altre sezioni
Quattro progetti Unifi finanziati nell'ambito del programma Erasmus +
Home page > UNIFI comunica > Notiziario 2016 > Quattro progetti Unifi finanziati nell'ambito del programma Erasmus +
Stampa la pagina corrente Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

Quattro progetti Unifi finanziati nell'ambito del programma Erasmus +

Leggi Erasmus, pensi alla mobilità studentesca europea. Ma il programma Erasmus + si occupa anche di cooperazione per l’innovazione e scambio di buone prassi in campo formativo attraverso la Key Action 2 (KA2) e di sostegno alle riforme politiche attraverso la Key Action 3 (KA3). Relativamente a queste due azioni chiave l’Università di Firenze ha ottenuto il finanziamento di quattro progetti come capofila, tre dei quali sono stati coordinati dal Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia  e uno dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione.

PROVA (KA3)

Giovani con problemi giudiziari, a rischio di esclusione sociale e di radicalizzazione, più facilmente propensi ad agire in maniera violenta, da soli o in gruppo. Su di loro è incentrato il progetto biennale PROVA (Prevention of violent Radicalisation and Of Violent Actions in intergroup relations), coordinato dal Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze. Lo stanziamento previsto dalla commissione europea è di 472mila euro, all’Ateneo fiorentino ne andranno 112mila. Il progetto avrà inizio il prossimo dicembre e vede tra i partner l’Università di Barcellona, la Fondazione Giovanni Michelucci, lo spin off Unifi LabCom, l’associazione Aufbruch (Germania), Psiterra Association (Romania).

“La radicalizzazione tra i giovani può portare anche a comportamenti e azioni violenti – spiega Patrizia Meringolo, ordinario di Psicologia sociale e referente scientifica di PROVA – questo è ancora più vero se ci riferiamo a ragazzi tra i 14 e i 25 anni con procedimenti penali a carico”. Il progetto, che si carica di un significato ulteriore nello scenario attuale, punta alla prevenzione attraverso l’educazione a valori quali la tolleranza, la diversità culturale, politica e religiosa.  “I giovani che vivono in stato di detenzione o sono soggetti a misure alternative – prosegue Meringolo - provano molto spesso un sentimento di frustrazione che deriva dal sentirsi esclusi e sfocia in un desiderio di rivalsa o peggio di vendetta”.

Nell’ambito di PROVA questi giovani saranno chiamati ad avere un ruolo attivo, a ripensare, per esempio, gli spazi urbani come luoghi di incontro e non di conflitto. In questo compito, nell’ambito di specifici workshop, saranno seguiti da studenti universitari, prevalentemente di Psicologia e di Scienze sociali, che dovranno supportarli e diventare per loro un modello positivo.

“PROVA – aggiunge Meringolo - prevede inoltre un programma di formazione, rivolto ai professionisti che operano nel sistema giudiziario e a quanti si occupano di inclusione sociale, per promuovere competenze orientate a prevenire la conflittualità. Tra gli attori coinvolti, anche gli stakeholders (provenienti dalla politica, dall’associazionismo, dal mondo del volontariato) perché concepiscano ancora di più gli spazi urbani come luoghi di aggregazione e integrazione giovanile”. 

Tra gli obiettivi del progetto anche la costruzione di un network internazionale dedicato alla prevenzione della radicalizzazione dei minori e la definizione di linee guida e buone pratiche in questo settore.

MEET (KA3)

Tratta invece di media education, inclusione e dialogo interculturale MEET (Media Education for Equity and Tolerance), il progetto presentato da Maria Ranieri, docente del Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia, che ha ottenuto un finanziamento di oltre 530mila euro. Il progetto, che partirà il prossimo dicembre e avrà una durata biennale, vedrà il team fiorentino collaborare con l’Università di Vienna, il Peace Institute (Slovenia), le organizzazioni no profit medien+bildung (Germania) e Media Animation Asl (Belgio).

Circa 300 studenti delle scuole secondarie superiori di diversi paesi, a rischio di esclusione sociale, saranno coinvolti sperimentalmente in percorsi di educazione ai media e alla cittadinanza. In particolare il team fiorentino opererà a Prato in classi multietniche che saranno indicate dal Comune stesso.

 “Dai social ai podcast, dai wiki ai videogame i ragazzi saranno chiamati a produrre contenuti mediali che li aiutino a comprendere l’importanza del confronto, del rispetto e dell’equità in un contesto interculturale – spiega Ranieri – Per far crescere la loro consapevolezza su questi valori proporremo loro di analizzare le rappresentazioni che i media offrono dei temi legati, per esempio, all’immigrazione, e gli stereotipi che, in alcuni casi, vengono evocati”.

 “Troppo spesso giovani immigrati e rifugiati vengono percepiti come nemici, diventando il target di pratiche discorsive discriminatorie perpetrate molto spesso da giovani che vivono condizioni di svantaggio sociale – commenta Ranieri-  Si viene così a generare una forte polarizzazione tra giovani che vivono in contesti sociali similari, entrambi svantaggiati. In questo scenario, la media education può essere una strategia pedagogica efficace per supportare la comprensione critica da parte dei più giovani delle rappresentazioni mediali degli altri e una opportunità per coinvolgerli nella produzione di narrazioni alternative allo scopo di promuovere capacità di ascolto e alimentare una cultura della tolleranza”.

 Il gruppo di ricerca impegnato nel MEET lavorerà al riadattamento di materiali didattici adoperati in un precedente progetto europeo (e-EAV e-engagement against violence, 2012-2014) e racconterà le diverse fasi dell’iniziativa in un documentario educativo. Questo prodotto, insieme ad alcune linee guida, verrà messo a disposizione degli insegnanti interessati a sviluppare percorsi media educativi in contesti interculturali. Gli stessi materiali potranno essere utilizzati da enti locali a vario livello per rendere più incisiva la capacità politica di trattare le problematiche legate alla convivenza e all’integrazione giovanile in contesti multietnici.

DREAM (KA2)

 Una relazione educativa più attenta agli aspetti affettivi e all’universo emotivo dei più piccoli. In questa direzione intende promuovere il rapporto tra insegnante e bambini di nido, scuola dell’infanzia e scuola primaria il progetto DREAM (Development and Run-test of an Educational Affective Model) coordinato dal Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia  (SCIFOPSI) e finanziato con 429mila euro dalla Commissione europea.

“DREAM è frutto di oltre tre anni di riflessioni sull’Early Childhood Education and Care (ECEC) italiana ed europea – spiega Clara Silva, referente scientifica del progetto - ed è rivolto a educatori, insegnanti e bambini fino ai dieci anni. L’idea di fondo è che un sistema scolastico realmente inclusivo possa reggersi a partire da un approccio meno asimmetrico, più paritario, “democratico” e attento alle dinamiche e al portato affettivo ed emotivo che caratterizzano la relazione educatore-educando e docente-discente”. Nel progetto sono coinvolti come partner l’Università di Malaga (Spagna), il Centro Machiavelli di Firenze, l’Istituto Comprensivo Statale “Giovanni XXIII” di Terranuova Bracciolini, l’European Center in Training for Employment di Rethymno (Grecia), il Centre l’Horizon (Francia).

DREAM prevede sia una fase di indagine nel campo dell’educazione dell’infanzia primaria nei paesi coinvolti nel progetto e a seguire un’ampia sperimentazione sul campo, con workshop, meeting periodici con i partner e valutazione finale dei dati raccolti, delle attività svolte e dei risultati ottenuti, con relativa, successiva diffusione.

UMETECH (KA2)

Valorizzare i beni culturali e paesaggistici in Argentina, Paraguay e Peru attraverso servizi ad alto contenuto tecnologico nell’ottica dello smart tourism. E’ quanto si propone UMETECH (University & Media Technology for Cultural Heritage), il progetto finanziato dalla commissione europea che sarà coordinato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, attraverso il centro di eccellenza Media Integration and Communication Center (MICC), diretto da Alberto Del Bimbo.

UMETECH si avvale del supporto della Regione Toscana e della collaborazione dell’Università Politécnica di Bucarest (Romania) e dell’Università Telecom Lille.

“Nel 2013  - spiega Del Bimbo - il MICC si è aggiudicato un bando regionale che ha portato alla nascita di  Nemech, un centro di competenza specializzato in nuovi media e i beni culturali, nell’ambito del piano per il potenziamento del sistema di trasferimento tecnologico. Obiettivo di UMETECH è di esportare l’esperienza di Nemech in Sudamerica: saranno costituiti due centri di competenza in Argentina, uno in Paraguay e un altro in Peru, in collaborazione con le quattro università partner per sviluppare progetti volti a valorizzare beni architettonici e opere d’arte e accrescere così l’interesse turistico del patrimonio culturale di questi luoghi. UMETECH prevede anche corsi di formazione sull’uso e l’impiego della comunicazione sociale, sulle tecnologie tridimensionali (acquisizione e restituzione in 3D), sui sistemi di visione artificiale e sui dispositivi mobili per aiutare il turista a capire cosa sta guardando”. Tra le finalità del progetto anche attività di supporto per la nascita di spin off universitari.

Sono partner di UMETECH l’Università Nazionale di Misiones (Argentina), l’Università provinciale di Córdoba (Argentina), l’Università dell’Est (Paraguay), la Università di Itapúa (Paraguay), la Università Inca Garcilaso de la Vega (Perú), la Università de Piura (Perù). Il progetto partirà nel marzo prossimo e avrà durata biennale.

 
ultimo aggiornamento: 03-Ott-2016
Home page > UNIFI comunica > Notiziario 2016 > Quattro progetti Unifi finanziati nell'ambito del programma Erasmus +