agropaesaggioromano il parco più bello d'Italia 2008 nuova vita per Tuvixeddu   03.ri-View il giardino rovesciato uomini e paesaggi   indice 2008 il giardino pantesco donnafugata


EDITORIALE

Come sempre (?) le foglie cadono d'autunno

Alessandra Cazzola* e Laura Ferrari*

Al di là delle battute scherzose o delle frasi fatte, sembra davvero sempre più evidente come il nostro clima stia cambiando e come contestualmente (e di conseguenza, purtroppo) stiano cambiando i nostri paesaggi.
Ci hanno appena spiegato, ad esempio, che stanno scomparendo i colori dell’autunno, che il caleidoscopio di marroni, rossi, beige, gialli, aranci dei boschi settembrini si è appannato a causa della sempre più debole escursione termica.
Pian piano si sta perdendo la stagione autunnale e si sta passando dall’estate direttamente all’inverno senza soluzione di continuità.
"Il mio bisnonno disse a mio padre: ragazzo, un giorno l'Alaska diverrà Hawaii e le Hawaii diverranno Alaska. Il mondo si rovescerà, il freddo diventerà caldo e il caldo diventerà freddo. Il vecchio sapeva quello che diceva, perché così raccontavano i suoi antenati da generazioni. Ma mai avrebbe pensato che sarebbe toccato a suo pronipote vedere una cosa simile. Invece è successo. Sta succedendo. Ora, qui, davanti ai miei occhi"…. Lo scriveva - citando la storia di un pescatore dell’Alaska - Paolo Rumiz su “La Repubblica” poco tempo fa, illustrando un suo viaggio tra i ghiacci del Polo che si stanno sciogliendo.
Ma non sono solo i ghiacci del Polo a sciogliersi. Anche i ghiacciai delle nostre Alpi hanno subito l’accelerazione di questo processo e così, con la speranza di limitare i danni prodotti dal riscaldamento globale, abbiamo persino provato ad ‘impacchettarli’. Non ci è dato sapere se l’esperimento è riuscito, ne abbiamo perse le tracce. Ma, in fondo, non è questo che vogliamo mettere in evidenza. E poi se anche il tentativo non avesse condotto agli esiti sperati, potremmo sempre leggerlo come una di quelle performance site-specific che vanno tanto di moda.

Il paesaggio cambia, muta, si trasforma… è nell’ordine delle cose, ma mai come in questi ultimi decenni i cambiamenti dei paesaggi sono dipesi dalle profonde mutazioni climatiche che il nostro pianeta sta subendo.
I cambiamenti presentano diverse facce, non sempre e non tutte per forza negative (almeno forse in apparenza).
Nel Vermont, in Canada, il rosso degli aceri - simboli del paese stesso come dimostra la foglia che troneggia al centro della bandiera nazionale - non è più così vivido e acceso come una volta e sembra sfumato, pigro, quasi malato. I boschi canadesi, così come quelli americani e sino ad arrivare alle nostre realtà alpine ed appenniniche, sono oggi meno affascinanti di un tempo e i turisti cercano sempre meno queste mete nel loro peregrinare in giro per il mondo.
Ma non sempre il cambiamento dei colori ha risvolti negativi. Nelle vigne delle Langhe, ad esempio, la scarsa escursione termica tra giorno e notte ha dato origine a nuovi paesaggi caratterizzati da vigne coloratissime, laddove ci si era abituati a colori autunnali meno vivi e più monotòni.
Certo, l’immagine come la percezione del paesaggio delle Langhe si è fatta più attraente ma quali sono le reali conseguenze di tutto ciò?

Solo pochi anni fa, con l'attenzione dell'ONU e l'avvio di una negoziazione internazionale, il mondo si è accorto che i cambiamenti climatici sono un problema globale. Eppure da allora, se la conoscenza scientifica del problema è aumentata e ha fatto passi avanti, non altrettanto può dirsi per la nostra attenzione o coscienza quotidiana.
Siamo sì consapevoli - perché continuamente ce lo ricordano i giornali come dice Graziella Priulla nel suo corsivo - che le risorse ambientali a nostra disposizione sono vulnerabili e in rapida diminuzione (ogni anno cominciamo ad intaccare la biocapacità del pianeta prima di quanto non si faceva fino a 15 anni fa: non più a dicembre come nel 1995, ma ai primi di settembre come quest’anno), ma non siamo ancora in grado di acquisire un modello di vita sostenibile, nonostante questa parola sia ormai un po’ come il prezzemolo… sta dappertutto!
Certo ci suggeriscono di “pitturare le città di bianco per raffreddare il mondo” e salvarlo dai disastri del cambiamento climatico (La Repubblica, 17 settembre 2008). Possiamo essere fiduciosi perché la ricerca scientifica ha scoperto “la pianta a prova di deserto” (Arabidopsis thaliana), e già lavora al passo successivo: il pomodoro del deserto (Corriere della Sera, 26 settembre 2008).
Innumerevoli sono le proposte (o le ricette curative) che derivano da ricerche più o meno scientifiche ma nonostante tutto non sembriamo prenderle sul serio e andiamo avanti, tanto le conseguenze più radicali non riguardano il nostro immediato e allora perché preoccuparci tanto?
“A qualcuno piace caldo” titola il suo libro Stefano Caserini, autore dell’opinione dedicata al tema di questa newsletter. E in effetti, nonostante le ricerche mettano in evidenza la portata e la rapidità dei cambiamenti, “le nostre città – e le nostre teste – sono poco portate a cambiare”.
Eppure dovremmo cominciare davvero ad agire perché la nostra consapevolezza nasce dalle emergenze che ciclicamente accadono: in estate la siccità, in inverno lo straripamento dei fiumi, spesso e volentieri i tifoni, i tornado, le alluvioni che spazzano via interi paesi e migliaia di vite.
A consapevolezza però non equivale attenzione… perché abbiamo la memoria corta o perché siamo entrati in un circolo virtuoso dal quale non siamo più in grado di uscire?
Un circolo virtuoso di cui forse non ci rendiamo neanche conto. Perché se nell’immediato possiamo stupirci o preoccuparci del cambiamento di questo o quel paesaggio, in un futuro neanche troppo lontano ci dovremo preoccupare di che sopravvivere in un paese che ha fatto del “bel paesaggio” un cavallo di battaglia per l’economia.
Per concludere, è proprio di questi giorni la pubblicazione del rapporto “Impacts of Europe’s changing climate”, elaborato da studiosi della Commissione Europea, dell’Agenzia Europea per l’Ambiente e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ancora una volta ci dicono che non c'è da stare tranquilli: i cambiamenti potranno essere in parte affrontati con le cosiddette "misure di adattamento" ma l’impatto economico non sarà irrilevante e di questi tempi "piove sul bagnato".


* Dottore di Ricerca in Progettazione Paesistica / Università degli Studi di Firenze

 

(in)View
  chi / who
Comune di Tivoli
cosa / what
ancora cemento?
dove / where
Villa Adriana
quando / when
15 agosto 2008
perchè / why
il bello di villettopoli..
 
   
home
 
redazione I riview.drpp@unifi.it

direttore
Giulio G. Rizzo

redazione
Alessandra Cazzola, Laura Ferrari

progetto grafico / editing
Laura Ferrari

editore
Firenze University Press


ISSN 1724-6768


note legali I privacy I copyright
le nostre montagne paesaggio ed esercizi audiovisivi mountain photo festival   cemento a villa adriana? Biogázia - Le città sono la forma del tempo giardino a Tianjin
© 2008 Dottorato di Ricerca in Progettazione Paesistica I Facoltà di Architettura I Università degli Studi di Firenze  
agosto / settembre 2008