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(in)View
chi / who
Comune di Tivoli
cosa / what
ancora cemento?
dove / where
Villa Adriana
quando / when
15 agosto 2008
perchè / why
Gli ambientalisti laziali sono sul piede di guerra
e chiedono di “sommergere” di mail il sindaco di Tivoli, perché
Villa Adriana è in pericolo.
Proprio ora che costosi restauri l’hanno riportata a splendore,
secondo Italia Nostra e Wwf, sta per abbattersi il colpo di grazia: sull’ultimo
lato rimasto libero dell’area, dove sorgerà un quartiere
residenziale da 160mila metri cubi, appena approvato dall’amministrazione
comunale.
“È un assalto vero e proprio - dice Carlo Boldrighini,
presidente di Italia Nostra sezione Tiburtina - e noi faremo di tutto
per bloccarlo, ricorrendo al Tar e alla magistratura. La Villa soffocherà
in mezzo al cemento, al traffico, ai nuovi servizi, nonostante sia tutelata
dal Ministero dei beni culturali e dal Piano territoriale paesistico della
Regione del 2001, che definisce quella zona paesaggio naturale agrario.
La decisione del comune è uno scempio. Lì non si può
e non si deve costruire nulla”.
Di diverso avviso, ovviamente, è il consiglio comunale che ha dato
il via libera alla «lottizzazione Nathan» sostenendo che è
la soluzione di una vicenda che si trascina da quarant’anni.
Negli Anni Settanta, infatti, il Comune autorizzò a tirar su nuove
case, per un milione di metri cubi e già in quell’occasione
si mobilitarono intellettuali, ambientalisti, guerriglieri della cultura
e tutto fu bloccato. I costruttori si mossero a loro volta, e ottennero
una sentenza favorevole dal Consiglio di Stato. Dopo un lungo braccio
di ferro, una patata bollente trasmessa in scomoda eredità da un’amministrazione
all’altra, è arrivata l’attuale soluzione. I costruttori
hanno ridotto le pretese a 160 mila metri cubi e promettono un’ampia
cintura verde, per salvaguardare l’area archeologica, e garantiscono
che il progetto rispetterà l’ambiente e le vestigia storiche,
perché è firmato da Paolo Portoghesi.
Giuseppe Baisi, sindaco di Tivoli, sostiene che non sarà “uno
stupro tipo valle dei Templi” e spiega: “eravamo
obbligati a decidere da una sentenza, altrimenti avremmo dovuto risarcire
i costruttori per 180 milioni di euro. Una spesa devastante per le casse
del comune. Siamo arrivati a un compromesso che è il migliore punto
di incontro tra esigenze di sviluppo, crescita della città, e riqualificazione
di un’area francamente degradata”.
Gli ambientalisti, al contrario, sostengono che i terreni incriminati,
in realtà, non sono edificabili in base alle nuove leggi dello
Stato e ai nuovi piani regionali per la tutela del paesaggio, e quindi
valgono infinitamente meno.
Come andrà a finire questa nuova battaglia non si sa… quello
che pare certo è che l’intera vicenda - difficile da dirimere
perché ognuno ha il proprio atomo di ragione - sia uno specchio
trasparente delle vicende legate al paesaggio nel nostro paese, dove la
valorizzazione del paesaggio e dei tesori artistici va quasi sempre in
collisione con lo sviluppo territoriale e i diversi livelli di potere
politico si accavallano, si annullano e si trascinano in annose vicende
che non vedono fine. (A.C.)
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