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Bando Fondazione Veronesi 2016, tre ricercatori fiorentini tra i vincitori

Tre ricercatori Unifi, Andrea Morandi, Gustavo Provensi e Chiara Raggi, si sono aggiudicati ciascuno una borsa di studio del valore di 27mila euro per il 2016 dalla Fondazione Umberto Veronesi. I loro progetti sono stati selezionati fra 595 proposti.

Gustavo Provensi
Un’alimentazione corretta può preservare le capacità cognitive dal declino provocato dall’ansia. Questo il tema della ricerca affrontata da Gustavo Provensi, 34 anni, dottore di ricerca in Farmacologia, Tossicologia e Trattementi Innovativi dell’Ateneo fiorentino.

“L’esposizione allo stress durante lo sviluppo e la vita adulta è un fattore di rischio per la salute – spiega il giovane studioso di nazionalità brasiliana – una nutrizione bilanciata gioca un ruolo chiave non solo da un punto di vista metabolico, ma anche per la salute mentale”.

Lo studio di Provensi fa parte di un’indagine internazionale dedicata al rapporto tra abitudini alimentari e deficit cognitivo causato dallo stress e finalizzata a comprendere come la nutrizione contribuisca a migliorare la salute psichica con l’avanzare dell’età. In particolare la ricerca di Provensi si concentrerà sull’effetto che una dieta con acidi grassi polinsaturi omega3 e vitamina A (di cui sono ricchi il pesce e i vegetali giallo arancioni) può esercitare su animali sottoposti a uno stress moderato durante lo sviluppo.

Il ricercatore esaminerà le reazioni a prove cognitive e a test collegati all’ansia, con l’intento di mettere a fuoco quei meccanismi cellulari e molecolari nel cervello che incidono positivamente sulle funzioni cognitive deteriorate dallo stress. 

Andrea Morandi

La resistenza alla terapia endocrina applicata alle pazienti in menopausa con tumori al seno è l’oggetto della ricerca di Andrea Morandi, 34 anni, dottore in Oncologia Sperimentale e Clinica dell’Ateneo.

“In alcuni soggetti – spiega il ricercatore - la cura si rivela inefficace perché il tumore può svilupparsi anche in presenza del farmaco e non rispondere alla terapia Abbiamo ipotizzato che tra i numerosi fattori che contribuiscono a questa resistenza  ci sia un diverso modo di assorbire il glucosio e altri nutrienti da parte delle cellule tumorali che si caratterizzano per la grande capacità di adattamento metabolico”.

Di recente alcuni studi hanno individuato quali possibili “responsabili” di questi adattamenti i microRna, piccole molecole di Rna attive nella regolazione dell’espressione dei geni. Lo studio di Morandi si inserisce in questo filone. Nel mirino del ricercatore fiorentino c’è in particolare il microRna  155, che ha individuato come responsabile di questa maggiore aggressività delle cellule resistenti e risulta maggiormente espresso proprio nelle pazienti che resistono alla terapia.

In collaborazione con l’Institute of Cancer Research di Londra,  Morandi cercherà quindi di validare in laboratorio la correlazione tra il microRna 155 ed estendere lo studio ad altri potenziali microRNA importanti per la riprogrammazione metabolica delle cellule tumorali e la resistenza alla terapia endocrina.

“Il progetto di ricerca avrà dei tempi lunghi per la validazione clinica di questa scoperta – conclude Morandi – ma se dovesse avere un esito positivo , ci consentirebbe di capire prima di iniziare la terapia quali pazienti risponderanno e quali no, guadagnando tempo prezioso per la cura efficace delle pazienti”.

Chiara Raggi

Obesità, tumore al fegato e il ruolo della molecola proteica CCL2. Questo il campo di indagine di Chiara Raggi, ricercatrice del Laboratorio Epatologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi e dell'Ateneo fiorentino.

"L'obesità – spiega la studiosa - rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo occidentale ed è all'origine di una varietà di tumori tra cui il carcinoma epatico. Tuttavia la relazione tra obesità e tumore al fegato non è stata finora appurata con chiarezza, nonostante si tratti di un male molto diffuso".

Gli studi hanno evidenziato che alcune molecole proteiche, chiamate citochine e chemochine, sono responsabili dell'infiammazione del fegato in una serie di alterazioni epatiche che possono spaziare dalla semplice steatosi, alla steatoepatite non-alcolica (non-alcoholic steato-hepatitis, NASH) e alla cirrosi spesso associate a obesità viscerale.

In particolare sono stati rilevati livelli elevati della molecola proteica CCL2 nel siero di pazienti affetti da epatocarcinoma. Il progetto di ricerca punta ad approfondire il ruolo di CCL2 – implicato tra l'altro anche nell'insorgenza di altre forme di cancro – e la ricerca di un possibile approccio terapeutico innovativo nel carcinoma epatico associato a obesita’.

 

 

(rp)

 
ultimo aggiornamento: 18-Mag-2016
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