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Albero di Natale? Meglio quello vero
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Albero di Natale? Meglio quello vero
I consigli del Dipartimento Gesaaf per un acquisto responsabile

Quale albero di Natale scegliere: meglio quello ‘ecologico’ o uno vero? Una domanda che si fanno in molti nel momento in cui si comincia a pensare alle feste e alle tradizionali decorazioni. E al momento di decidere, sappiamo davvero che cosa acquistiamo?

Il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Ateneo ha pubblicato sul proprio sito una piccola guida alla “scelta responsabile dell’albero di Natale”, preparata dai docenti del settore forestale, su iniziativa del prof. Gherardo Chirici. La guida intende informare in modo semplice e immediato sull’argomento. Lo spiega il direttore del Dipartimento Matteo Barbari.

“Natale è uno dei pochi momenti dell’anno durante i quali in Italia si parla di alberi, altrimenti si rammentano solo in caso di eventi drammatici e disastrosi, come incendi o tempeste. Ci è sembrato importante non perdere questa occasione”.

Qual è la scelta più corretta? Molti preferiscono alberi di plastica confidando nel fatto che siano più ecologici perché così si ritiene di salvare un albero vero …
“È di gran lunga più ecologico e sostenibile acquistare alberi di Natale veri. Nessuna foresta viene danneggiata se compriamo un albero di Natale. Severi regolamenti dettano le norme sulla loro coltivazione e il Corpo Forestale dello Stato vigila con attenzione sul loro rispetto”.

Gli alberi di Natale che si trovano in vendita sono quindi affidabili da questo punto di vista?
“In commercio ce ne sono due tipi: quelli con radici e “pane di terra” non vengono da boschi, ma da apposite piantagioni. Esattamente come ogni altra coltivazione agricola. Normalmente si tratta di abeti rossi (Picea abies), diffusi in Italia soprattutto sulle Alpi orientali, altrimenti sono abeti bianchi (Abies alba) che vivono in Appennino. Acquistando questi abeti si contribuisce ad incrementare il reddito delle popolazioni che vivono in aree rurali; si combatte l’effetto serra visto che questi abeti hanno assimilato durante la loro crescita la CO2 atmosferica, a differenza di quelli di plastica che sono invece prodotti con idrocarburi fossili”.

E il secondo tipo?
Sono quelli senza radici, i “cimali”, le cime di alberi che sono stati tagliati in bosco per produzione legnosa. Il più delle volte l’albero è stato tagliato per fare dei diradamenti, sempre nel rispetto di severe norme su cui vigila il Corpo Forestale dello Stato. Il cimale, che in genere ha scarso valore, viene lasciato a terra in bosco o triturato per produrre il pellet che brucia nelle stufe. Tanto vale usarlo per farci un bell’albero di Natale!

E anche in questo caso si può definire una scelta corretta?
Sì, se comprate un cimale aiutate le foreste perché contribuite ad aumentare il reddito degli operatori del settore. Un settore, quello forestale, che in Italia ha alti costi e bassi redditi. Un reddito aggiuntivo a chi vive dei boschi permette una gestione più sostenibile di questa importantissima risorsa”.

In sintesi che cosa dobbiamo tenere presente?
“Il bosco è una risorsa rinnovabile. Negli ultimi 50 anni la superficie forestale in Italia è quasi raddoppiata e attualmente circa il 60% del legno che usiamo ogni anno deriva dalle nostre foreste dove si effettuano piantagioni seguite da tagli regolamentati. Il resto arriva dalle importazioni. E’ anche per questo che una gestione forestale sostenibile e coscienziosa, sviluppata su solide basi scientifiche, permette di ridurre la pressione sulle foreste naturali di aree come l’Amazzonia o l’Africa.

E non dimentichiamo che le Scienze Forestali in Italia sono nate a Firenze, nella foresta di Vallombrosa. L’Università di Firenze ha la più antica scuola forestale d’Italia ed ancora oggi, dal 1924, offre un completo percorso di studi con una laurea (http://www.forestambiente.unifi.it) e una laurea magistrale in Scienze forestali e ambientali (http://www.forestambiente-magistrale.unifi.it)”.

 
ultimo aggiornamento: 23-Nov-2015
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