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Studiare a Firenze, Francesco Guidieri

Francesco Guidieri, 39 anni, fiorentino, oggi titolare di un’azienda di consulenza informatica, una laurea in Scienze dell’informazione è uno degli ex allievi che interviene all’incontro “Ma a cosa serve studiare?” in programma il 16 aprile alle 17.30 in Aula magna, appuntamento in calendario nell’ambito della “Settimana dell’Università”.

Partiamo dal titolo dell’incontro. A cosa ti è servito studiare all’Università?

L’eredità più importante della mia esperienza universitaria non è stata la preparazione specifica in sé. Piuttosto sono convinto che gli anni di studio mi abbiano aiutato a sviluppare una forma mentis che forse non avrei mai avuto e che invece ritrovo nella “propensione verso la novità” nell’ambito del mio lavoro. Grazie allo studio, insomma, ho acquisito degli strumenti adeguati per affrontare il mondo reale.

Perché hai scelto il corso di Scienze dell’Informazione

Era il corso più innovativo. A me interessava la matematica e Scienze dell’Informazione era il giusto compromesso tra i miei interessi e il lavoro che avrei voluto fare.

Il corso che ti è piaciuto di più?

 “Programmazione a oggetti” con la professoressa Venneri. Da lì sono nati rapporti di collaborazione, oltre che di amicizia, che ho portato avanti negli anni successivi.

Qual è stato l’esame che non ti ha fatto dormire la notte?

Senz’altro “Analisi 2” che ho provato invano in sei diversi appelli nel corso di un anno. Posso dire però che nel mio gruppo di colleghi – eravamo pochi e io uno degli ultimi del vecchio ordinamento – sono stato il primo a superarlo. Mi hanno festeggiato tutti …

Ci racconti un aneddoto legato al periodo universitario?

Ovviamente è legato all’esame di Analisi 2. Uno dei collaboratori del professore, il giorno dell’esame scritto, ha inserito anche una domanda di musica. Lui era appassionato. Promise che avrebbe pagato da bere a chi avesse risposto. Solo uno solo di noi lo fece, ma lui offrì un aperitivo a tutti.

Il luogo a cui sei più affezionato?

I momenti di studio più intensi li ho vissuti al Dipartimento di Matematica e nella casa dello studente di Viale Morgagni. Ecco lì ho fatto diverse volte le ore piccole per gli esami … Per fortuna ho vissuto questi momenti in buona compagnia. Mi aiutava avere persone intorno che studiassero.

Agli studenti che parteciperanno all’incontro che messaggio senti di dare?

A metà del corso ho cominciato a lavorare e ho interrotto gli studi per otto mesi. Con i primi guadagni l’idea di lasciare l’Università era più di un’ipotesi, ma io avevo ben chiaro che volevo concludere il mio percorso di studio. Devo dire però che questa “pausa” mi ha dato una concretezza che prima non avevo. Da quel momento in poi ho cercato gli esami che più mi sembravano utili e sono andato fino in fondo con maggiore convinzione.

 

 

 
ultimo aggiornamento: 14-Apr-2015
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