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Ictus, malattie cardiovascolari e diabete. I fattori di rischio nelle minoranze etniche

Per la definizione di nuove strategie di prevenzione della salute

Definire lo stato dell’arte sulle malattie croniche delle minoranze etniche, a partire dal lavoro di ricerca svolto nei paesi europei, per proporre nuove strategie di prevenzione della salute in materia di ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari. A questo scopo si è dato appuntamento a Firenze mercoledì 14 giugno presso il Centro Didattico Morgagni (Viale Morgagni 40, Firenze – ore 14) un gruppo internazionale di studiosi del Consiglio della Società Europea per l'ipertensione (ESH), tra i quali Pietro Modesti del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Ateneo.

Al centro dell’incontro fiorentino - dal titolo “Ethnicity and Hyper tensione in a changing Europe” - la comprensione di fattori di rischio in relazione a ictus e malattie cardiovascolari nelle minoranze etniche allo scopo di identificare i potenziali fattori che predispongono tali gruppi a questo tipo patologie. “Una corretta analisi di questa informazioni – spiega Modesti – è indispensabile all’elaborazione di proposte più idonee al riconoscimento e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari a rischio, al ripensamento dei servizi sanitari e della tipologia di interventi da adottare a livello comunitario nei gruppi etnici”.

“I cambiamenti demografici e sociali stanno intensificando le pressioni sui sistemi sanitari dei paesi Europei, richiedendo nuove risposte per affrontare le disuguaglianze etniche nella salute – spiega Modesti - nel 1990 un medico in Italia aveva poche occasioni per incontrare una persona appartenente a una minoranza etnica. Negli ultimi decenni lo scenario è cambiato drasticamente e la possibilità di incontrare questi nuovi pazienti nei reparti ospedalieri o negli ambulatori è ora elevata”.

Tuttavia – aggiunge Modesti - la formazione scientifica e culturale degli operatori sanitari sui bisogni assistenziali delle minoranze etniche è ancora limitata. Inoltre, l'efficacia delle strategie di prevenzione nel raggiungere queste popolazione è probabilmente limitata da fattori culturali. Soggetti provenienti dall'Africa subsahariana e dal Sud Est Asiatico hanno oggi un rischio maggiore di ictus rispetto ai nativi europei, sono più facilmente soggetti a malattie cardiache coronariche, e una maggiore prevalenza dei principali fattori di rischio (ipertensione e diabete).

L’incontro di Firenze è una tappa di un percorso intrapreso nel 2012 quando, su indicazione del Consiglio della Società Europea per l'ipertensione, si è costituito un team che ha finalizzato la ricerca alla diagnosi, al trattamento e al controllo dei fattori di rischio nei paesi a basso reddito e nelle minoranze etniche residenti in Europa.

12 Giugno 2017