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 25-Nov-2011   Stampa la pagina corrente   Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

Geologia, una scienza per l'Italia

Nicola Casagli

Grandi figure di geologi e di studiosi di Scienze della Terra hanno contribuito al Risorgimento e all'Unità d'Italia. Parliamo dell'importanza strategica di queste discipline fra ‘800 e ‘900, della nascita degli organismi scientifici nazionali e dei nuovi compiti e problematiche dei nostri giorni, con Nicola Casagli, ordinario di Geologia Applicata, in occasione di un convegno organizzato su questi temi per il centocinquantesimo anniversario del nostro Paese.

Professore, in che modo i geologi italiani hanno contribuito all'Unità del Paese?
Innanzitutto con il proprio impegno personale. Molti geologi hanno preso parte ai moti risorgimentali e alle lotte per l'Unificazione dell'Italia, come Lorenzo Nicolò Pareto, geologo e uomo politico genovese, fra i primi aderenti alla Giovine Italia, che nel 1848 lasciò il suo incarico di Ministro degli Esteri dello Stato sabaudo per sostenere la rivolta dei genovesi. O come Francesco Molon, ingegnere interessato alla geologia, al comando di un corpo di volontari per la difesa di Vicenza e presente anche alla successiva sfortunata difesa di Venezia. Non dimentichiamo Antonio Stoppani, religioso, paleontologo e geologo lombardo, patriota nelle Cinque Giornate di Milano e, in seguito, docente anche a Firenze, oltre che autore de "Il Bel Paese", testo poi diventato molto famoso nelle scuole, in cui descrive le bellezze naturalistiche del territorio italiano.
Alcuni di essi pagarono con la vita il loro amore per l'Italia: è il caso di Leopoldo Pilla, molisano ma professore a Pisa, volontario nel Battaglione Universitario Toscano che combatté a Curtatone e Montanara (per l'occasione i caratteristici cappelli degli studenti furono tagliati per poter mirare con i fucili). Pilla morì nella battaglia, colpito da una cannonata. E analoga fu la sorte del naturalista e speleologo friulano Giovanni Battista De Gasperi, laureato a Firenze e morto sull'Altopiano di Asiago nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Ma l'impegno dei geologi è stato anche di carattere istituzionale...
Certo. Oltre a avere vissuto in prima persona il Risorgimento, molti geologi hanno rivestito ruoli importanti nelle istituzioni e in Parlamento. Furono senatori del Regno d'Italia il ricordato Lorenzo Nicolò Pareto, il medico e geologo veneto Giuseppe Meneghini, il geologo e paleontologo ligure Giovanni Capellini. Su tutti, però, spicca la figura di Quintino Sella, ingegnere minerario appassionato di geologia e di alpinismo, economista e politico: deputato dal 1860, nel 1862 fu nominato Ministro delle Finanze e si impegnò a fondo per una politica rigorosa e impopolare con l'obiettivo del pareggio del bilancio statale.
Nel 1863 fondò il Club Alpino Italiano per rilanciare ed ampliare la conoscenza culturale alpina nazionale (fra l'altro Sella fu capo della prima spedizione italiana che raggiunse la vetta del Monviso), costituì il Comitato geologico e fu fra i fondatori anche della Società Geologica Italiana. Seppure in ristrettezze finanziarie Sella intuì che la geologia poteva avere un ruolo economico importante e vi investì.

Nel 1865 la capitale d'Italia si trasferisce a Firenze. E proprio nel periodo di passaggio da Torino a Firenze e quindi a Roma nascono le principali istituzioni geologiche nazionali.
E' questo il motivo che ci ha spinti ad organizzare nella nostra città la Giornata di studi "Il Risorgimento e la Geologia italiana", svoltasi venerdì 25 novembre a Palazzo Vecchio, nell'ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, iniziativa realizzata con il patrocinio delle massime istituzioni nazionali e locali e con la partecipazione delle maggiori associazioni di settore (programma).
Nel 1867 infatti nacque a Firenze il Reale Comitato Geologico d'Italia - poi Servizio Geologico d'Italia, oggi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) - che aveva il compito di realizzare la Carta geologica d'Italia e il cui primo presidente fu Igino Cocchi, geniale geologo ma anche letterato toscano, professore di Geologia all'Istituto di Studi Superiori di Firenze e direttore dell'Istituto di Geologia. Poi la Società Geologica Italiana, nata a Bologna nel 1881 durante il II Congresso Geologico Internazionale, su iniziativa di Quintino Sella, appunto, e di Felice Giordano, Francesco Molon, Giovanni Capellini e Giuseppe Meneghini, professore a Pisa al posto di Leopoldo Pilla e primo presidente della Società che esercitava un coordinamento scientifico, pubblicava una propria rivista, curando anche congressi, eventi e approfondimenti. Nel 1872 fu fondato l'Istituto Geografico Militare, la cui presenza in Firenze con diversa denominazione risale al 1865. Aveva il compito di tracciare la carta topografica della Nazione: è l'unica delle istituzioni ricordate rimasta a Firenze, dopo il trasferimento della capitale a Roma.

Perché la geologia era così importante per l'Italia post-unitaria?
L'economia dell'Italia doveva essere rilanciata. Lo Stato investì molto sulla geologia per scoprire nuove risorse minerarie in Italia e all'estero. A quel tempo la principale attività estrattiva riguardava lo zolfo siciliano, ma era gestita completamente dagli inglesi, che trasportavano in madrepatria il materiale grezzo e lì lo raffinavano. Da allora una certa attività mineraria è iniziata nel nostro Paese: c'è stata coltivazione (questo è il termine tecnico) di piombo, zinco, ferro, salgemma, carbone. Insieme alla Sardegna, la Toscana era la regione più votata alle attività minerarie. Molti sforzi furono rivolti, anche, alle esplorazioni geologiche per cercare all'estero risorse minerarie su cui far investire le imprese italiane. Forse non è conosciuto che il petrolio in Libia fu scoperto da Ardito Desio, geologo che fra l'altro aveva studiato all'Università di Firenze e che è noto per aver organizzato la conquista del K2. Felice Giordano, ingegnere, geologo e alpinista, fu incaricato direttamente da Quintino Sella di fare esplorazioni in India, Tibet, Cina, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Nord e Sud America.
Attualmente l'attività estrattiva, abbandonata in molti settori per motivi ambientali ed economici, rimane viva nel campo delle pietre ornamentali (in Toscana marmo di Carrara, pietra di Firenzuola), del petrolio (Basilicata), del gas naturale (Pianura padana, Calabria, Sicilia).

 


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