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Ambiente, inquinamento da mercurio nelle acque nell’Italia centrale
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Ambiente, inquinamento da mercurio nelle acque nell’Italia centrale
In una ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra

Dal monte Amiata al Tirreno, il viaggio del mercurio attraverso l’Italia Centrale. Una ricerca svolta dal Dipartimento di Scienze della Terra si è concentrata sugli effetti di oltre un secolo di attività estrattiva e metallurgica, cessata nel 1980, nell’area di Abbadia San Salvatore. Secondo Pilario Costagliola e Marco Benvenuti, docenti di Georisorse minerarie e applicazioni mineralogico-petrografiche per l'ambiente e i beni culturali, il comprensorio mercurifero dell’Amiata è fonte di una contaminazione che, principalmente attraverso i corsi d’acqua, si estende a distanze anche notevoli dalla sorgente.

Il team fiorentino, coordinato da Costagliola, ha concentrato i propri studi sui materiali solidi, come residui minerari, suoli, sedimenti fluviali, e sulle acque superficiali dell’Amiata che sfociano nel Tevere e nel suo affluente Paglia. Per le loro indagini gli studiosi hanno potuto contare sulla collaborazione di Pierfranco Lattanzi e di Valentina Rimondi, afferenti al Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR/IGG; Firenze) e sono stati affiancati da un team specializzato del  Servizio geologico degli Stati Uniti (USGS) e dell’Università di Cagliari.

La ricerca ha fatto emergere un problema di inquinamento dei corsi d’acqua in un’area che interessa oltre alla bassa Toscana, l’Umbria e l’alto Lazio. “Nel corso dell’attività estrattiva vi è stato un costante apporto di mercurio (Hg), nelle sue varie forme, nella valle dei fiumi Pagliola e Paglia - spiega Costagliola – la conseguenza è una presenza diffusa di sedimenti contaminati da Hg depositati sulle rive del sistema fluviale”. Per il ricercatore fiorentino questo significa che gli eventi di piena possono determinare “un’importante ridistribuzione del materiale contaminato. Il trasporto del mercurio avviene in forma solida – aggiunge Costagliola – il metallo è solo moderatamente biodisponibile, ma vi sono evidenze dell’impatto sulla biosfera”.

Attualmente il team fiorentino sta svolgendo una campagna preliminare di monitoraggio del fiume Orcia, ma l’attività di ricerca richiederebbe ulteriori azioni e approfondimenti.

“In primo luogo – afferma Costagliola – sarebbe necessario monitorare la presenza di mercurio lungo l’intera rete idrica superficiale, includendo i corsi di acqua minori rispetto a quelli considerati, oltre alle aree costiere e marine potenzialmente coinvolte, in modo da disporre di una fotografia più completa circa lo stato attuale dell’ambiente”. Questo tipo di ricerca permetterebbe anche di comprendere meglio in che modo e con quali tempi avvengono la contaminazione, il trasporto e il deposito nelle acque di Hg.

E’ importante poi occuparsi della gestione dei siti minerari dismessi per interrompere o limitare l’ulteriore eventuale trasferimento di Hg nella rete idrica – commenta lo studioso del Dipartimento di Scienze della Terra -  un altro versante della ricerca riguarda l’impatto sulla fauna e sulla flora e la verifica della presenza di mercurio nelle catene alimentari”.

L’indagine, iniziata nel 2009, è stata in parte finanziata nell’ambito dei Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) ed è documentata da numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali che si occupano di problemi ambientali.

 

 
ultimo aggiornamento: 10-Giu-2016
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