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2/02/2010    Stampa la notizia

Medicina, nuove indicazioni sulla patologia e la cura della vitiligine

Pubblicazione di un gruppo di ricerca dell'ateneo su rivista scientifica internazionale 

Passi avanti nello studio e nella cura della vitiligine, malattia della pelle caratterizzata dalla comparsa di inestetiche chiazze biancastre che possono coinvolgere diverse aree corporee. E' il risultato di uno studio congiunto che ha coinvolto i gruppi di ricerca guidati da Torello Lotti, ordinario di Dermatologia e venereologia, e da Niccolò Taddei, ordinario di Biochimica, pubblicato recentemente online sulla rivista scientifica internazionale Antioxidant and redox signaling [Becatti M, Prignano F, Fiorillo C, Pescitelli L, Nassi P, Lotti T, Taddei N. (2010) "The involvement of Smac/DIABLO, p53, NF-kB and MAPK pathways in apoptosis of keratinocytes from perilesional vitiligo skin: protective effects of curcumin and capsaicin" 2010 Jan 19].

Lo studio, in parte finanziato dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, approfondisce alcune osservazioni pubblicate dagli stessi autori sul Journal of Dermatological Science nell'aprile 2009 [Prignano F, Pescitelli L, Becatti M, Di Gennaro P, Fiorillo C, Taddei N, Lotti T. (2009) "Ultrastructural and functional alterations of mitochondria in perilesional vitiligo skin"  JDS 54, 157-67]. e fornisce nuove indicazioni sul meccanismo patogenetico della vitiligine e sulla sua possibile cura.

"La nostra indagine - spiega Torello Lotti- ha messo in evidenza, per la prima volta, l'importanza di quei cheratinociti (le principali cellule della pelle) che sono localizzati al confine fra la parte non pigmentata e quella sana. In altre parole - prosegue Lotti - si può ipotizzare un coinvolgimento di queste cellule nello sviluppo e nella progressione della malattia. La scomparsa delle cellule pigmentate, i melanociti (che producono, appunto, la melanina), nelle regioni cutanee colpite, sarebbe dunque una conseguenza di un'alterazione nei meccanismi di comunicazione tra melanociti e cheratinociti". La parte clinica della ricerca è stata curata da Francesca Prignano, dirigente medico dell'azienda sanitaria fiorentina e docente a contratto dell'ateneo, e dallo specializzando Leonardo Piscitelli, che hanno isolato e studiato le cellule cutanee prelevate da pazienti affetti da vitiligine.

"Un altro importante aspetto emerso dallo studio - sostiene Niccolò Taddei - è che il danno cellulare a carico dei cheratinociti è prevalentemente di tipo ossidativo e può essere prevenuto con l'impiego di sostanze antiossidanti naturali come la curcumina, principale ingrediente del curry, e la capsaicina, presente nel peperoncino". L'indagine biochimica condotta su colture primarie di cheratinociti da Matteo Becatti e da Claudia Fiorillo, del Dipartimento di Scienze biochimiche, indica che l'impiego di antiossidanti naturali potrebbe rivelarsi una strategia vincente nella cura della malattia. "I dati in nostro possesso - ha concluso Torello Lotti, punto di riferimento a livello internazionale per la cura della vitiligine - ci inducono a iniziare al più presto la sperimentazione sull'uso di preparati topici contenenti sostanze antiossidanti per la cura della vitiligine".

Si calcola che in Italia oltre un milione di persone siano colpite dalla malattia. Tra le sedi di insorgenza delle chiazze maggiormente colpito è il viso, con frequenti danni psicologici nei soggetti affetti.

 

La ricerca è stata segnalata da Niccolò Taddei, Dipartimento di Scienze biochimiche, niccolo.taddei@unifi.it

Marsilius - Motore di ricerca dell'Ateneo Fiorentino - logo
 
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