massimo vantaggio competitivo si ottiene per reti miste, prevalentemente asimmetriche ma anche con strade a doppio senso, come anche nel caso del web”.

 “Infatti – aggiunge Giulia Cencetti –  i motori di ricerca, come per esempio Google, percorrono il web seguendo i collegamenti tra le pagine. Questi collegamenti sono prevalentemente asimmetrici (il sito a linka al sito b, ma non viceversa), anche se vi è un certo numero di collegamenti bidirezionali. Il soggetto che cercherà la migliore collocazione sul web per farsi rintracciare dai motori di ricerca dovrà fare i conti con un problema simile a quello che abbiamo studiato nella nostra indagine”.

 (rp)

 

 
ultimo aggiornamento: 15-Giu-2016
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