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 DidatticaCorsi di perfezionamentoDipartimento di Architettura (DIDA)
12029

Dipartimento di Architettura (DIDA) 2021 | 2022

ULTIMO AGGIORNAMENTO
06.09.2021
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La città tra spettacolo ed evento. Governance, city branding e location management

Descrizione del Corso: In un mercato globale sempre più competitivo e in una fase di risorse pubbliche sempre più scarse – unita a una difficile condivisione delle strategie e degli obiettivi di governance territoriale tra istituzioni pubbliche e attori privati – è in forte crescita la tendenza di città e territori a investire in campagne di branding per affermarsi nell'immaginario dei consumatori e nell'industria turistica, ma anche per la ricostruzione dei perduti sentimenti di identità e di appartenenza alla comunità degli stessi cittadini residenti. Per mezzo di opportune strategie di branding, anche le città competono tra loro sul mercato globale non solo come destinazioni turistiche, ma anche – e in molti casi soprattutto – col fine di attrarre un numero sempre maggiore di residenti, professionisti, investitori e, dunque, risorse da destinare per garantire qualità e benessere per tutti cittadini. Il branding urbano mira a creare la percezione di unicità di una città, così da distinguerla dalle altre nel paesaggio sempre più indistinto dell'urbanizzazione globale. Molteplici sono i fattori implicati in questa competizione: storia, arte, cultura e tradizione, crescita sociale ed economica, architetture, infrastrutture, posizione territoriale e qualità ambientale sono tutti elementi che concorrono all'individuazione di un carattere identitario comunemente riconoscibile.
È innegabile ormai che le amministrazioni pubbliche si siano arrese alla realtà del legame diretto tra l'immagine della città e la sua capacià di affermarsi come luogo di attrazione in cui vivere, studiare, viaggiare, investire: esiste un legame direttamente proporzionale tra rappresentazione della città e livello di soddisfazione di residenti e visitatori.
Nel mondo iper-mediatico contemporaneo, dunque, l'immaginario evocato dalla città rappresenta la componente essenziale del city branding e una delle preoccupazioni principali nella sua governance. Eppure, nonostante queste premesse, i fatti dimostrano che responsabili amministrativi e rappresentanti politici, così come i soggetti privati, troppo spesso si dimostrano inefficaci nel cogliere adeguatamente significati e relazioni impliciti nel processo di costruzione dell'immagine della città – e quindi della sua identità, che è pilastro fondativo del senso di appartenenza comunitario – finendo col mettere in atto strategie e azioni di scarsa efficacia se non contraddittorie o addirittura controproducenti per uno sviluppo urbano sostenibile e condiviso.
Naturalmente le attività culturali, intese in senso ampio, costituiscono uno dei fattori essenziali per la crescita della comunità e il loro sviluppo è fondamentale per la città. Il livello medio di istruzione dei cittadini, la qualità del sistema scolastico, la presenza di Università e importanti e riconosciute istituzioni culturali sono evidenti fattori di vantaggio nella competizione urbana; così come la capacità di ospitare eventi culturali e spettacoli di ampio respiro – ai quali si aggiungono sempre più anche i grandi progetti architettonici tesi alla creazione di nuove centralità urbane – costituisce un efficace punto di forza nella riconoscibilità di un luogo e un capitale identitario che si imprime positivamente nella memoria dei cittadini residenti e temporanei, turisti e visitatori.
Il carattere di un evento, sia esso ricreativo o di approfondimento culturale, due elementi che, in questo processo di affermazione urbana, non dovrebbero essere tra loro alternativi, non è indipendente dalla capacità della città di accogliere gli arrivi e gestire i flussi dei visitatori e insieme dal consenso dei residenti nei confronti dell'evento stesso e dalla loro disponibilità alla relazione con i nuovi e temporanei users urbani. Fondamentale è la capacità degli organizzatori di restituire alla città ospitante vantaggi in termini di miglioramento del decoro urbano e quindi della diffusione di una sua immagine concretamente distintiva. Il valore dell'evento, dell'esperienza culturale che ne deriva, sia da parte dei visitatori che da quella dei residenti, è in diretta relazione con la sua capacità di rispettare il carattere del luogo – la sua identità e la sua memoria, nonché le sue fragilità e i suoi punti di forza – e allo stesso tempo di porsi come momento di promozione di una nuova visione di vita comunitaria e di farsi catalizzatore di nuove progettualità rigenerative degli spazi della città. Ogni evento deve quindi avere funzioni molteplici, essere organizzato intrecciando comunicazione, educazione, tempo libero, spettacolo e riqualificazione urbana e diventare motore trainante di ulteriori e concertate azioni di riconfigurazione degli spazi.
CFU: 20
Direttore del Corso: Fabio Lucchesi
Sede del Corso: le attività didattiche in presenza si svolgono presso il Dipartimento di Architettura - via della Mattonaia, 14 - Firenze
Durata delle attività didattiche: 120 ore
Periodo di svolgimento del Corso: marzo-aprile-maggio 2022
Decreto istitutivo: in fase di pubblicazione
Scadenza iscrizione: 15 febbraio 2022
Il corso non sarà attivato qualora le iscrizioni siano inferiori a 10
Quota di iscrizione: € 800
Quota di iscrizione ridotta per giovani laureati iscritti entro il 28° anno di età: € 500
Sono previsti posti in sovrannumero a titolo gratuito riservati:
n. 2 a studenti iscritti a corsi di laurea o laurea magistrale dell'Ateneo;
n. 2 a iscritti a corsi di dottorato dell'Ateneo fiorentino;
n. 1 al personale tecnico amministrativo dell'Ateneo;
n. 2 ad assegnisti di ricerca e personale ricercatore e docente appartenente ai Dipartimenti che hanno approvato il corso.
Informazioni sui contenuti del corso: fabio.lucchesi(AT)unifi.it

Designing for the circular economy

Descrizione del Corso: All'interno di un crescente interesse verso le problematiche ambientali una posizione sempre più centrale è occupata dalla tematica dell'economia circolare.
Pur non esistendo un'univoca definizione di economia circolare, i termini della questione si sono nel tempo affinati: "What is a circular economy? Looking beyond the current take-make-waste extractive industrial model, a circular economy aims to redefine growth, focusing on positive society-wide benefits. It entails gradually decoupling economic activity from the consumption of finite resources, and designing waste out of the system. Underpinned by a transition to renewable energy sources, the circular model builds economic, natural, and social capital. It is based on three principles: Design out waste and pollution; Keep products and materials in use; Regenerate natural systems" (Ellen MacArthur Foundation).
Evidenti sono i motivi del successo della tematica. Il modello dell'economia circolare tiene insieme motivazioni di tipo ambientale oggi irrinunciabili e opportunità di business per i settori produttivi. "Tanto gli ottimisti quanto i pessimisti (rispetto alla questione ambientale, ndr.) tendono sempre di più a concordare sul fatto che l'attuale modello di produzione e consumo è piuttosto distante da quello compatibile con i vincoli planetari, e che sono necessarie drastiche azioni correttive. La fortuna dell'economia circolare, nella comunità scientifica come a livello mediatico e persino politico, da questo punto di vista, rappresenta un punto di svolta, proprio perché sancisce un accettabile compromesso, almeno temporaneo, tra le fazioni" (Massarutto, 2019, p.34).
Un'attenzione che oggi si esprime a livello europeo con l'approvazione del PEC - Pacchetto economia circolare che precisa i termini della questione - obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani, nuovi obiettivi di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio, raccolta differenziata, riduzione graduale dei rifiuti messi in discarica, incentivi, prevenzione - razionalizzando la normativa esistente.
Crescente appare anche la consapevolezza del ruolo che gioca l'Italia in tale scenario. L'Italia è un Paese leader sul tema - così come emerge anche dalla ricerca condotta da Enel e Symbola 100 italian circular stories. Tra i grandi Paesi europei l'Italia è quello con la quota maggiore di recupero di materia prima nel sistema produttivo: il 18,5% (Enel, Symbola, 2018). Anche se non ne siamo consapevoli: "Lo sappiamo già fare, ma non sappiamo di saperlo" (Massarutto, 2019, p.172) "L'Italia, l'ingegno e la capacità imprenditoriale italiana, hanno trovato stimolo nella relativa carenza di materie prime. La nostra capacità industriale non è mai stata fondata sulla disponibilità a risorse a basso prezzo, ma sul sapere e l'innovazione, sullo studio dei problemi e la ricerca di soluzioni talmente eleganti e belle da riuscire a trovare spazi di mercato nel mondo." (Ciafani, Poggio, 2016).
L'Economia Circolare rappresenta e può rappresentare ancora di più un'opportunità per l'Italia. "L'economia circolare può far bene al made in Italy […] Ci sono tuttavia ottime ragioni per convincerci che una svolta globale verso la green economy e la circolarità può rappresentare un'occasione molto propizia per il nostro paese. Così come l'evoluzione della domanda mondiale di beni alimentari ha premiato il made in Italy per la sua vocazione a offrire prodotti di qualità, anche in questo caso sono in gioco competenze distintive che l'Italia - tradizionalmente povera di materie prime e ricca di ingegno - ha dimostrato di possedere in modo superiore alla media" (Massarutto, 2019, pp.165-166).
Il progetto dell'economia circolare richiede necessariamente un contributo interdisciplinare in grado di affrontare la complessità dei fattori in gioco. Importanti appaiono la gestione e il management dei flussi; la valutazione dei vantaggi economici - Life Cycle Costs (LCC), la progettazione di prodotti e materiali in grado di rientrare nei flussi di materia ed energia.
Senza considerare che alla base di tutto risiede un profondo cambiamento di mentalità, che nasce anche dal recupero di sensibilità del passato e dall'osservazione di modelli circolari già presenti in natura.
Approccio interdisciplinare, quindi, con un ruolo importante delle discipline del progetto (Design, Architettura, Urbanistica), per la loro capacità di:
- prefigurare scenari e sinergie talvolta impensabili
- fare sintesi e catalisi dei diversi contributi
- rendere l'innovazione immediatamente spendibile anche in termini di mercato
CFU: 22 totali (20 CFU per la didattica frontale e 2 per l'attività pratica)
Direttore del Corso: Giuseppe Lotti e Marco Marseglia (referente organizzativo)
Sede del Corso: le attività didattiche in presenza si svolgono presso la Scuola di Architettura - via Sandro Pertini, 91 - Calenzano (FI)
Durata delle attività didattiche: 250 ore totali (200 ore di didattica frontale e 50 ore di attività pratica)
Periodo di svolgimento del Corso: dal 8 novembre 2021 al 26 aprile 2022
Decreto istitutivo: (pdf)
Istruzioni e modulistica
Scadenza iscrizione: 29 ottobre 2021
Il corso non sarà attivato qualora le iscrizioni siano inferiori a 10
Sono previsti 2 posti per uditori (periti industriali)
Quota di iscrizione: € 1.200
Quota di iscrizione ridotta per giovani laureati iscritti entro il 28° anno di età: € 800
Quota di iscrizione ridotta per gli uditori: € 800
Sono previsti posti in sovrannumero a titolo gratuito riservati:
n. 3 a studenti iscritti a corsi di laurea o laurea magistrale dell'Ateneo;
n. 2 a iscritti a corsi di dottorato dell'Ateneo fiorentino;
n. 2 al personale tecnico amministrativo dell'Ateneo;
n. 2 ad assegnisti di ricerca e personale ricercatore e docente appartenente ai Dipartimenti che hanno approvato il corso.
Informazioni sui contenuti del corso: marco.marseglia(AT)unifi.it

 

 
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06.09.2021
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