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 AteneoOrganiNucleo di ValutazioneDeliberazioni del NucleoAnno 2002Delibere del Nucleo di Valutazione Interna del 5 marzo 2002
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Delibere del Nucleo di Valutazione Interna del 5 marzo 2002

ULTIMO AGGIORNAMENTO
28.06.2002
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Art. 3, C. 2. DM 30/4/99, N. 224 - Relazione annuale sui risultati dell'attività di valutazione dei requisiti di idoneità dei corsi di dottorato di ricerca
Delibera n. 34

Ai fini degli adempimenti di cui al comma 2, art. 3, DM 30 aprile 1999, n.224, il Nucleo di valutazione non può che ribadire la sostanziale incongruenza tra il disposto normativo e le finalità istituzionali che caratterizzano la sua attività valutatoria.

Ancora una volta, il Nucleo ritiene infatti opportuno avvertire come la configurazione della sua competenza in materia di dottorati ad opera della disposizione regolamentare in parola, sia parte integrante di quell’ormai denso florilegio di disposizioni di vario rango normativo che sviliscono le capacità ricognitive, analitiche e propositive dei collegi preposti alla valutazione delle attività universitarie. Una pletora di "pareri & parerini", privi di qualunque ancoraggio a seri e continuativi processi di monitoraggio sulle forme e i fenomeni più rilevanti dell’attività istituzionale delle università. Quella che doveva costituire una delle molle più innovative nella capacità degli Atenei di alimentare processi di autoapprendimento funzionale e organizzativo e di autostimolazione della qualità e del rendimento delle proprie strategie di alta formazione e ricerca (l’istituzione di collegi per la sistematica valutazione delle prestazioni istituzionali, appunto), sta ormai rinverdendo i fasti del più assiduo e irrilevante controllo di conformità a parametri formalistici e astratti, privi di qualunque utilità ricognitiva e decisionale e avulsi sia da una qualsiasi cultura dell’autonomia organizzativa degli Atenei, sia da una nozione di valutazione in cui l’approccio giusamministrativistico più desueto si coniuga con l’autoreferenzialità del "bisogno" di sinossi statistiche ministeriali. Le quali paiono sempre più sovente finalizzate a legittimare eventuali riponderazioni delle risorse da allocare o riallocare, che comunque dipendono in grande e decisiva misura da contingenze finanziarie di natura e logica estranee a politiche consapevoli di alta formazione delineate su scala nazionale.

Va in merito ulteriormente rimarcata la sostanziale irrilevanza cognitiva del procedimento valutatorio immaginata per i dottorati di ricerca, che possono risultare utilmente sottoposti ad un procedimento valutatorio solo nell'insieme del progetto formativo su cui si basano i singoli cicli e con specifico riferimento ai risultati ottenuti nella formazione dei dottorandi e al grado di successo che questi conseguono nei settori professionali di riferimento. Pertanto, se è assolutamente comprensibile l'esigenza di un'attenta valutazione del rendimento formativo dei dottorati sulla scala dei singoli cicli, risulta del tutto incomprensibile la previsione di una valutazione con cadenza annuale, in presenza di una grande pluralità di dottorati che progettano l'utilizzazione delle proprie risorse didattiche, delle proprie opportunità formative e delle proprie strutture organizzative secondo logiche e strategie ovviamente scandite nell’arco dei trienni di riferimento.

Di qui l’ennesimo auspicio di una pronta revisione della normativa in oggetto che obbliga i Nuclei ad adempimenti meramente "burocratici" e i coordinatori dei singoli dottorati ad affrettate formulazioni di relazioni dalla attendibilità forzosamente problematica, proprio perché calibrati su una artificiosa cadenza annuale.

Ciò non toglie che sia auspicabile che in sede di progettazione dei dottorati, la programmazione delle attività formative e delle esperienze di ricerca sia esplicitata con rigore nelle scansioni temporali in cui i dottorati articolano le loro attività. Mentre è prassi corrente, anche se non priva di lodevoli eccezioni, che la reale progettazione del singolo ciclo di dottorato, ma anche la sua stessa attivazione, miri a soddisfare i richiesti requisiti formali e affidi al solo "corso d’opera" la vera (e talora solo eventuale) progettazione delle azioni formative. Insomma, capita sovente che prima si punti all’attivazione e/o al proseguimento di un determinato dottorato e poi, solo poi, a conferirgli gli effettivi contenuti didattici, formativi e organizzativi del caso. Tutto il contrario, in una parola, di ciò che può intendersi per "programmazione" e "progettazione" di azioni e strutture di tanta rilevanza per la vitalità di un Ateneo. E che necessiterebbero altresì, per i dottorati che intendano proseguire il proprio corso storico, di una ricognizione attenta e continuativa dei risultati conseguiti sui "mercati" intra ed extrauniversitari dalla propria offerta formativa, così da procedere agli adeguamenti del caso.

La diffusa lontananza da simili prassi trova una spia non marginale nella perdurante differenziazione di contenuti e stili con cui gli stessi dottorati adempiono alla dovuta "rendicontazione" annuale. Allo sforzo che alcuni dottorati hanno compiuto per documentare caratteri, azioni ed effetti del proprio impegno istituzionale si giustappongono i documenti di numerosi altri dottorati che si limitano, a ribadire parti sostanziali del rispettivo progetto istitutivo o a evocare attività non strettamente correlate ad una specifica azione formativa di dottorato. Oppure – ancor peggio – ad ammannire documenti di preclara inutilità per l’appunto documentale.

Si ritiene dunque necessario, oltre alle opportune sollecitazioni a che l'amministrazione statale competente riveda la normativa in materia di valutazione dell’attività dei dottorati, garantire su scala locale un reale monitoraggio delle prassi seguite e dei risultati conseguiti. A questo fine, il Nucleo ha predisposto alcune linee guida essenziali per la predisposizione delle informazioni necessarie alla valutazione, entro cui ha "riclassificato" le informazioni che il suo Ufficio ha raccolto presso i diversi responsabili di dottorato. E’ un esercizio da intendersi a mero titolo sperimentale e transitorio. Sia in considerazione della stessa transitorietà dei compiti di questo collegio, attualmente in regime di prorogatio. Sia perché una specifica griglia di rilevazione richiede il pieno e consapevole assenso dei suoi destinatari e dei suoi utilizzatori. Sia perché gli stessi responsabili di dottorato non ne sono stati preventivamente informati (dal momento che questo Nucleo non poteva immaginare che sarebbe stato incaricato di questo ulteriore parere avendo esaurito il proprio mandato lo scorso 31 dicembre) e dunque non hanno avuto modo di organizzare di conseguenza e per tempo le informazioni in cui le rispettive relazioni avrebbero dovuto articolarsi ove tale schema fosse stato adottato. Sia, soprattutto, perché, al di là della sua provvisorietà e delle sua multiversa perfettibilità, lo schema che proponiamo si basa pur sempre su di una forma di "autocertificazione": sicuramente attendibile in quanto tale, ma da integrarsi comunque con rilevazioni almeno campionarie di effettività e di efficacia: cioè col monitoraggio di cui sopra in cui integrare una specifica e periodica analisi della soddisfazione degli utenti intermedi e finali dell’azione dei dottorati.

In ogni caso, e con l’avvertenza appena formulata, le variabili considerate ci sono parse una condizione informativa tanto minima quanto pregiudizialmente elementare, e dunque imprescindibile. Si tratta delle seguenti informazioni:

  1. Profili costitutivi del dottorato: Area; N° dottorandi; N° borse e loro tipologia;
  2. Attività formative: seminari/corsi; periodi di formazione all’estero; azioni specifiche di ricerca/studio; stages/collaborazioni extrauniversitarie;
  3. Attività didattiche e di ricerca: convegni; pubblicazioni; attività didattica specifica;
  4. Sbocchi occupazionali: università italiane/straniere; aziende/attività professionali; amministrazioni pubbliche ed enti di riferimento disciplinare.

Abbiamo quindi provato ad applicare questa griglia elementare di rilevazione alle informazioni precedentemente ottenute dall’ufficio del Nucleo. Il risultato è il seguente:

Prospetto delle attività di dottorato concernenti il XV e XVI ciclo

Attività formative

Area

% corsi di dotto-rato

N

% dotto-randi

N

% borse

N

% semina-ri/corsi

N

% formaz. estero

N

% ricerche studi

n

% stage collabo-razioni

n

Biomedica

18,0

29

15,8

96

15,9

90

18,57

26

9,3

5

19,5

26

2,8

1

Scientifica

13,7

22

22,4

136

23,3

132

15,71

22

16,7

9

15,0

20

11,1

4

Sociale

18,6

30

16,9

103

16,4

93

18,57

26

29,6

16

18,0

24

16,7

6

Tecnologica

32,3

52

31,1

189

30,7

174

30

42

33,3

18

30,8

41

63,9

23

Umanistica

17,4

28

13,8

84

13,6

77

17,14

24

11,1

6

16,5

22

5,6

2

totale

100

161

100

608

100,0

566

100

140

100,0

54

100,0

133

100,0

36

 

Prospetto delle attività di dottorato concernenti il XV e XVI ciclo

 

Attività di didattica e ricerca

Sbocchi occupazionali

Area

% conve-gni

n

% pubblica-zioni

n

% att. didat-

tica

n

% università ita/str.

n

% aziende/ attiv. in proprio

n

% P.A. - Enti ricerca e affini

n

Biomedica

21,95

18

29,0

18

7,3

3

8,8

14

6,67

2

5,88

2

Scientifica

17,07

14

25,8

16

43,9

18

40,0

64

3,33

1

44,1

15

Sociale

14,63

12

3,2

2

4,9

2

10,6

17

13,3

4

8,82

3

Tecnologica

37,8

31

40,3

25

24,4

10

26,9

43

70

21

26,5

9

Umanistica

8,537

7

1,6

1

19,5

8

13,8

22

6,67

2

14,7

5

totale

100

82

100,0

62

100,0

41

100,0

160

100

30

100

34

Come si vede i dati che emergono, pur nella loro estrema riassuntività, danno l’idea dei diversi "stili" organizzativi e funzionali tra i dottorati delle diverse aree e stimolano non poco agli approfondimenti cognitivi nelle singole aree di cui abbiamo parlato. Così come appaiono rilevanti gli scarti concernenti gli sbocchi professionali. Ma, al momento, non pare opportuno inoltrarsi in alcun commento, data la precarietà dei dati alla base del prospetto presentato. Resta l’invito ad intraprendere con decisione una strada di sistematica osservazione quale quella qui appena abbozzata.

Con ciò, questo Nucleo ritiene di avere adempiuto per l’anno corrente a quanto di sua competenza in materia, secondo la normativa sopra richiamata.

Parere sulle proposte di laurea specialistica presentate dalle facoltà
Delibera n. 35

Il Nucleo di valutazione ha preso in esame le proposte di lauree specialistiche presentate dalle Facoltà secondo la recente riforma dei cicli di studio.

Il Nucleo sottolinea anzitutto che a differenza di altre valutazioni richiestegli, il presente parere assume in linea di principio rilevante interesse per l'amministrazione stante la strategicità della programmazione del secondo ciclo e l'esigenza che tale ciclo risulti effettivamente realizzabile ed efficace.

Passando all'esame delle proposte il Nucleo rileva il grande numero delle stesse (119) nonché la iperspecializzazione delle lauree ipotizzate.

Pur se il profilo scientifico e didattico non è di competenza del Nucleo, non può sfuggire come la frammentazione delle lauree specialistiche dia vita a prevedibili difficoltà di gestione del nuovo sistema. Infatti a risorse costanti non appare realistico che le attuali strutture e i funzionari oggi in servizio possano assicurare un congruo supporto alle nuove iniziative ciascuno delle quali richiede un autonomo e dedicato staff, ancorché di ridotte dimensioni. A questo tipo di carenze è facile prevedere un corposo deficit in termini di risorse didattiche da destinarsi ai nuovi corsi salvo il ritenerli mere e vuote scatole entro cui duplicare insegnamenti impartiti per più corsi di laurea. O, peggio ancora, immaginare un indefinito ricorso a didattica esterna per la quale non sono immaginabili risorse necessarie neppure in misura atta ad emolumenti simbolici, e il rischio soprattutto di una diffusa dequalificazione della stessa qualità della prestazione didattica così incongruamente mobilitabile.

Rilievi analoghi possono essere sollevati anche in riferimento alle implicazioni logistiche dato che una frammentazione del tipo ipotizzato determina necessità di ulteriori spazi didattici il cui fabbisogno si aggiunge a quello già rilevante necessario per la realizzazione di un nuovo ciclo di studi, come noto anch'esso assai articolato.

Gli aspetti ora rilevati non paiono essere stati adeguatamente approfonditi nelle proposte, che anzi risultano spesso del tutto prive di considerazioni connesse alle risorse.

Ulteriori perplessità possono essere poi sollevate dalla mancata considerazione, almeno nella documentazione inviata al Nucleo, degli sbocchi professionali e più in generale dei collegamenti con il mondo delle professioni, delle imprese e delle istituzioni. In tal senso molte proposte di lauree specialistiche risultano sostanzialmente prive di giustificazioni, considerando il carattere impresso dalla recente riforma al secondo ciclo di studi, in base al quale sarebbe stato lecito e auspicabile configurare i bienni specialistici secondo una logica di approfondimento di percorsi più generali espletati mediante i trienni, dunque "molte" lauree specialistiche a fronte di "poche" lauree triennali, ma diventa insostenibile l'accumulazione di molte lauree triennali e di molte lauree specialistiche. E' chiaro che la tendenza privilegiata (quella del "molte più molte") ha un riscontro su scala nazionale. Ed è altresì chiaro che sia sposata l'ipotesi di un'offerta pletorica nella speranza di un forte stimolo concorrenziale alla domanda, ma poiché, per quanto possa risultare superfluo evidenziarlo, si tratta di opzioni che sottengono, se serie, investimenti, è almeno lecito attendersi un qualche monitoraggio della situazione esistente, sia in termini di risorse, che di prospettive prima di procedere alla conseguenti attivazioni.

Il Nucleo è ben consapevole della difficoltà per le Facoltà di elaborare proposte di lauree specialistiche al momento in cui non è ancora completamente definito il primo ciclo triennale, nonché in carenza di altri importanti tasselli del complessivo mosaico di riforma universitaria. Così come è consapevole che una nuova offerta didattica potrà essere fattore di una nuova domanda studentesca particolarmente apprezzabile in un contesto tendenzialmente concorrenziale. Tuttavia il Nucleo ritiene che proposte di così impegnativo rilievo per il futuro dell'Università di Firenze avrebbero potuto essere più adeguatamente suffragate da un'analisi sui presupposti finanziari, logistici e di personale.

Ne è conferma, ad esempio, l’offerta formativa della Facoltà di Economia che in una propria delibera (22 febbraio 2001) già dichiara, per le lauree triennali, di operare "al limite delle proprie possibilità"; ciò nonostante propone n. 5/6 lauree specialistiche per la cui attivazione ritiene necessario ricorrere a docenti esterni per circa il 30% del totale dei crediti di ciascun corso.

In altri casi, a fronte di una laurea triennale, vengono proposti indirizzi specialistici così numerosi da far dubitare sulla effettiva esistenza di una correlata domanda studentesca (vedasi la laurea specialistica in Gestione dei sistemi forestali, articolata in 6 curricula).

In un caso, quello della laurea specialistica in Conservazione dei beni architettonici e ambientali, sembra addirittura che manchi la corrispondenza con una laurea triennale.

La tendenza a sconfinare in campi altrui si rileva per le lauree specialistiche in Musicologia e in Beni musicali, che presuppongono specifiche professionalità e competenze rinvenibili forse nei Conservatori di musica più che in una Facoltà di Lettere e Filosofia.

Perplessità, infine, suscitano le due lauree specialistiche in Giurisprudenza italo-spagnola e italo-francese, dichiarate dalla Facoltà "sperimentali" ed i cui obiettivi professionalizzanti, specie quello dell’acquisizione di una padronanza linguistica, si perdono nel vago.

Tutto ciò osservato il Nucleo ritiene non sia condivisibile il metodo di aver assai frammentato il sistema di lauree specialistiche e di non aver adeguatamente considerato il cruciale presupposto delle risorse e delle logistiche.

Programmazione del sistema universitario per il triennio 2001-2003 - Attuazione art. 12 (corsi di dottorato ed attivita' di ricerca avanzata) - Istituto di studi umanistici: antichita', medioevo, rinascimento
Delibera n. 36

Il Nucleo di valutazione, vista la richiesta di un parere, ai sensi del D.P.R. 27.1.1998, n.25, art.2, comma3. lettera b), da inviare al Ministero Istruzione Università e Ricerca, sull'attività dell'Istituto di Studi Umanistici: Antichita', Medioevo, Rinascimento - richiesta presentata dal Direttore dell'Istituto stesso, prof. Aldo Schiavone - rileva quanto segue.

La documentazione esaminata relativamente all'attività dell'istituto, allegata all'originale del presente verbale (all. 1), conferma che si tratta di iniziativa non soltanto pregevole dal punto di vista scientifico, ma anche adeguatamente dotata di risorse oggettive e soggettive.

Il Nucleo, pertanto, esprime parere favorevole sul programma dell'istituto in particolare in ordine alla congruità tra iniziativa obbiettivi e mezzi indicati, auspicando una positiva valutazione da parte del MIUR.

 
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