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Studiare i coleotteri come i social network
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Studiare i coleotteri come i social network

Sta seminando il panico fra gli entomologi di mezzo mondo. E' responsabile del cambiamento del profilo di molte nostre città costiere, da Sanremo a Palermo. Desta allarme per il ruolo che potrebbe avere nella perdita della biodiversità dell'ambiente mediterraneo. E' il Rhynchophorus ferrugineus, detto comunemente punteruolo rosso delle palme, e così è conosciuto dal grande pubblico – anche quello dei cinefili, visto che compare nella locandina del Sacro GRA, il documentario di Gianfranco Rosi vincitore del Leone d'oro a Venezia nel 2013, che narra, fra le altre storie, quella di un botanico a caccia del micidiale insetto, divoratore di palme.

Una ricerca, pubblicata recentemente su Current Zoology a cura di un team del Dipartimento di Biologia dell'Università di Firenze, ha studiato da vicino la storia riproduttiva del coleottero, originario del Sud Est asiatico e diffuso da circa una decina di anni in Italia e in buona parte del Mediterraneo. Alla pubblicazione ("A network of sex and competition: The promiscuous mating system of an invasive weevil") hanno collaborato il Consiglio di ricerca per l'Agrobiologia e la Pedologia di Firenze e il Corpo Forestale dello Stato.

"Grazie ad un innovativo approccio chiamato Analisi delle Reti Sociali, usato di solito per studiare le dinamiche complesse all'interno di società umane o i flussi di dati sui social network – spiega Rita Cervo, ricercatrice dell'Ateneo fiorentino - abbiamo potuto evidenziare in dettaglio la complessa rete di interazioni tra maschi e femmine di questa specie che vivono in gruppi molto numerosi all'interno della palma, che viene attaccata e divorata dall'interno".

Finora la scarsa comprensione della biologia riproduttiva della specie – dovuta a limitate osservazioni in condizioni assai diverse dal contesto naturale – ha compromesso la messa a punto di una delle più usate procedure per arginare il diffondersi dei parassiti, la cosiddetta "tecnica dell'insetto sterile", che prevede il rilascio di grandi quantità di maschi sterili, al fine di ridurre il potenziale riproduttivo della specie invasiva.

"Dalla nostra ricerca – prosegue Rita Cervo – si ricava che una frazione molto ristretta di maschi gioca un ruolo preponderante in questi aggregati riproduttivi, accoppiandosi molte volte e con molte femmine, a differenza della maggior parte dei maschi. Questa scoperta si rivela molto interessante ai fini applicativi, in quanto suggerisce che la tecnica dell'insetto sterile possa avere differente efficacia se usata indiscriminatamente su tutti i maschi o, al contrario, se direzionata sui maschi a maggior attività riproduttiva". (ddb) 

 
ultimo aggiornamento: 26-Feb-2015
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