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Nuove frontiere nella lotta contro le leucemie
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Nuove frontiere nella lotta contro le leucemie

Curare la leucemia senza compromettere le funzioni cardiache dei pazienti. Ha meritato la segnalazione negli highlight del numero di febbraio della rivista scientifica Molecular Pharmacology lo studio del gruppo di ricerca internazionale coordinato da Annarosa Arcangeli dedicato alle terapie contro i tumori del sangue (“New Pyrimido-Indole Compound CD-160130 Preferentially Inhibits the KV11.1B Isoform and Produces Antileukemic Effects without Cardiotoxicity”, DOI: 10.1124/mol.114.094920).

La pubblicazione è il frutto di un lungo percorso di ricerca sulla funzionalità dei canali ionici del potassio KV11.1 nei tumori umani. “I canali ionici del potassio – spiega Arcangeli, ordinario di Patologia generale del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica – sono proteine che conducono specie ioniche diverse attraverso la membrana delle cellule e hanno un ruolo fondamentale nella regolazione di molti processi. Nelle leucemie in particolare – prosegue la docente – i canali KV11.1 sono in grado di regolare i segnali di sopravvivenza delle cellule e favorire così la resistenza alla terapia chemioterapica.” Il blocco di questi canali come terapia contro il tumore non è però indicato, dato il loro ruolo nella funzionalità del cuore e la possibilità di causare aritmie nei pazienti.

“Nel nostro lavoro – racconta Arcangeli – abbiamo descritto un nuovo composto (denominato CD160130) altamente efficiente nel bloccare una variante del canale KV11.1 maggiormente espressa nelle leucemie. In vitro il composto si è dimostrato capace di bloccare la crescita delle cellule leucemiche e di superare la chemio resistenza indotta dal microambiente midollare; in vivo ha prodotto un potente effetto antileucemico, superiore anche a quello dei chemioterapici classici.”

“Con questo studio – continua Arcangeli - abbiamo anche dimostrato, in vivo, che il farmaco non provoca alterazioni delle funzionalità cardiache, effetti collaterali che sono indotti invece da numerosi bloccanti di KV11.1, e non danneggia le cellule del midollo osseo. Si candida quindi - commenta la docente – a essere un promettente prototipo di composti per le terapie oncologiche, tanto da essere segnalato anche dall’American Society for Pharmacology and Experimental Therapeutics.”

Il lavoro, al quale hanno preso parte Olivia Crociani, Serena Pillozzi, Luca Gasparoli e Marika Masselli, è stato condotto in stretta collaborazione con lo spin off universitario Dival (con la partecipazione di Massimo D’Amico), con l’Università Milano-Bicocca, con l’Università di Leicester e con l’azienda tedesca BlackSwanPharma.

Il lavoro ha avuto il sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro(AIRC) e dell’Associazione Genitori Noi per Voi per il Meyer. (sd)

 
ultimo aggiornamento: 18-Feb-2015
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