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Studiare a Firenze

A che cosa mi è servito studiare. E' lo spunto da cui partiranno alcuni ex allievi dell’Ateneo, che racconteranno la loro esperienza durante l'incontro “Studiare a Firenze”. Testimonianze, aneddoti e curiosità, per offrire qualche dritta per chi l’università deve cominciarla o la sta invece concludendo.


Giulia Lo Russo

Giulia Lo Russo, chirurgo plastico, laureata in Medicina e chirurgia a Firenze. "Quando mi sono iscritta non avevo le idee troppo chiare. Nel mio caso la scelta è diventata più consapevole via via con il percorso universitario. Tra l’altro quando mi sono iscritta pensavo alla specializzazione in Ginecologia, poi invece ho scelto Chirurgia plastica. Le prime settimane di corso vari colleghi mi chiedevano gli appunti. Visto però che non mi sembrava di essere particolarmente brava a prenderli, mi chiedevo il perché di tutte queste richieste. L’ho capito qualche settimana più tardi. La collega che era arrivata prima al test di ammissione si chiamava Giulia Russo … per una quasi omonimia era nato questo piccolo equivoco".

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Antonio Raschi
Antonio Raschi, una laurea in Agraria nel 1979, attualmente direttore dell'Istituto di Biometeorologia e Presidente dell'area della ricerca CNR di Firenze. "A cosa mi è servita l’Università? A cavarmela. Ho imparato che se ce la facevano gli altri potevo farcela anch'io, e non era un messaggio che mi era stato trasmesso a casa, né al liceo. In quegli anni ho imparato che c'è sempre tutto da imparare (anche se non l'ho appreso all'università in senso stretto). Ho imparato cos'è l'embolismo xilematico, e poi, molti anni dopo,  ci ho fatto ricerca per 15 anni. Agli studenti di oggi dico di approfittare di tutte le occasioni offerte dalla tecnologia per informarsi: internet noi non lo avevamo".

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igliozzi

Roberta Igliozzi, originaria di Alatri, dirigente psicologo all’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifco (IRCCS) Stella Maris di Calambrone, ha scelto Psicologia per passione, ma "quando ho comunicato questo orientamento a casa ho dovuto fare i conti con qualche resistenza. Durante gli anni di studio mi sono impegnata a fondo concentrandomi sui corsi. Però l’Università è stata per me anche un'occasione per creare nuovi rapporti personali e per esprimere al meglio me stessa. Tante amicizie a cui tengo sono nate a Firenze in questo periodo".

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Federico Giannini
Federico Giannini, 25 anni, pratese, laureato in Ingegneria meccanica, attualmente nel team di Ferrari che progetta macchine di Formula Uno. "Ripensando ai trascorsi universitari le prime immagini che mi vengono in mente? I due anni in cui ho frequentato i corsi a Prato. Eravamo una trentina e il rapporto con i docenti è stato molto stretto. Ci sono state prove che ho dovuto ripetere più volte, ma gli esami che ricordo con più “terrore” sono il primo, Chimica, e l’ultimo, Dinamica dei sistemi meccanici". E agli studenti che frequentano oggi l'Università consiglia di "non mollare, di mettersi sotto e di trovare un metodo. Io venivo da un istituto tecnico e non ero abituato a carichi di studio teorico così impegnativi come quelli che ho trovato. Tra l’altro, quando ero studente, avevo richieste di lavoro come perito meccanico e la tentazione di lasciare gli studi per guadagnare subito mi era balenata. Alla fine, però, volevo andare avanti con l’Università e sono contento, attraverso sacrifici, di essere arrivato fino in fondo".

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salvagnini
Franco Salvagnini, 54 anni, fiorentino, una laurea in Chimica e tecnologia farmaceutica conseguita nell’87, attualmente coordina lo sviluppo dei progetti nei siti produttivi europei di Menarini, come “manifacturing project manager”. "A che serve studiare? Principalmente ad acquisire un metodo con il quale affrontare i vari problemi che si riscontrano nella realtà delle cose. Grazie agli anni di studio, al di là delle conoscenze specifiche, ho acquisito un approccio che utilizzo nel mio lavoro e cerco di trasferire a chi collabora con me. L’Università è poi una sfida continua con se stessi che prepara a superare gli esami della vita". Un’istantanea della vita universitaria? "La prima immagine che associo a quegli anni è legata al cortile della Facoltà di Chimica in via Capponi. All’epoca eravamo pochi e questo ci consentiva di fare gruppo più facilmente. Prima e dopo gli esami eravamo soliti ritrovarci sotto un tiglio per confrontarci, farci coraggio e condividere gioie e dolori che ci riservavano quelle prove".

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chiara balestri
Chiara Balestri, 26 anni, fiorentina, una laurea magistrale in “Scienze dell’educazione degli adulti e formazione continua”, attualmente collabora al progetto “Siamo solidali” dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Quale consiglio per chi sta ancora studiando? "Di non studiare per il voto, ma per se stessi. E’importante cercare di rielaborare quel che si è studiato per poter sedimentare certe conoscenze e poter avere uno sguardo critico sulla realtà. Solo in questa prospettiva quel che si apprende all’Università può tradursi in una competenza da poter spendere sul campo. Altrimenti è tutto inutile". Il sogno? "Restare all’interno del mondo universitario. La didattica mi affascina perché esalta la componente relazionale e consente di dare concretezza allo studio".

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ultimo aggiornamento: 15-Mag-2017
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