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La diversità delle foreste genera ricchezza
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La diversità delle foreste genera ricchezza

La biodiversità delle foreste rappresenta una ricchezza anche in termini economici. Lo ha dimostrato lo studio condotto dalla West Virginia University (USA) al quale ha collaborato il gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell'ambiente (Dispaa), guidato da Filippo Bussotti. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Science (DOI: 10.1126/science.aaf8957).

Il team internazionale, composto dai ricercatori di oltre 90 centri di ricerca nell’ambito della Global Forest Biodiversity Initiative, ha documentato che la riduzione della diversità nelle foreste del mondo ha un costo. Applicando modelli economici che tengono conto di criteri di sostenibilità stabiliti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura - FAO, i ricercatori hanno valutato tali costi da un minimo annuale di circa 160 miliardi, in caso di riduzione della diversità del 10%, fino a 500 miliardi di dollari, nell'ipotesi in cui tutte le foreste miste dovessero essere convertite in monocolture. Al contrario la ricchezza di specie vegetali diverse non solo è importante per la conservazione di tali ambienti, ma è necessaria per mantenere i prodotti e i servizi per le future generazioni.

“Le foreste - spiega Filippo Bussotti, associato di Botanica ambientale e applicata - costituiscono gli ecosistemi più ricchi di diversità del pianeta e ospitano migliaia di specie di piante, animali e micro-organismi”.

Lo studio ha permesso di raccogliere dati da 770.000 aree con 30 milioni di alberi e oltre 8.700 specie forestali, in 44 paesi, che rappresentano i più importanti ecosistemi forestali, da boreali a equatoriali.

In particolare, i ricercatori del laboratorio di Botanica ambientale ed applicata del Dispaa hanno studiato 36 aree all'interno delle foreste delle Colline Metallifere, in Toscana - nell’ambito del progetto FunDivEurope (7FP, Functional Significance of the Forest Diversity in Europe) - prendendo in considerazione, fra l’altro, le condizioni e lo stato di salute degli alberi, la crescita, la diversità della flora erbacea, l'impatto della selvaggina e i cicli vitali delle piante.

L’analisi dei dati raccolti in tutto il mondo indica che la perdita di ricchezza di specie arboree, attraverso deforestazione, degradazione e cambiamenti climatici, accelera il declino della produttività delle foreste nel mondo, con una riduzione sia dei benefici economici diretti che dei servizi ecosistemici che ne sono collegati.

“Con il numero di specie - commenta Bussotti - aumenta anche la quantità di legname disponibile e utilizzabile. Al declino della diversità corrisponde invece anche il declino della produttività. I dati della ricerca, confluiti nel database mondiale del Global Forest Biodiversity Initiative, dimostrano - conclude il ricercatore - che la perdita economica associata alla riduzione della diversità può arrivare a 500 miliardi di dollari all’anno nel mondo, più del doppio della spesa necessaria alla conservazione delle foreste”. (sd)

 
ultimo aggiornamento: 27-Ott-2016
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