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 AteneoOrganiNucleo di ValutazioneDeliberazioni del NucleoAnno 2000Parere sui dottorati di ricerca (dal verbale del 19/1/2000)
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Parere sui dottorati di ricerca (dal verbale del 19/1/2000)

ULTIMO AGGIORNAMENTO
14.11.2000
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Delibera n. 9

Premessa normativa

Il Nucleo constata di essere per la prima volta di fronte alla nuova normativa sui dottorati e relativi requisiti di idoneità.

Di conseguenza verifica anzitutto l'ambito e la sostanza della propria competenza in materia, in riferimento tanto alla legge 210/98, quanto al D.M. 224/99. Al riguardo il Nucleo unanimemente considera che il parere previsto dalla richiamata normativa per il Nucleo abbia carattere obbligatorio e non vincolante nei rispetti del Rettore, cui compete la definitiva decisione sulla istituzione dei corsi di dottorato.

Il parere del Nucleo interviene nel corso di un procedimento al quale partecipano anche il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione. Il Nucleo ritiene che la propria valutazione sulla sussistenza dei requisiti di idoneità non sia vincolata ad eventuali pareri o delibere espresse da altri organi che intervengono nel procedimento, che peraltro - ove esistenti come in questa occasione da parte del Senato Accademico - saranno ovviamente considerate.

Il Nucleo ritiene comunque che la propria valutazione debba esprimersi anche con determinazioni tecnico-discrezionali circa l'effettiva sussistenza dei requisiti sopramenzionati(1).


La scansione procedurale adottata e il "metodo" prescelto per il regime transitorio dagli organi di governo.

Sia il legislatore sia l'esecutivo hanno lasciato alla discrezionalità di ogni singolo Ateneo lo stabilire se il Nucleo debba intervenire nel processo decisionale prima o dopo il manifestarsi della volontà degli organi collegiali di governo dell'Università, una volta che i dipartimenti abbiano manifestato i loro programmi e le loro proposte. Nel caso fiorentino si è preferito fare esprimere prima il Senato accademico circa i criteri di massima. Poi una commissione di "saggi" - cioè di rappresentanti d'area - ha istruito la proposta conclusiva del Senato circa quali e quanti dottorati istituire e con quante borse finanziate dall'Ateneo e dal Ministero. Solo a questo punto il Nucleo di valutazione interna è stato chiamato in causa ai fini del parere di sua competenza.

Il nodo congiunturalmente essenziale era quello di interpretare il disposto ministeriale circa il numero minimo di posti di ogni dottorato copribili con borse gravanti sul bilancio d'Ateneo (sia con risorse proprie che con risorse ministeriali). Fermi restando i vincoli di dottorati obbligatoriamente almeno triennali; di dottorandi ammissibili ad ogni corso in numero non inferiore a tre; di un numero di borse da conferire a spese delle università (con fondi propri e con fondi ministeriali) non inferiore alla metà dei dottorandi di ogni corso; e ferma infine la possibilità per l'Università di finanziare borse di studio anche mediante convenzioni con soggetti esterni ("…da stipulare in data precedente all'emanazione del bando" - art. 7, comma 1, lett. f, d.m. 224/99), l'Università di Firenze ha optato per una soluzione "mista" e che riflette i dubbi interpretativi sottesi alla normativa in parola. Da un lato ha appunto legittimato quei dottorati che possano integrare il numero minimo di borse da conferirsi ad opera dell'Ateneo con altre borse coperte con risorse esterne. Dall'altro, sono stati legittimati quei corsi che prevedano anche dottorandi privi di borse, superata la soglia minima normativamente prevista, per conseguire comunque il numero necessario di studenti ammissibili. Infatti, la delibera del Senato accademico in data 7 luglio 1999, prevede che "in casi del tutto eccezionali, in fase transitoria, sarà possibile attivare dottorati di ricerca con almeno tre posti, di cui solo due coperti con borsa di studio, previo esame e approvazione del Senato Accademico, su proposta dei rappresentanti di area".

Il quadro delle modalità istitutive dei dottorati di ricerca che ne emerge è abbastanza articolato. Allo stato degli atti, combinando le disposizioni di legge, quelle ministeriali e le determinazioni dell'Ateneo, si potrebbero dare le seguenti possibilità:

  1. dottorati con almeno tre posti tutti coperti da borse universitarie;
  2. dottorati per i quali l'Università copre soltanto la metà degli almeno tre posti: in tal caso consentendo corsi di dottorato che alimentino ulteriori borse di studio con convenzioni con soggetti esterni o/e che prevedano posti di dottorato a titolo gratuito (…nei casi eccezionali e per la fase transitoria di cui sopra);
  3. dottorati cui l'università conferisca un numero di borse di studio a proprio carico inferiore alla metà dei posti previsti, e a cui venga consentito di raggiungere detta soglia con borse ottenute mediante convenzione, oltre alla possibilità di prevedere posti di dottorato a titolo gratuito;
  4. dottorati integralmente gravanti su risorse procurate mediante convenzione, o per l'intero novero di posti previsti o per la quota pari ad almeno la loro metà, con possibilità di attribuire i posti ulteriori a titolo gratuito;
  5. infine, resta aperta la possibilità di prevedere posti additivi - rispetto a quelli coperti da borse (quale che ne sia la provenienza finanziaria) - a pagamento anziché a titolo gratuito. Ipotesi quest'ultima che, almeno per questa fase transitoria, non risulta essere stata in realtà considerata.
    Il significato di questo complesso meccanismo è comunque chiaro. Si è infatti cercato in sede locale di rendere sufficientemente "sereno" il complesso lavoro di ridefinizione del ventaglio dei dottorati attivabili e della connessa allocazione delle risorse, compensando l'indubbio stimolo legislativo e ministeriale alla razionalizzazione e il peso dei vincoli di bilancio, con una buona dose di flessibilità.

È una strategia che pare al Nucleo del tutto comprensibile, anche se avrebbe richiesto - per essere coniugata con un grado di rigore selettivo uniforme - specifici criteri di valutazione che investissero il livello raggiunto nella progettazione del percorso formativo, la qualità dei piani di studio, il profilo atteso del ricercatore che si vuole formare nei diversi ambiti disciplinari e, laddove esistente, la "storia" precedente dei singoli dottorati corredata di specifici indicatori. Certamente l'urgenza di far fronte alle incertezze della fase transitoria è stata di ostacolo ad un perseguimento uniforme e condiviso di una simile via. Anche se va rilevato come il competente Servizio dell'Ateneo si fosse mosso con congruo anticipo nel formulare interessanti ipotesi di lavoro, utili se non altro su un piano definitorio preliminare.

Ed anche se, per altro, gli organi di governo d'Ateneo non sono stati certo colti di sorpresa dalla necessità di assumere complesse decisioni in materia. Il tutto è poi stato vieppiù complicato dalle incertezze circa il quadro finanziario in cui le suddette decisioni avrebbero dovuto venire adottate; incertezze che tali sono rimaste per l'intera durata dei lavori della Commissione senatoriale dei rappresentanti d'area.


La scelta di merito e il parere del Nucleo

Detto questo ed in tale cornice, il Nucleo ritiene ben comprensibile per quanto di sua competenza la proposta adottata dal Senato accademico in data 7 dicembre 1999, basata essenzialmente sul lavoro di detta Commissione.

Con tale proposta viene "salvaguardato" un numero di borse di dottorato sostanzialmente analogo a quello previgente e vengono altresì accolte, con diverse e specifiche soluzioni, sia le richieste di mantenimento di dottorati particolarmente esigui per numero di posti previsti, sia di dottorati di origine sub-settoriale mediante aggregazioni in dottorati di maggiori dimensioni, sia di dottorati di nuova istituzione. Il tutto, va rilevato, in presenza di uno sforzo di razionalizzazione compiuto con diversa intensità nelle diverse aree. Che risulta particolarmente significativo nelle aree delle scienze biomediche e tecniche, e assai minore in quella delle scienze socio-umanistiche. Inoltre, mentre nelle prime è dato osservare un significativo impegno almeno nell'impostare la formulazione di criteri selettivi e aggregativi reali e la progettazione di specifici percorsi formativi, nelle seconde questo sforzo appare sostanzialmente da avviare o quasi (e basta osservare il diverso livello argomentativo adottato per suffragare detta constatazione).

Date le condizioni di fatto sopra richiamate e rimarcando ulteriormente la fase transitoria in cui deve esprimersi, il Nucleo ritiene di poter condividere nel suo insieme l'opzione di assegnazione delle borse di studio adottata dal Senato in data 7 dicembre 1999. Il Nucleo deve comunque vincolare questo proprio parere favorevole alla condizione che venga accertata - pregiudizialmente all'emanazione del decreto istitutivo - l'effettiva disponibilità di quelle risorse finanziarie esterne cui molti dei dottorati istituendi affidano la propria attivabilità ai fini del rispetto del vincolo di copertura mediante borse di studio di almeno la metà dei posti previsti per ogni corso. Poiché, allo stato della documentazione in suo possesso, il Nucleo (come gli impone l'art. 2, comma 2, lett.B, del d.m. 224/99) ha dovuto accertare l'adeguatezza delle risorse finanziarie, dunque anche esterne, previste per i dottorati: ma, per queste ultime, ne ha potuto verificare, per l'appunto, la sola "disponibilità" virtuale, quale asserita, cioè, da specifiche dichiarazioni dei proponenti, e non anche il loro formale conferimento all'Ateneo. Che è invece condizione preclusiva.


Per il futuro

È comunque chiaro, alla luce della normativa vigente e delle responsabilità valutative che ne derivano per il Nucleo, che è necessario che l'Ateneo adotti per il futuro una diversa logica decisionale fondata su alcuni criteri di base, che investano questioni pregiudiziali di merito, e che si configurino come vincoli selettivi imprescindibili e non semplicemente affidati al rigore intellettuale e amministrativo di chi si trovi nel ruolo di dover istruire la decisione degli organi di governo, come invece è avvenuto in questa fase. È un lavoro difficile, per il quale è auspicio del Nucleo che si faccia tesoro degli sforzi positivi comunque compiuti in questo primo anno di messa in opera della riforma, e della sensibilità che la burocrazia di settore ha dimostrato. Un lavoro che, ad avviso del Nucleo, potrebbe seguire criteri preferenziali quali seguenti:

  1. l'ampiezza della tematica. Il corso del dottorato dovrebbe riferirsi a un intero settore disciplinare, prima che a sottodiscipline specialistiche;
  2. quanto il dottorato abbia alle spalle una storia di connessioni organiche con sedi consorziate numerose e ad ampia rappresentatività dello spettro nazionale e internazionale della disciplina. È vero che la nuova normativa non prevede la costituzione di consorzi interuniversitari in senso stretto, ma è altrettanto vero che andrebbe salvaguardata od osservata con particolare attenzione la situazione di quei dottorati che provengono da una forte tradizione di "diffusione" territoriale ampia e di collaborazione interaccademica;
  3. un peso specifico andrebbe poi dato al prestigio e al rilievo nazionale e internazionale dei dottorati: comprovato almeno dal numero e dalla varietà di domande di accesso nel tempo accumulate;
  4. la ricchezza delle attività didattiche e formative documentate e/o progettate. Vi sono stati negli anni corsi intensivi e/o avanzati e modalità formative seminariali ad hoc per gli studenti di dottorato? Oppure, sono stati e in che misura progettati allo scopo?. Insomma, qual è il grado di strutturazione didattica e formativa del dottorato?
  5. la produttività del dottorato in termini di quantità e qualità della collocazione post-diploma dei dottori di ricerca;
  6. la formulazione di specifiche modalità di valutazione di rendimento formativo ad opera degli stessi dottorati.

Naturalmente molti altri se ne potrebbero formulare, così come andrebbe ben affinata la tecnica di una loro messa in opera. In ogni caso è a criteri di tal genere che il Nucleo, almeno per parte propria, intende attenersi per gli adempimenti valutativi che la legislazione e la normazione secondaria gli impongono per l'immediato futuro.

Infine, il Nucleo sottopone all'attenzione degli organi di governo l'opportunità di valutare attentamente l'ipotesi, già normativamente praticabile, di prevedere posti di dottorato a pagamento: sia per ovvie ragioni di budget, sia - soprattutto - per le esigenze di autoqualificazione che una simile strategia implicherebbe almeno per i corsi più esposti alla competizione di offerte formative alte e di mercato. Ad un tempo, il Nucleo ritiene opportuna una riflessione concernente il regime delle borse di studio erogate: se e in che misura, cioè, debba ritenersi il loro conferimento del tutto indifferente alle condizioni economiche del beneficiario. In parallelo è opportuna altresì una riflessione su un'ipotesi di non eccezionalità della previsione di posti conferiti a titolo gratuito. Complessivamente, ciò che pare da non trascurare è la necessità di valutare tutte le interessanti opportunità, insieme alle difficoltà, che deriverebbero ai dottorati ove sapessero combinare incentivi selettivi e meritocratici, leva della capacità contributiva e attrattività competitiva.

Ciò detto ed osservato a titolo appunto transitorio, il Nucleo ribadisce il proprio favorevole parere alla delibera senatoriale di assegnazione delle borse sopra richiamata con le seguenti precisazioni:

  • il Nucleo prende atto delle preoccupazioni espresse del prof. Mannino, ma considera che allo stato della documentazione presentata non sussistano rischi di eventuali perdite di risorse conferite dalla Regione Calabria, risorse che allo stato degli atti suddetti, peraltro, non sono state ancora formalizzate. In sostanza, nell'ambito del più ampio dottorato di diritto pubblico la costituzione di un curriculum specifico di diritto parlamentare assicura a quest'ultimo le opportunità che ci sarebbero in sede autonoma;
  • il Nucleo ha attentamente considerato la posizione del prof. Paolo Tonini Coordinatore del dottorato in Discipline Penalistiche circa l'auspicio di ottenere borse di dottorato non coperte da borse di studio e concesse a titolo gratuito. Pur condividendo l'auspicio di sempre maggiori opportunità per i laureati meritevoli di continuare le proprie ricerche, considera prioritario che siano valutate in tutte le loro effettive indicazioni nuove disponibilità di posti a titolo gratuito. E' di tutta evidenzia, infatti, che la presenza e l'attività di tali dottorandi in nulla si distinguono da quelle dei dottorati di ricerca con borsa, determinando un aggravio per le strutture universitarie interessate. Il Nucleo pertanto condivide la posizione del Senato accademico circa il rapporto fra posti di dottorato e risorse disponibili;
  • per quanto riguarda il dissenso espresso dai docenti proponenti del dottorato di Storia Moderna e contemporanea del Dipartimento di Storia con lettera del 20 dicembre u.s., il Nucleo concorda con la proposta del Senato accademico;
  • il Nucleo prende atto delle preoccupazioni del prof. Marzuoli con lettera del 12/1/2000 ed invita gli uffici a tener conto di quanto espresso, al fine di evitare blocchi o rinvii nella procedura, conseguenti ad un iter procedimentale discutibile.

In conclusione, il Nucleo ha rilevato in tutte le proposte una scarsa attenzione all'interazione fra i profili della ricerca e sbocchi professionali e di lavoro connessi. Trattandosi di una questione di cruciale importanza per la configurazione dei dottorati, il Nucleo si riserva una più approfondita indagine sul tema stesso, che trascende il parere che qui si esprime. In particolare il tema sarà affrontato una volta definitivamente predisposto il rapporto annuale in corso di realizzazione. In tale occasione saranno esaminati i dati concernenti la destinazione e la collocazione professionale dei dottori di ricerca che hanno acquisito il relativo diploma nell'ateneo fiorentino: ciò al fine di valutare il rendimento formativo e la congruità funzionale dei singoli dottorati.


1. La nuova disciplina dei dottorati di ricerca è infatti ancorata, com'è notorio, alle disposizioni della legge 3 luglio 1998, n. 210 e al d.m. 30 aprile 1999, n. 224. Si tratta di una disciplina non esente da molteplici problematiche interpretative e che suscita talune perplessità: sia per la logica di fondo che sottende sia per le questioni inerenti alla sua messa in opera. Non è questa la sede per una attenta disamina dell'una e delle altre ma è certo opportuno che l'Ateneo, nei suoi organi di governo, assuma una chiave di lettura che salvaguardi e valorizzi l'autonomia discrezionale e organizzativa che la legge gli consente. Per altro, va segnalato come il Servizio ricerca scientifica dell'Università di Firenze si sia proficuamente impegnato nel formulare analisi e ipotesi di lavoro certamente utili per sviluppare un'efficace strategia interpretativa e perseguire l'ottimizzazione gestionale del nuovo istituto.

In base alla normativa in parola il compito del Nucleo di valutazione interna è duplice:
1) Valutare (ex art. 3 comma 1), pregiudizialmente alla loro istituzione - e in termini obbligatorî - la congruità delle proposte di dottorato rispetto ai requisiti di cui all'art. 2, 3° comma del d.m. 224. Vale a dire:

a) la presenza nel collegio dei docenti di un congruo numero di professori e ricercatori dell'area scientifica di riferimento del corso;
b) la disponibilità di adeguate risorse finanziarie e di specifiche strutture operative e scientifiche per il corso e per l'attività di studio e di ricerca dei dottorandi;
c) la previsione di un coordinatore responsabile dell'organizzazione del corso, di un collegio di docenti e di tutori in numero proporzionato ai dottorandi e con documentata produzione scientifica nell'ultimo quinquennio nell'area di riferimento del corso;
d) la possibilità di collaborazione con soggetti pubblici o privati, italiani o stranieri, che consenta ai dottorandi lo svolgimento di esperienze in un contesto di attività lavorative;
e) la previsione di percorsi formativi orientati all'esercizio di attività di ricerca di alta qualificazione presso università, enti pubblici o soggetti privati;
f) l'attivazione di sistemi di valutazione relativi alla permanenza dei requisiti di cui al presente comma, alla rispondenza del corso agli obiettivi formativi di cui all'articolo 4, anche in relazione agli sbocchi professionali, al livello di formazione dei dottorandi";

2) Procedere ad analoga valutazione "con periodicità costante fissata dagli organi di governo" (art. 3, comma 1);

3) Formulare "una relazione annuale (…) sui risultati di valutazione accompagnata dalle osservazioni del Senato accademico alla relazione stessa" (art. 3, comma 2), tenendo conto della prescrizione per cui "tali relazioni sono considerate anche ai fini dell'emanazione dei decreti di cui all'art. 4, comma 3, secondo periodo della legge 3 luglio 1998, n. 210" (concernente la determinazione annuale dei criteri di ripartizione tra gli atenei delle risorse finanziarie disponibili sul bilancio ministeriale e vincolate al conferimento di borse di studio) "nonché ai fini dell'eventuale disattivazione del corso di dottorato in caso di mancanza dei requisiti di idoneità" (art. 3, comma 2 del medesimo d.m.).

Come si vede, si tratta di compiti tutt'altro che routinarî, la cui attribuzione al Nucleo di valutazione interna, per quanto discussa o discutibile, è comunque puntualmente esplicitata. Non a caso, va aggiunto, la normativa ministeriale adotta l'espressione "valutazione" di detti requisiti e non "accertamento" o "verifica": a sottolineare che si tratta di attività analitica che entra nel merito delle proposte di istituzione e non limitata a una rilevazione di corrispondenza formale ai requisiti stessi: che sono per altro intrinsecamente sostantivi e non suscettibili di adempimento meramente formale. Un'attività consultiva, dunque, coerente con il ruolo che i Nuclei vanno assumendo nell'evoluzione normativa sui controlli interni: ormai solidamente previsti laddove in agenda siano in questione opzioni strategiche per gli Atenei e per il sistema universitario nel suo insieme come appunto nel caso della istituzione e/o conferma dei Dottorati di ricerca.

 
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