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Congedo Parentale

Nei primi dodici anni di vita del bambino entrambi i genitori possono astenersi dal lavoro per un periodo complessivo, continuativo o frazionato, di dieci mesi elevabili ad undici qualora il padre eserciti il diritto all’astensione per un periodo di almeno tre mesi, anche frazionati.

Durata e fruizione

Fermo restando il limite complessivo suddetto, il diritto al congedo compete:

  • alla madre, trascorso il periodo di congedo di maternità, per un periodo continuativo o frazionato non superiore ai sei mesi;
  • al padre, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore ai sei mesi, elevabile a sette qualora eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non inferiore a tre mesi;
  • qualora vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o frazionato non superiore ai dieci mesi, utilizzabili comunque entro il dodicesimo  anno di età del bambino.
    La condizione di genitore “solo” si verifica: nel caso di morte dell’altro genitore, di abbandono del figlio o di affidamento esclusivo ad un solo genitore, nel caso di non riconoscimento del figlio da parte di un genitore.

I suddetti limiti sono raddoppiati in caso di parto gemellare.

Il padre e la madre possono utilizzare il congedo parentale anche contemporaneamente.

Ciascun genitore può scegliere fra la fruizione giornaliera e quella oraria.

La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero ed è esclusa la cumulabilità con permessi o riposi di cui al D.Lgs. 151/01.

 

Il diritto a fruire del congedo in esame compete al padre anche nei seguenti casi:

  • durante il periodo di astensione obbligatoria post-parto della madre;
  • nel caso in cui la madre non sia lavoratrice o sia lavoratrice autonoma;
  • durante i periodi nei quali la madre beneficia dei riposi orari giornalieri previsti dall’art. 39 del Decreto Legislativo 26.03.2001, n. 151.

Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.

Interruzione

Il periodo di congedo parentale si interrompe solo in caso di malattia del genitore che ne fruisce o della malattia del figlio. In entrambi i casi dovrà essere prodotta idonea certificazione medica e, in caso di infermità propria, il dipendente dovrà provvedere anche a darne comunicazione alla struttura di appartenenza.

Iter procedurale

Ai fini della fruizione del congedo parentale, gli interessati dovranno presentare opportuna domanda al Dirigente dell’Area Risorse Umane e, per conoscenza, al Responsabile della struttura di afferenza, con un preavviso di 5 giorni rispetto alla data in cui intendono iniziare ad usufruirne (salvo casi di comprovata impossibilità). Nel caso di fruizione su base oraria il preavviso è di 2 giorni. Ciò anche nel caso di proroga dell’originario periodo di astensione.

Nel caso in cui l’altro genitore sia lavoratore dipendente, è necessario che il richiedente fornisca una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi degli artt. 47 e 76 del D.P.R. 28.12.2000, n. 445 relativa agli eventuali periodi di congedo parentale fruiti dall’altro genitore ed alla corrispondente retribuzione percepita.

Qualora l’altro genitore sia lavoratore autonomo o non sia lavoratore, il richiedente è tenuto a dichiarare, ai sensi del citato D.P.R. n. 455/2000 sotto la sua responsabilità, che l’altro non fruisce del congedo parentale.


Trattamento economico e contributivo

Il trattamento economico dell’intero periodo di congedo, computato complessivamente tra i due genitori, è il seguente:

  • i primi 30 giorni sono retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e delle indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute, e non riducono le ferie;
  • i restanti periodi, fino alla concorrenza del limite di sei mesi e fino al compimento del 6° anno di vita del bambino, sono retribuiti al 30% e sono coperti da contribuzione figurativa;
  • oltre il 6° e fino al 12° anno di vita del bambino è possibile usufruire del congedo parentale residuo, senza retribuzione. Entro l’8° anno di vita del bambino è riconosciuta l’indennità giornaliera del 30% della retribuzione qualora il reddito individuale del lavoratore interessato sia inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.
    In tal caso il dipendente dovrà rendere una dichiarazione ai sensi del D.P.R. 445/2000 nella quale attesti, sotto la sua responsabilità, il reddito imponibile percepito nell’anno di riferimento, onde poter fruire del trattamento economico più favorevole previsto dall’art. 34, comma 3, del D. Leg.vo 151/01.

Tutti i periodi di congedo parentale sono computati nell’anzianità di servizio.
I periodi retribuiti per intero comportano la riduzione della tredicesima mensilità, quelli retribuiti al 30% e senza stipendio anche la riduzione delle ferie.

Congedo parentale in caso di adozione o di affidamento preadottivo internazionale

I genitori adottivi o affidatari, analogamente ai genitori biologici, possono fruire del congedo parentale entro i primi dodici anni dall'ingresso del minore nel nucleo familiare, indipendentemente dall'età del bambino nel momento dell'adozione o dell'affidamento, e comunque non oltre il compimento della maggiore età dello stesso.

Fermi restando i predetti limiti temporali (oltre i quali non spettano né il congedo né la relativa indennità), spetta ai genitori, per un periodo massimo complessivo di sei mesi tra i due genitori entro i sei anni dall’ingresso del minore in famiglia, lo stesso trattamento economico previsto per i genitori naturali.

L’indennità pari al 30% della retribuzione spetta anche dopo i sei anni dall’ingresso in famiglia, o dopo i sei mesi di parentale usufruito, subordinatamente alla verifica delle condizioni reddituali previste dall’art. 34, comma 3, del D. Leg.vo 151/01.

Trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale in luogo del congedo parentale

Il lavoratore può chiedere, per una sola volta, in luogo del congedo parentale o entro i limiti del congedo parentale ancora spettante la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale purché non inferiore al 50%. L’Amministrazione è tenuta a dar corso alla trasformazione entro quindici giorni dalla richiesta.

 

Modulistica

Normativa di riferimento

  • C.C.N.L. 16.10.2008, art. 31
  • Decreto Legislativo 26.03.2001, n. 151, artt. 32 – 38
  • Legge 06.08.2008, n. 133, art. 71
  • Decreto Legge n. 78 del 1.07.2009
  • Decreto Legislativo 15.06.2015, n. 80, artt. 7,8, 9 e 10
  • Decreto Legislativo 15.06.2015, n. 81, art. 8 comma 7
 
ultimo aggiornamento: 27-Ott-2015