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FAQ Malattia


CERTIFICAZIONE MEDICA

Quali sono le modalità con cui i pubblici dipendenti devono giustificare le assenze per malattia?
L’art. 55-septies, comma 1, del D.L.vo n. 165/2001 introdotto con D.L.vo n. 150 del 27.10.2009, prevede la trasmissione telematica delle certificazioni di malattia per i dipendenti pubblici. Tale modalità  soddisfa l'obbligo di recapitare l'attestazione di malattia ovvero di trasmetterla tramite raccomandata A/R all’Università degli Studi di Firenze entro 5 giorni lavorativi successivi all'inizio della malattia.
Inoltre stabilisce che nell’ipotesi di assenza, anche per un solo giorno, per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante i certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.
Sono, quindi, ammesse le attestazioni telematiche  mediche rilasciate da:

  1. medici di famiglia,
  2. guardia medica,
  3. ospedali e pronto soccorso,
  4. strutture ambulatoriali delle ASL,
mentre non lo sono quelle rilasciate da medici liberi professionisti non convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale.

Cosa fare se l'attestato di malattia telematico non contiene tutte le informazioni necessarie all'amministrazione?
Premesso che all'amministrazione viene reso immediatamente disponibile dall'INPS l'attestato di malattia per via telematica, se il dipendente  intende fruire dei benefici previsti dalla normativa vigente e dal CCNL 16/10/2008 per le assenze effettuate a titolo di infortunio sul lavoro, malattia dipendente da causa di servizio, patologie gravi che richiedono terapie salvavita, ricovero ospedaliero, day hospital e post ricovero, dovrà trasmettere l’idonea certificazione, secondo le seguenti modalità: posta elettronica certificata (all’indirizzo certificatimedici@pec.unifi.it), raccomandata A/R o consegna manuale.

In presenza di prognosi certificata dal medico fiscale, è necessaria anche la presentazione della certificazione del medico curante?
No, non è necessario quando la prognosi del medico fiscale copre l’intera durata dell’evento di malattia,  in quanto è un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.

In caso di malattia, si è tenuti a comunicare la prognosi certificata dal medico?
Sì, il dipendente deve comunicare la durata dell’assenza.
Nel caso in cui, però, non sia in grado di specificare la prognosi della malattia al momento della comunicazione, egli è tenuto comunque a renderla nota alla Struttura ed all’Unità di Processo “Amministrazione Personale Tecnico-Amministrativo e Collaboratori ed Esperti Linguistici” ( di seguito denominata Unità di Processo) non appena in possesso della certificazione medica.

Cosa succede se l'attestato di malattia di un dipendente non viene reso disponibile dall'INPS all'amministrazione secondo le modalità e i tempi previsti?
L'amministrazione può richiedere al dipendente di produrre copia cartacea dell'attestato di malattia rilasciato dal medico oppure scaricabile tramite i servizi WEB resi disponibili dall'INPS. L'amministrazione deve contestualmente inviare all'INPS segnalazione del problema riscontrato via PEC.

Si possono ancora accettare certificazioni di malattia in forma cartacea rilasciate da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale?
Fino al 31.01.2011 è' ancora possibile che al dipendente venga rilasciata certificazione di malattia in forma cartacea, ad esempio per impossibilità temporanea del medico di utilizzare il sistema telematico. In questo caso, il lavoratore deve presentare la documentazione alla propria amministrazione secondo le modalità tradizionali. A fini di monitoraggio, l'amministrazione segnala via PEC, entro 48 ore, alla azienda sanitaria di riferimento del medico di aver ricevuto certificazione cartacea in luogo di trasmissione telematica.
E’ possibile che al dipendente venga rilasciata certificazione di malattia in forma cartacea da parte di un medico privato, nelle ipotesi consentite, in quanto per il momento sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica delle attestazioni di malattia.

Si possono ancora accettare verbali di pronto soccorso, certificati di ricovero e di dimissione ospedaliera?
E' ancora possibile che al dipendente venga rilasciata tale certificazione in forma cartacea al posto della trasmissione telematica del certificato di malattia. In questo caso, il lavoratore deve presentare la documentazione alla propria amministrazione secondo le modalità tradizionali.

Il dipendente può rientrare in servizio prima della scadenza indicata nel certificato medico?
Sì. E’ tenuto, però, a farsi rettificare il certificato telematico medico, rintracciabile tramite il numero di protocollo identificativo dello stesso, con l’indicazione della una nuova prognosi a limitazione della precedente.

 

CONTROLLI MEDICO FISCALI E SANZIONI

Quale è il regime normativo attualmente vigente in materia di visite fiscali durante le assenze per malattia del dipendente?
Le Amministrazioni pubbliche sono tenute a disporre la visita medico fiscale per ogni evento di malattia, anche se di un solo giorno, così come previsto dall’art. 55 – septies, comma 5, D.L.vo n. 165/2001 introdotto dall’art. 69 del D. L.vo n. 150/2009.
L'invio della visita fiscale costituisce un preciso obbligo di legge, che può essere derogato solo in caso di motivate esigenze organizzative del datore stesso.
In applicazione del decreto ministeriale n. 206 del 18.12.2009 (entrato in vigore il 04.02.2010) le visite mediche di controllo devono essere effettuate nelle seguenti fasce orarie di reperibilità del dipendente: dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

Quali sono le ipotesi di esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità introdotte dal decreto ministeriale n. 206 del 18.12.2009?
Il decreto ministeriale n. 206 del 18.12.2009 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 15/2010) ha introdotto alcune ipotesi di esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità ed, in particolare, detta esclusione è prevista per i dipendenti per i quali l’assenza sia etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:
a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
b) infortuni sul lavoro;
c) malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.
Inoltre, sono esonerati da detto obbligo i dipendenti nei confronti dei quali sia già stata effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.                   
In caso di continuazione della malattia, con indicazione del proseguimento della nuova prognosi, il dipendente è tenuto a rendersi reperibile nelle predette fasce orarie al fine di consentire gli adempimenti in materia di visita fiscale.

Il dipendente assente per malattia che debba lasciare la sua residenza nelle fasce orarie di reperibilità per giustificati motivi, deve darne notizia?
Tenuto conto dell’ampiezza delle fasce di reperibilità, possono verificarsi situazioni di oggettiva difficoltà nell'assolvere alcune esigenze fondamentali (ad esempio la visita presso il medico curante ove questi non visiti a domicilio, oppure la necessità di terapie o di esami diagnostici).
In questi casi di assoluta necessità, si consiglia di avvertire l’Unità di Processo prima di uscire di casa, per evitare le sanzioni legate alla mancata presenza presso il domicilio.

Quali sono gli obblighi a cui è tenuto il dipendente assente per malattia durante le fasce orarie di reperibilità?
Il dipendente, durante le suddette fasce orarie, ha l’obbligo di rendersi reperibile presso la propria abitazione, o il domicilio eletto durante l’assenza, per consentire l’accesso in concreto del medico fiscale.

A cosa va incontro il dipendente se non è stato reperito dal medico fiscale durante le fasce di reperibilità?
Qualora risulti assente dalla visita di controllo senza giustificato motivo, il dipendente decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l'intero periodo sino a dieci giorni di retribuzione e nella misura della metà per l'ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo (art. 5 del D.L. 12.09.83 n. 463, convertito nella L. 11.11.83 n. 638).
Laddove il lavoratore intenda contestare quanto attestato dal medico fiscale, in qualità di pubblico ufficiale, nel proprio referto, può farlo solo attraverso proposizione di querela di falso.
L’inosservanza delle disposizioni previste in caso di assenza di malattia può comportare l’apertura di un procedimento disciplinare come previsto dall’art. 44, comma 3 lett. p) e dall’art. 46, comma 2 lett. a) del C.C.N.L. del 16.10.2008.

Quali possono essere le ulteriori conseguenze cui può andare incontro il dipendente in caso di false attestazioni o certificazioni di malattia?
L’art. 55 – quater D.L.vo n. 165/2001 lett. a) (introdotto dall’art. 69 del d.Lgs. n. 150/2009) ha previsto che la giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia, comporta l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento e, ai sensi dell’art. 55 quinquies del medesimo decreto, costituisce fattispecie penale autonoma, punita con la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 400,00 a 1.600,00 (fermo restando quanto previsto dal codice penale).
Nei predetti casi, il dipendente - ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni - è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione.

 

ASSENZE DAL SERVIZIO PER INDISPOSIZIONE

A cosa può ricorrere un dipendente che accusa un malessere sul luogo di lavoro ed è costretto ad uscire anticipatamente?
Nel caso in cui il dipendente debba assentarsi per indisposizione intervenuta durante l’orario di lavoro, potrà, a propria scelta, ricorrere ai seguenti istituti:

  • permessi retribuiti per gravi motivi personali o familiari (18 ore complessive annue), di cui al comma 2 dell’art. 30 del CCNL del 16 ottobre 2008, attraverso la presentazione di idonea certificazione medica;
  • permessi brevi soggetti a recupero, di cui all’art. 34 del CCNL del comparto Università siglato il 16 ottobre 2008, in caso di assenza dal servizio per un periodo inferiore o uguale alla metà dell’orario giornaliero;
  • riposi compensativi (es. recupero di ore autorizzate);
  • assenza giornaliera per malattia, con applicazione delle disposizioni di cui all’art. 71 citato, sia per quanto concerne le modalità di certificazione che per quanto attiene la decurtazione retributiva.

 

MALATTIA E FERIE

Cosa deve fare il dipendente che si ammala durante il decorso delle ferie?
Le malattie debitamente documentate che si protraggano per più di tre giorni o che diano luogo a ricovero ospedaliero sospendono, su richiesta del dipendente, il decorso delle ferie.
In tal caso il dipendente dovrà:

  • comunicare tempestivamente all’Unità di Processo , oltre alla prognosi, anche il domicilio eletto nel periodo della malattia per mettere in grado l’Amministrazione di poter effettuare gli accertamenti medico-fiscali dovuti;
  • produrre, nei termini, la domanda di interruzione delle ferie documentata dal certificato medico.

 

MALATTIA DOVUTA A GRAVE PATOLOGIA

Il dipendente affetto da una grave patologia ha diritto ad un particolare trattamento delle assenze?
In caso di grave patologia che richieda terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, è prevista la possibilità di non considerare, sia ai fini del computo dei giorni di assenza per malattia che dell’applicazione delle riduzioni stipendiali, i periodi di malattia determinati da:

  • ricovero ospedaliero o day hospital;
  • conseguenze certificate delle terapie salvavita temporaneamente e/o parzialmente invalidanti.
Tali assenze sono, pertanto, retribuite per intero e non sono considerate ai fini della maturazione dei 18 mesi con diritto alla conservazione del posto.
Le terapie, per essere qualificate invalidanti, devono porre il lavoratore in condizioni di temporanea incapacità alla prestazione lavorativa per modalità, tempi di somministrazione, effetti diretti e/o collaterali.

Che documentazione deve essere presentata in caso di grave patologia?
Il dipendente, per potersi avvalere dei benefici previsti per chi è affetto da grave patologia, dovrà:

  • presentare all’Unità di Processo un’apposita domanda, con la quale chiede l’esclusione delle assenze connesse alla grave patologia dal computo dei giorni di malattia, unitamente alla certificazione medica, rilasciata dalla competente Struttura Sanitaria pubblica, che attesti la grave patologia e la necessità di effettuare terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti;
  • produrre le certificazioni mediche attestanti, in modo chiaro e inequivocabile, che le terapie richieste dalla grave patologia sono temporaneamente e/o parzialmente invalidanti e la loro durata.

 

TRATTAMENTO ECONOMICO

Quale trattamento economico è previsto nei primi dieci giorni di assenza per malattia a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 133 del 06.08.2008?
L’art. 71 della Legge n. 133 del 06.08.2008 stabilisce che nei primi dieci giorni di assenza per malattia, ad eccezione delle assenze dovute ad infortuni sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital o a terapie salvavita, al dipendente è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio.
La circolare n. 8 del 2008 del Dipartimento della Funzione Pubblica precisa che l’art. 71 prescrive una decurtazione economica limitatamente ai primi dieci giorni di ogni evento, anche di un solo giorno.
Ai fini della definizione del trattamento economico spettante al personale non dirigente, si considerano rientranti nel trattamento fondamentale le voci:

  • trattamento economico tabellare;
  • posizioni economiche;
  • retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita;
  • eventuali assegni “ad personam”;
  • equiparazione stipendiale prevista dall’art. 31 del 761/79 esclusivamente per la parte utile in quota A del trattamento pensionistico, previste dall’art. 83 del C.C.N.L. siglato il 16.10.2008.

Inoltre come precisato dalla Circolare DFP n. 8/2010 e a seguito del DD n. di prot. 1195/83233 non si applicano le decurtazioni stipendiali di cui all’art. 71, c. 1 della Legge 6 Agosto n. 133 per le seguenti voci retributive:

  • categorie B. C e D:
    1. L’indennità di responsabilità (nella misura di 1/3 dell’importo annuale);
    2. La produttività e miglioramento dei servizi.
  • categoria EP: La retribuzione di risultato.

Dopo i primi dieci giorni di assenza per malattia, quale è il trattamento economico previsto a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 133 del 06.08.2008? 
Dall’11° giorno di assenza per malattia al personale tecnico-amministrativo compete il trattamento economico previsto dalla contrattazione collettiva.
Per effetto dell’abrogazione del comma 5 dell’art. 71 della Legge n. 133 del 2008, non sono più applicabili le decurtazioni delle somme legate ai fondi per la contrattazione integrativa (la cosiddetta “produttività”).
Pertanto, le decurtazioni stipendiali previste dall’art. 71, comma 5) della Legge 133 del 2008 saranno applicate per il periodo di vigenza del predetto comma 5) e cioè dal 25.06.2008 al 01.07.2009.

Quale è il trattamento economico spettante ai dipendenti nei giorni di assenza dovuti a ricovero ed a convalescenza post ricovero, alla luce dell’entrata in vigore della Legge n. 133 del 2008?
In tali casi al dipendente compete il trattamento economico previsto dalla contrattazione collettiva.
Per effetto dell’abrogazione del comma 5 dell’art. 71 della Legge n. 133 del 2008, non sono più applicabili le decurtazioni delle somme legate ai fondi per la contrattazione integrativa (la cosiddetta “produttività”).
Pertanto, le decurtazioni stipendiali previste dall’art. 71, comma 5) della Legge 133 del 2008 saranno applicate per il periodo di vigenza del predetto comma 5) e cioè dal 25.06.2008 al 01.07.2009.

L’assenza per malattia seguente alla prognosi rilasciata da un Pronto Soccorso può essere assimilata al ricovero ospedaliero, ai fini dell’applicazione del trattamento più favorevole previsto dal contratto?
Si intende per “ricovero ospedaliero” la degenza in ospedale per un periodo non inferiore alle 24 ore (comprensivo della notte) e, di conseguenza, tale assenza non è assimilabile al ricovero.

In merito alle assenze per malattia, quali sono le voci rientranti nel trattamento economico fondamentale del personale dirigenziale?
Come specificato nella Circolare DFP n.7 del 17 luglio 2008, ai fini della definizione del trattamento economico spettante al personale dirigente in caso di assenza per malattia, si considerano rientranti nel trattamento fondamentale:

  1. lo stipendio tabellare;
  2. la retribuzione di posizione di parte fissa;
  3. la tredicesima mensilità;
  4. la retribuzione individuale di anzianità ove acquisita;
  5. eventuali assegni ad personam e analoghe voci per il personale dirigenziale appartenente ad altre aree.
Come precisato dalla Circolare n. 8/2010, non è sottoposta alla decurtazione  di cui all’art. 71, c. 1 della Legge 6 Agosto n. 133, la retribuzione di risultato in quanto costituisce una voce  retributiva volta a remunerare l’effettivo raggiungimento di obbiettivi assegnati e non può essere assimilata ad un’indennità giornaliera.

In caso di malattia dei Collaboratori ed Esperti Linguistici, che cosa viene erogato nei primi dieci giorni di assenza?
In tal caso viene erogato soltanto il trattamento economico fondamentale di cui al Contratto Integrativo siglato il 17.10.2007.

MALATTIA INSORTA ALL’ESTERO

Quali sono gli adempimenti che è tenuto ad eseguire il dipendente che è in possesso di un certificato medico rilasciato all’estero ?
In caso di malattia insorta all’estero il certificato medico redatto da un medico o da una struttura sanitaria è direttamente valido se trattasi di paesi appartenenti all’Unione Europea. Nei casi di malattia intervenuta in Paesi non facenti parte della Comunità Europea, ovvero in Paesi che non hanno stipulato con l'Italia Convenzioni ed Accordi specifici che regolano la materia, tale certificazione deve essere legalizzata, con relativa traduzione in lingua italiana se trattasi di lingue non europee, dall’autorità consolare territorialmente competente. Si precisa che per "legalizzazione" si intende l'attestazione, da fornire anche a mezzo timbro, che il documento è valido ai fini certificativi secondo le disposizioni locali. Conseguentemente, la sola attestazione della autenticità della firma del traduttore abilitato ovvero della conformità della traduzione all'originale non equivale alla legalizzazione e non è sufficiente ad attribuire all'atto valore giuridico in Italia. L'adempimento, potendo richiedere tempi più lunghi, può essere espletato, a cura dell'interessato, anche in un momento successivo al rientro, fermo restando che il lavoratore è comunque tenuto all'invio della certificazione (eventualmente anche in copia) entro 5 giorni dal rilascio.

 
ultimo aggiornamento: 30-Mar-2016