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Dalle microalghe soluzioni per il futuro
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Dalle microalghe soluzioni per il futuro.
Due progetti finanziati da Horizon 2020

Chi mai avrebbe scommesso anni fa che soluzioni importanti per il mondo del futuro, ad esempio in medicina o nel reperimento di nuove fonti energetiche, sarebbero potute arrivare dallo studio di microscopici organismi come le microalghe? Eppure più di dieci anni fa un gruppo di ricercatori di Agraria - afferenti all’attuale Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DISPAA) - ha visto lontano. E' iniziato, così, lo sfruttamento di un filone di ricerca che ha portato, fra l’altro, alla costituzione di uno dei primi spin off dell’Ateneo fiorentino, Fotosintetica & Microbiologica S.r.l., e ad attrarre ingenti finanziamenti europei grazie a quattro progetti del VII Programma Quadro (AquaFUEL, GIAVAP, BIOFAT e FUEL4ME) sullo sfruttamento delle microalghe per la produzione di integratori alimentari, farmaci e biocombustibili. 

Attualmente due nuovi progetti sulle microalghe a cui partecipa il DISPAA, uno dei quali condiviso con lo spin off, sono tra le ricerche finanziate nell’ambito di Horizon 2020. Si tratta di Nomorfilm (“Novel marine biomolecules against biofilm. Application to medical devices”) e di Photofuel (“Biocatalytic solar fuels for sustainable mobility in Europe”).

Un farmaco “verde” contro i biofilm batterici 

Il primo progetto, per cui il DISPAA riceverà un finanziamento di circa 650.000 euro, riguarda le potenzialità antibatteriche ed antiadesive di molecole estratte da microalghe di origine marina. Nomorfilm, coordinato dal Barcelona Centre for International Health Research, a cui partecipano strutture di ricerca, oltre che di Spagna e Italia, anche di Portogallo, Svezia, Danimarca, Irlanda, Regno Unito e Grecia, mira a sfruttare il fatto che i biofilm batterici, le aggregazioni complesse che possono formarsi nel nostro organismo attorno a corpi estranei (come le protesi) e che rendono i microrganismi più pericolosi perché meno vulnerabili ai farmaci, possono essere bloccati nella loro crescita da molecole bioattive ricavate dalle microalghe. 

“Siamo stati interpellati, vista la nostra esperienza sulle molecole bioattive da microalghe, spiega il responsabile del team fiorentino Mario Tredici - ordinario di Microbiologia Agraria – per selezionare i ceppi algali migliori da cui produrre le molecole con funzioni antibatteriche. Altro compito che ci è stato affidato è quello di ottimizzare la crescita dell’alga  e massimizzare la resa in molecola bioattiva sia in laboratorio che in colture pilota all'aperto".

Metti un’alga nel motore

Con il progetto Photofuel si esplorano invece nuovi scenari per la mobilità del futuro. Non a caso il coordinatore è la Volkswagen e, fra i partecipanti, figurano il Centro Ricerche FIAT e Volvo Technology, come anche l’Università di Uppsala in Svezia, di Bielefeld in Germania, l’Imperial College di Londra e altri centri di ricerca in Germania, Francia, Portogallo e Finlandia. “In un nostro precedente progetto, BIOFAT – spiega Mario Tredici – abbiamo studiato come le microalghe accumulino olio in determinate condizioni di stress, quando si fanno, per così dire, ingrassare. Questa proprietà le rende interessanti ai fini della produzione di biodiesel, combustibile ottenuto da fonti  rinnovabili (biomasse) attraverso un processo chimico. Occorre segnalare, infatti, che l’olio estratto dall’alga deve essere trasformato in un metil-estere simile ad un  idrocarburo”. 

Alcuni dei team  che partecipano al progetto Photofuel sono riusciti a indurre nelle alghe la produzione diretta ed il rilascio dell’idrocarburo, saltando così due passaggi (l’estrazione e la trasformazione). “Questo è avvenuto in laboratorio – continua Tredici -, noi siamo stati coinvolti per testare su scala pilota i ceppi di alghe più promettenti selezionati nel progetto, visto che possediamo strutture idonee ed il know-how per la coltura in larga scala all'aperto”. 

Il DISPAA ha ottenuto un finanziamento  di circa 430.000 euro per la partecipazione a questo progetto. “Non è la prima volta che si studia la produzione di biocombustibili da biomasse vegetali - conclude Mario Tredici – ma mentre la loro produzione dalla colza, dal girasole, dalla soia e da altre colture tradizionali suscita forti perplessità a causa di ragioni etiche  (vasti terreni coltivabili vengono utilizzati a scopi non alimentari) in questo caso, con le microalghe, che non richiedono terreni fertili né acqua dolce, queste problematiche vengono superate”. (ddb)

 
ultimo aggiornamento: 01-Apr-2015
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