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Gli assetti della comunicazione pubblica in Toscana
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Gli assetti della comunicazione pubblica in Toscana, una ricerca del Dipartimento di Scienze politiche e sociali

Com’è organizzata la comunicazione nei Comuni toscani? Risponde alla domanda il programma “Nuove geometrie, per nuove geografie. Gli assetti della comunicazione pubblica in Toscana”, svolto da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali con la guida di Laura Solito.

Il percorso, iniziato nel 2014-15 nell’ambito di un progetto PRIN finanziato dal Miur e proseguito grazie al sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha monitorato strutture e professionalità di 269 Comuni toscani e coinvolto attivamente 36 comunicatori pubblici nella riflessione sui cambiamenti avvenuti nei loro Enti.

Lo studio vuole vedere cos’è accaduto nei Comuni toscani a distanza di oltre 15 anni dalla legge 150/2000, norma che aveva a suo tempo fissato i perimetri di azione e competenza di Uffici Relazioni con il Pubblico (Urp), Uffici Stampa e Uffici del Portavoce e che ad oggi resta il principale riferimento per l’organizzazione della comunicazione della Pubblica Amministrazione.

I risultati parlano chiaro: gli enti locali si sono attrezzati per rispondere ai bisogni informativi più complessi e mutevoli dei cittadini incrementando la “quantità” dei flussi comunicativi verso l’esterno, soprattutto mediante il ricorso al web e ai canali di social networking (1 Comune su 2 ha una presenza istituzionale su Facebook  o Twitter); anche a seguito di risorse economiche più scarse, ciascun Comune ha cercato un assetto capace di rispondere alle mutate esigenze di comunicazione, talvolta “correndo il rischio” di andare oltre il panorama definito dalla norma; si sono inoltre intrapresi percorsi di autoformazione interna e, per necessità o per virtù, i comunicatori hanno attivato uno spirito maggiormente sperimentale verso strumenti, linguaggi e servizi informativi.

Allo stesso tempo si rilevano importanti carenze. Innanzitutto strutturali: solamente il 19% dei Comuni toscani ha un ufficio stampa stabile, mentre la maggior parte affida il rapporto con i media a dipendenti senza una specifica formazione giornalistica e senza un impegno dedicato, oppure a professionisti a tempo determinato, su chiamata diretta dei vertici politici. Evidenti le conseguenze e i rischi rilevati: discontinuità nel dialogo con il mondo giornalistico, precarietà professionale, stretta vicinanza – non sempre di facile gestione – tra informazione istituzionale e comunicazione politica.

Diversa la situazione degli Uffici Relazioni con il Pubblico, che da un lato godono di una maggiore strutturazione, soprattutto grazie ad un personale più stabile e “cresciuto” dentro l’organizzazione, ma dall’altro hanno più difficoltà a vedersi riconosciuto un ruolo chiave nella definizione della strategia comunicativa dell’Ente. Schiacciati sulla gestione del front office e delle relazioni con l’utenza, più eterogenea e complessa rispetto al passato, gli Urp sembrano perdere in parte quel ruolo di centro propulsore della “cultura comunicativa” dentro gli enti.

All’interno del panorama appena descritto, si collocano, al contrario, Comuni maggiormente virtuosi che vedono nella comunicazione, nelle strutture e professionalità ad essa dedicate una leva strategica per l’intera amministrazione. Si tratta di contesti nei quali i comunicatori pubblici, legittimati dai vertici anche politici, hanno saputo assumere un ruolo maggiormente attivo – non difensivo o passivo – davanti ai cambiamenti avvenuti, fuori e dentro le organizzazioni, e ad integrare le novità nel tessuto comunicativo esistente. (Letizia Materassi)

 
ultimo aggiornamento: 31-Mag-2016
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