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A cento anni dalla nascita di Giorgio Bassani

Iniziativa dell'Ateneo e del Gabinetto Vieusseux sul rapporto fra intellettuali ebrei e dovere della testimonianza
"Un'umanità che dimenticasse Buchenwald, Auschwitz, Mauthausen, io non posso accettarla. Scrivo perché ci se ne ricordi": rispondeva così Giorgio Bassani, ai lettori che gli chiedevano di parlare dell'origine della sua narrativa, della sua scrittura.

Partendo da queste parole il convegno internazionale di studi "Gli intellettuali/scrittori ebrei e il dovere della testimonianza", in programma a Firenze dal 7 al 9 novembre, rende omaggio al grande scrittore nell'anno centenario della nascita (programma).

L'iniziativa - ideata e organizzata da una delle principali studiose dell'autore, Anna Dolfi, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, insieme al Gabinetto Vieusseux - costruisce intorno al tema della testimonianza - a partire dalla tradizione ebraica antica, passando per il Romanticismo e l'Ottocento tedesco - una riflessione sull'intellettualità ebraica del Novecento e non solo.

In tre giornate fitte di relazioni e di interventi – che si svolgono con il patrocinio della Città metropolitana di Firenze e del Comitato Nazionale delle Celebrazioni per il centenario di Bassani - una cinquantina tra studiosi italiani e stranieri e giovani ricercatori si interrogheranno sulle opere e le dichiarazioni di scrittori e intellettuali ebrei, di qualunque nazionalità, che documentano non solo il significato di una difficile appartenenza, ma i segni lasciati dalla cultura e dalla tragica storia del Novecento sulle loro scelte.

Il convegno si apre lunedì 7 novembre in Università (piazza S. Marco, 4 – Rettorato, ore 9) per poi proseguire martedì 8 in Palazzo Medici Riccardi (Via Cavour, 9 - Sala Luca Giordano) e concludersi mercoledì 9 al Gabinetto Vieusseux (Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi – Sala Ferri).

"Si rifletterà – spiega Anna Dolfi - su editori e scrittori, saggisti e critici, musicisti e artisti figurativi, e sulle modalità di condizionamento e attuazione in loro di quello che potrebbe chiamarsi il dovere morale della testimonianza. Uno spazio di particolare rilievo sarà riservato a Canetti, Döblin, Sebald, Schulz, Oz, Nelly Sachs, Némirovsky e agli autori italiani (Loria, Ginsburg, Debenedetti, Segre...), soprattutto ai libri e alla figura di Giorgio Bassani e di Primo Levi, che hanno posto la necessità di ricordare quanto non può e non deve essere dimenticato all'origine e al centro di un'intera opera". 

03 Novembre 2016