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 18-Apr-2012   Stampa la pagina corrente   Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

Conoscere con le emozioni


L'intelligenza emotiva è un concetto che la psicologia ha codificato da poco più di vent'anni. Gli studi in questo campo hanno interessanti applicazioni: l'uso dei metodi di intelligenza emotiva si è dimostrato utile ad esempio nei contesti scolastici ed organizzativi per diminuire stress, ansia, bullismo e aggressività.
Una collaborazione scientifica lega Firenze a Yale, dove sono nati gli studi in materia. Lo racconta Laura Artusio che insieme a Vincenzo Majer del Dipartimento di Psicologia sta sviluppando le ricerche a Firenze.

Come nasce la collaborazione con Yale sui temi dell'intelligenza emotiva?
Durante il tirocinio post-lauream che stavo svolgendo nel 2009 presso l'Università di Firenze, sotto la supervisione del Prof. Vincenzo Majer, ho sentito parlare di un ricercatore spagnolo, il Dott. Edgar Breso, che a breve sarebbe partito per gli Stati Uniti per proporre al Prof. Peter Salovey della Yale University un progetto sull'Intelligenza Emotiva in Spagna. Oltre alla curiosità che può spingere un'aspirante ricercatrice ad andare "oltre le Colonne d'Ercole", ho sentito di dover "cogliere il messaggio proveniente dalle mie emozioni", sono dunque partita a mia volta per gli Stati Uniti nella speranza di poter raggiungere il Dr. Breso e proporre una partnership Spagna-Italia-USA e poter quindi applicare la ricerca anche in Italia.
Il gruppo di lavoro di Yale ha accettato con entusiasmo la collaborazione.
In seguito, come dottoranda di ricerca, ho effettuato altri due periodi in qualità Visiting Scholar presso l'HEB Laboratory della Yale University per un totale di circa 10 mesi, che hanno permesso al nostro gruppo di lavoro di consolidare la collaborazione con Yale ed approfondire il loro modello ed i loro programmi di intervento.

Qual' è la "storia" degli studi sull'intelligenza emotiva?
Se consideriamo che il costrutto di Intelligenza Emotiva è stato definito formalmente da John Jack Mayer e Peter Salovey nel 1990, comprendiamo che si tratti di una storia piuttosto recente.
L'importanza degli aspetti non cognitivi dell'intelligenza venne messa in evidenza già negli Venti da Thorndike che insieme a Stern propose il concetto di "Intelligenza Sociale". Alla fine degli anni Ottanta in psicologia vi era un forte interesse verso le emozioni, da una parte vi era però chi le riteneva un elemento di disturbo, un'interruzione dei processi cognitivi, fenomeni indici di immaturità, da ricondurre maggiormente al mondo animale, dall'altra vi era chi le considerava adattive, funzionali per la vita di tutti i giorni, con un rinnovato interesse per la visione evoluzionistica proposta da Charles Darwin. Oltre agli studi sulle emozioni, l'altro filone di ricerca dal quale si è evoluto il costrutto di Intelligenza Emotiva, è quello dell'Intelligenza classica, il cosiddetto QI, che stava a sua volta orientandosi su altre prospettive, come dimostrano gli studi di Robert Sternberg e Howard Gardner, che stavano lavorando su modelli di Intelligenze multiple, che includevano il concetto di "Intelligenza Personale".

Con il famoso articolo del 1990 J. J. Mayer e P. Salovey hanno messo ordine negli studi sul tema, avviando un nuovo filone di ricerca. Il costrutto di Intelligenza Emotiva però non ebbe grande eco nel pubblico fin da subito; l'autore che invece contribuì maggiormente alla sua divulgazione e popolarizzazione fu lo psicologo giornalista Daniel Goleman, che, dopo aver studiato le opere di Mayer e Salovey e frequentato i loro seminari, nel 1995 pubblicò il famoso best-seller "Intelligenza Emotiva: cos'è e perché conta più del QI". Goleman è però andato oltre il modello di Mayer e Salovey, aggiungendo molti altri costrutti all'interno della sua definizione di Intelligenza Emotiva ed andando spesso oltre le evidenze scientifiche della ricerca sul tema. Se da una parte il volume di Goleman ha avuto il merito di far conoscere l'Intelligenza Emotiva a milioni di persone, dall'altra ha generato non poca confusione in questo ambito di studi. Ad oggi non vi è, infatti, una definizione univoca di Intelligenza Emotiva, per questo motivo quando si parla di questo costrutto è importante specificare a quale modello teorico ci si riferisca, se a quelli di "abilità mentali", come quello di Mayer & Salovey o ai cosiddetti "modelli misti", come quelli di Goleman e di Bar-On.

Perchè suscita tanto interesse?
Gli studi sulle neuroscienze ci dimostrano che i centri emozionali del nostro cervello non sono relegati ad una posizione secondaria rispetto ai centri di pensiero e del ragionamento, ma che queste due sfere interagiscono in maniera sistemica, essendo strettamente interconnesse. Ciò significa che le emozioni rappresentano una parte integrante di ciò che significa pensare, prendere decisioni, risolvere problemi, in poche parole "essere intelligenti". Le emozioni inoltre contengono informazioni e non coglierne il contenuto informativo può rivelarsi assai disadattivo. Il concetto di Intelligenza Emotiva come abilità inoltre è particolarmente affascinante e stimolante; un'abilità per definizione può essere migliorata e questo apre il campo a scenari davvero interessanti.

Numerosi interventi formativi volti all'implementazione dell'Intelligenza Emotiva hanno avuto risultati significativi, portando anche numerosi benefici tra cui: diminuzione di dipendenza ed abuso di sostanze, dei sintomi di stress, ansia, burnout, depressione, ADHD, bullismo, aggressività e comportamenti auto ed etero distruttivi in generale, nonché miglioramento del benessere, della soddisfazione, delle relazioni interpersonali, della comunicazione, della gestione dei conflitti, della performance e dei comportamenti adattivi in generale.
I programmi di Intelligenza Emotiva vengono applicati soprattutto nei luoghi di lavoro (per esempio, leadership, gestione delle risorse umane, motivazione del gruppo di lavoro, gestione del cambiamento e stress lavoro-correlato) e nelle scuole; con particolare riferimento a queste ultime, uno dei programmi più strutturati è senza dubbio il metodo RULER per l'apprendimento sociale ed emozionale, basato sugli ultimi venti anni di ricerche del Laboratorio della Yale University. Negli Stati Uniti ho avuto modo di conseguire la certificazione come formatrice RULER e ne ho visto l'applicazione in numerose scuole americane, da quelle dell'infanzia alle scuole secondarie di secondo grado e devo dire che è stata un'esperienza molto significativa poiché mi ha permesso di constatarne l'utilità nella sua concretezza.

Firenze diventerà anche la sede della prima sperimentazioni dei metodi di IE in Europa...
Per quanto riguarda il contesto scolastico, il fondatore del Programma RULER, Prof. Marc Brackett, mi ha onorata del titolo di rappresentante RULER per l'Italia, per permettere una prima validazione del suo prestigioso programma nel nostro paese e con molta probabilità avrà luogo nel 2013 in una scuola fiorentina.
L'Istituto comprensivo delle Cure, diretto dalla Dott.ssa Silvia Signorini, ha mostrato in particolare un forte interesse nella realizzazione di quest'iniziativa, che ha riscontrato un atteggiamento molto favorevole anche da parte dell'Ufficio Scolastico Regionale toscano.

In seguito al convegno scientifico internazione sull'Intelligenza Emotiva che abbiamo realizzato lo scorso 9 marzo, devo dire che il Prof. Majer ed io abbiamo ricevuto numerose richieste di intervento da parte di diverse scuole italiane, per tale motivo stiamo valutando la possibilità di effettuare un primo corso di formazione RULER a Firenze, insieme allo stesso Prof. Marc Brackett, probabilmente per il mese di aprile del prossimo anno.

E' importante però che la validazione del metodo avvenga in una scuola attraverso un progetto pilota che permetta il rigoroso rispetto della metodologia scientifica. Le competenze emotive rappresentano una parte integrante dell'apprendimento, del successo scolastico e della vita di tutti i giorni. Il Programma RULER prende in carico l'intera scuola, rivolgendosi ai dirigenti scolastici, ai docenti, agli studenti ed alle loro famiglie, e nelle scuole americane ha riportato risultati molto significativi già dopo il primo anno di applicazione, penso dunque che sia un'ottima opportunità poter importare nel nostro paese questa metodologia.
Per quanto riguarda invece il mondo delle organizzazioni, è in programma la realizzazione di diverse iniziative riguardanti soprattutto la nostra realtà fiorentina, dopo un primo intervento pilota che abbiamo realizzato nel 2011 presso il Centro Riabilitazione Giovanni Ferrero di Alba (Cn).

Quali sono le altre iniziative che il gruppo di ricerca ha in previsione?
Con l'HEB Laboratory di Yale e con il Laboratorio de Emociones dell'Universidad de Malaga è nata una costruttiva collaborazione, che trova una delle sue manifestazioni nella realizzazione di un "Manuale di Intelligenza Emotiva" che verrà pubblicato dalla Casa Editrice De Vecchi, la cui stesura è già stata avviata. I professori Peter Salovey, Marc Brackett, David Caruso, Pablo Berrocal, Ruth Castillo, oltre al Prof. Majer ed alla sottoscritta, saranno alcuni degli autori che porgeranno un contributo e che ne permetteranno la realizzazione. L'entusiasmo ed il forte coinvolgimento dei partecipanti, dei media e dei rappresentanti delle Istituzioni che hanno patrocinato il convegno, confermano a mio avviso che i tempi siano maturi nel nostro paese per proporre questa tipologia di programmi sull'Intelligenza Emotiva, che possono rappresentare una risposta concreta a diverse problematiche comportamentali che coinvolgono la sfera emozionale dei soggetti, permettendo la realizzazione di interventi in ottica di prevenzione e promozione della salute psico-fisica della persona, in ambito organizzativo, scolastico ma anche clinico.

Oltre alle circa mille registrazioni che abbiamo avuto nelle due giornate del convegno, il Prof. Majer ed io abbiamo ricevuto infatti numerosissime mail con richieste di formazione, interventi, proposte di collaborazione e richiesta di materiali ed informazioni su future iniziative sul tema dell'Intelligenza Emotiva, sia in ambito organizzativo che scolastico. Queste esigenze potrebbero trovare una risposta concreta nel progetto di un Laboratorio di Intelligenza Emotiva dell'Università di Firenze, che possa specializzarsi nella ricerca e nella formazione sul tema, mettendo a disposizione degli interessati materiali e documenti utili.

Grazie alla disponibilità del preside della Facoltà prof. Andrea Smorti e della direttrice del Dipartimento di Psicologia prof.ssa Cristina Stefanile, abbiamo già potuto realizzare diverse iniziative formative, oltre al Convegno, seminari in Dipartimento, corsi integrativi universitari etc. ma a mio avviso è molto importante che l'interesse su questa promettente disciplina possa trovare una sua forma e concretezza e tradursi in buone prassi. La creazione di un Laboratorio dedicato inoltre ci permetterebbe di consolidare ancora di più la collaborazione internazionale in atto, aprendo possibilità di confronto più ampie, soprattutto per gli studenti ed i ricercatori del nostro paese. (am)

 
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