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 21-Apr-2010   Stampa la pagina corrente   Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

Accesso aperto, progetto europeo per le editrici accademiche

Un consorzio di sette case editrici universitarie europee, fra cui Firenze University Press sta lavorando, all'interno del progetto OAPEN (Open Access Publishing in European Networks), ad un modello alternativo di editoria elettronica.

Il progetto, finanziato attraverso il programma europeo eContentPlus, intende promuovere la diffusione ad Accesso Aperto di monografie di qualità certificata nel settore delle scienze umanistiche e sociali. E proprio FUP ha ospitato recentemente la riunione semestrale del progetto.

 

Il NUOVO MODELLO DI BUSINESS DELL'ACCESSO APERTO

L'approccio strategico dell'Accesso Aperto è piuttosto semplice, seppur non di semplice realizzazione: le istituzioni di ricerca (università, centri di ricerca etc..) recuperano il controllo della produzione editoriale scientifica, attraverso il finanziamento diretto di pubblicazioni di qualità certificata in formato elettronico, in collaborazione con le proprie University Press e Biblioteche. Questo modello parte dal presupposto che le istituzioni di ricerca già possiedono al loro interno i tre ruoli chiave della comunicazione scientifica: autori, referees e lettori.

Fino ad oggi le pubblicazioni scientifiche, nella gran parte dei casi, sono state gestite dalle case editrici commerciali che si sono poste come mediatrici nel processo di diffusione, facendo pagare alle istituzioni di ricerca alti costi di accesso che oggi non è più possibile sostenere. I risultati della ricerca prodotta dalle università vengono, infatti, ceduti (cessione del diritto d'autore) agli editori commerciali che poi rivendono alle biblioteche la rivista o la monografia.

A fianco dell'aspetto economico, elemento critico e cruciale dell'Accesso Aperto è quello della qualità delle pubblicazioni. I contenuti degli archivi istituzionali e le pubblicazioni ad Accesso Aperto delle University Press devono essere di qualità certificata e non devono essere confusi con i generici siti web dove ognuno può mettere qualsivoglia oggetto.

La ricerca condotta all'interno del progetto OAPEN è quella di reimpostare il modello di business: il modello di pubblicazione, modello economico e il processo produttivo. Tutti e tre legati ad un processo di carattere culturale che ha bisogno di tempo per maturare.

Nei settori scientifico, tecnologico e biomedico che comunicano soprattutto con riviste, la rivoluzione è già in atto e molte di tali riviste hanno optato per la diffusione ad Accesso Aperto, garantendo la qualità. Il settore delle scienze sociali e umanistiche è più lento a decollare, anche perché il mezzo di comunicazione è il libro, il quale ha metodi e tempi di produzione, lettura e gestione diversi rispetto alla rivista. Il progetto OAPEN ha inteso sperimentare l'accesso aperto proprio in questo settore, con il libro elettronico legato a quello cartaceo, come tipologia di supporto di memoria.

Il modello di pubblicazione di OAPEN mette in evidenza che le istituzioni possono finanziare con costi relativamente bassi la pubblicazione elettronica e, quindi, realizzare opere ad Accesso Aperto. Alla versione elettronica si associa poi quella cartacea, in Print on Demand o con tirature più consistenti, finanziata dalle University Press e dalla quale possono venire i ricavi da dividersi tra la University Press e l'istituzione di ricerca che ha finanziato la versione elettronica.

Per quanto riguarda l'ateneo fiorentino, la Firenze University Press ha attualmente circa il 30% del proprio catalogo ad Accesso Aperto (circa 130 opere, oltre a 12 riviste). L'impegno sull'Accesso Aperto dell'Università di Firenze ha radici lontane, nel 2000 la Firenze University Press insieme allo CSIAF ha aperto il primo archivio istituzionale in Italia che ha gestito fino al 2005 quando la gestione è passata al Sistema Bibliotecario di Ateneo.

 

LO STATO DEI LAVORI

Nella riunione ospitata a Firenze il 18 e 19 marzo, il consorzio di case editrici universitarie, insieme al centro di calcolo dell'università di Amsterdam e al Dipartimento di Sistemi e Informatica dell'Università di Firenze - responsabili rispettivamente della piattaforma e delle funzionalità di pubblicazione e dei servizi di gestione automatica dei contenuti -ha approvato l'assetto tecnologico ed economico di OAPEN. Dopo i primi 18 mesi di lavoro è stata messa a punto la piattaforma e le modalità di raccolta dei contenuti, la strategia di marketing, il modello di pubblicazione e di sostenibilità economica della piattaforma dopo il finanziamento UE.

 

gruppo partecipanti workshop
 Il gruppo dei partecipanti al workshop fiorentino

L'implementazione di tali modelli è sostenuta anche dai risultati delle accurate ricerche sui bisogni dell'utenza coinvolta (studiosi, professori, associazioni scientifiche, università, biblioteche), già pubblicati sul sito www.oapen.org.

Nel corso dell'incontro fiorentino è stata focalizzata quella che sarà la sfida degli ultimi mesi del progetto: la creazione del network di editori e associazioni scientifiche che, dal marzo 2011, garantiscano sostenibilità economica alla OAPEN Online Library.

Infatti nel modello sostenibilità - elaborato da chi scrive e da Lucia Becatti - sono gli editori a coprire i servizi di OAPEN, attraverso il pagamento di una quota annua di partecipazione, una quota di mantenimento della collezione e una quota per i servizi aggiuntivi che si intendono attivare. A tal fine è stato calcolato un ventaglio di tariffe che tiene conto, da una parte, della dimensione degli editori (determinata in base al numero di libri pubblicati annualmente) e, dall'altra, del numero di pubblicazioni cedute.

Essenziali sono i servizi e gli strumenti che OAPEN intende offrire agli editori che entreranno a farne parte: strumenti a supporto del processo di produzione dei contenuti elettronici, di gestione del processo di referaggio. Fra gli strumenti a supporto della produzione ha attirato grande attenzione fra i partecipanti l'estrazione automatica dell'indice (TOC) dal file PDF che verrà prodotta dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Sistemi e Informatica del nostro ateneo sotto la responsabilità di Simone Marinai.

Nella prima revisione del progetto nel mese di novembre, l'Unione Europea ha messo in evidenza la necessità che il progetto raggiunga una collezione con una sufficiente massa critica. Per quanto riguardo la FUP, punto di riferimento per l'Italia per acquisizione di altri editori, il compito è stato facilitato dall'appartenenza al Coordinamento delle University Press Italiane (UPI) nato nel 2009, a cui aderiscono già quattordici University Press. In una riunione congiunta tra alcuni partner di OAPEN e una rappresentanza delle UPI, che ha avuto luogo a Napoli in febbraio, alcune University Press Italiane hanno già manifestato l'intenzione di aderire a OAPEN con una parte del proprio catalogo.

 

CONCLUSIONI

A differenza di paesi europei, quali l'Olanda, la Germania e l'Inghilterra, in Italia stiamo muovendoci lentamente e sono ancora molte le Università non coinvolte nella valorizzazione dell'Accesso Aperto e dei documenti elettronici. Anche se nel 2004 a Messina ben 70 università italiane hanno firmato una dichiarazione d'intenti all'interno del convegno "Gli Atenei Italiani per l'Open Access: verso l'accesso aperto alla letteratura di ricerca" dove anche FUP era nel comitato organizzatore, non è ancora condiviso l'impegno nella valorizzazione dell'Accesso Aperto come strumento e metodo per aiutare la circolazione della conoscenza in maniera funzionale anche alla valutazione della ricerca, come emerge dal parere del CUN: "Occorrerà valutare le modalità di diffusione dei prodotti editoriali adottate dall'editore (distribuzione in libreria, distribuzione via internet, pubblicazione in rete) per garantire il carattere di accessibilità pubblica, non solo formale, dei lavori scientifici".

 

Patrizia Cotoneschi
Direttore della Firenze University Press

 
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