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Ematologia, passi avanti per predire la risposta a terapia per forma di leucemia rara

Pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Investigation studio internazionale guidato dall'Ateneo fiorentino che ha individuato come prevedere, attraverso marcatori, la risposta alla terapia da parte di pazienti affetti da una forma rara di leucemia ("Specific molecular signatures predict decitabine response in chronic myelomonocytic leukemia", JCL 2015 30 marzo, doi:10.1172/JCI78752 http://dx.doi.org/10.1172/JCI78752).

 
santini
"I pazienti, generalmente anziani, che soffrono di leucemia mielomonocitica cronica – spiega Valeria Santini (nella foto), docente di Malattie del sangue presso il Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica – dispongono di terapie limitate, con prognosi variabile e scarsa risposta ai trattamenti".
"Ma una cura, ancora sperimentale, basata sul farmaco decitabina, si è dimostrata particolarmente efficace - continua Santini -; purtroppo alla terapia risponde solo il 40% circa dei pazienti. Siamo partiti da questo dato per un lungo percorso che ci ha portato a individuare la presenza di due marcatori (le proteine CXCL4 e CXCL7), che appaiono presenti ad alto livello nelle cellule midollari dei pazienti che non rispondono alla terapia".

La pubblicazione - frutto della collaborazione con Maria Figueroa, della University of Michigan, Comprehensive Cancer Center e con Eric Solary, dell'Istituto Gustave Roussy di Parigi, insieme ad altre istituzioni italiane afferenti alla Fondazione Italiana Sindromi Mielodisplastiche – si è avvalsa di uno studio clinico e di uno studio traslazionale molecolare associato, cui hanno contribuito due giovani ricercatori, Erico Masala e Francesca Buchi.

"La ricerca – prosegue Santini - si è occupata dello studio della modificazione del DNA che impedisce l'espressione di alcuni geni, detta metilazione, effettuato con tecniche avanzate di analisi su campioni di sangue midollare dei pazienti, esaminati prima della terapia".

Sono state individuate più di 100 regioni in cui la metilazione è diversa, aumentata o inferiore a seconda che i pazienti rispondano clinicamente o meno alla decitabina, farmaco che determina una demetilazione del DNA tumorale.

"La possibile applicazione clinica della ricerca – conclude Santini – porterebbe a determinare in anticipo e con ottima approssimazione chi risponderà alla terapia, senza doverla somministrare per almeno sei cicli prima di capirne l'efficacia. Ciò eviterebbe ai pazienti tossicità inutile e accelererebbe la scelta di una terapia alternativa". (ddb) 

team ricerca santini

Il team di ricerca della prof.ssa Santini, da sinistra  Erico Masala , Francesca Buchi e Ana Valencia.

 
ultimo aggiornamento: 20-Mag-2015
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