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Città_visioni e strategie. Il contributo del CISDU
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Città_visioni e strategie. Il contributo del CISDU

Mettere attorno a un tavolo gli amministratori locali, i portatori d’interesse e i cittadini per discutere concretamente su argomenti che riguardano i problemi e le trasformazione delle città, in primo luogo di Firenze e stimolare dal confronto soluzioni concrete.
E quello che stanno facendo gli studiosi dell’Università di Firenze riuniti nel Centro Internazionale di Studi sul Disegno Urbano (CISDU) con il ciclo “Città_Visioni e Strategie, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Architettura ed il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze.
Antonio Capestro, docente di Composizione architettonica e urbana e Dimitra Babalis, docente di Progettazione urbanistica e  Urbanistica ecosostenibile sono fra gli ideatori e coordinatori del ciclo.

“L’iniziativa è nata per mettere al servizio della comunità le conoscenze tecniche e culturali sul disegno urbano e permettere ai cittadini e a chi governa il territorio di acquisire una visione unitaria ed organica delle città - racconta Capestro, vicepresidente del CISDU “Uno dei problemi delle nostre città è che i vari soggetti - progettisti, politici, cittadini - non si parlano ed il grande entusiasmo che abbiamo suscitato negli incontri già svolti dipende proprio dall’aver creato le condizioni per suscitare un confronto reale e costruttivo tra i partecipanti”.

In che modo ci siete riusciti?
Organizzando “incontri tematici” per fare interagire soggetti dalle provenienze eterogenee e far emergere dal dibattito posizioni differenti e chiavi di lettura ricche e diversificate del fenomeno urbano. Concretamente, affrontiamo ogni tema in due momenti differenti, due step: il primo fra esperti e portatori di interesse e il secondo, a distanza di due settimane, coinvolgendo in tavoli di discussione anche un gruppo selezionato di cittadini - per lo più dal mondo dell’associazionismo - interessati all’argomento.
La distanza tra i due step permette ai partecipanti di riflettere sul tema proposto e alla fine del secondo, i coordinatori dei vari tavoli fanno una sintesi della discussione a cui seguono le conclusioni del coordinatore generale dell’incontro.
Durante tali incontri sono emerse indicazioni sul piano operativo, oppure, sono venuti alla luce problemi di cui cittadini e amministratori non erano consapevoli ma che si riflettevano in un disagio vissuto dalla città e dai suoi abitanti.


Facciamo qualche esempio.

Nei primo incontro del ciclo, dedicato al nuovo Regolamento Urbanistico di Firenze,  dal titolo “Regolamento Urbanistico_quale visione di città?” ci siamo chiesti in che modo il disegno urbano possa contribuire a indirizzare in senso positivo le trasformazioni future e se il regolamento urbanistico, uno strumento di programmazione valido per cinque anni, possa tenerne conto.
Alla discussione ha partecipato anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Firenze Elisabetta Meucci, presente anche ad altri appuntamenti del ciclo, che ha recepito nel nuovo regolamento, ora concluso e approvato, le osservazioni del CISDU relative, oltre ad alcune questioni di metodo, a tematiche specifiche. Come quella relativa ai ‘vuoti urbani’, quegli spazi che avendo perso la loro funzione originaria potrebbero essere ripensati con la logica di sistema, legandoli per esempio ad attività culturali e/o ludico-ricreative, comunque con destinazioni d’uso strategiche per la rivitalizzazione di parti di città o, anche, la proposta relativa al parco fluviale dell’Arno che consiste nell’elaborazione di un masterplan finalizzato alla gestione delle trasformazioni e dei progetti futuri sul fiume in modo unitario ed organico.

Ha parlato anche di portare alla luce problemi inespressi. Quali?
Gli incontri dedicati a “La città e la ferrovia”, che ho coordinato ad Arezzo, hanno fatto emergere la relazione problematica dei cittadini con una infrastruttura che viene vissuta come una ferita che ha tagliato in due il centro abitato. Ma la ferrovia può essere anche un sostegno a quelle che sono le risorse risorse principali della città, per esempio l’artigianato orafo, la stessa stazione potrebbe diventare una vetrina per tali attività. Il problema in questo caso non è solo la funzione che deve avere la ferrovia, ma l’insieme che essa deve formare con la città e i suoi abitanti.
Durante gli incontri dedicati alla “Città in tensione” dal disagio espresso dai cittadini abbiamo toccato con mano che se la città non è ben progettata non riesce ad accompagnare e a valorizzare i cambiamenti sociali che vi si verificano e si crea una situazione di tensione che ha effetti anche sulla qualità ambientale, morfologica ed estetica.
Quando abbiamo parlato di spazio pubblico abbiamo affrontato il problema della sua gestione da parte di e a vantaggio delle attività private - pensiamo ai dehors - e di come queste simbolicamente creino recinti in cui le persone vengono rinchiuse. Ma lo spazio pubblico è l’ossatura sociale della città, ci permette di relazionarci con l’altro, e se lo frammentiamo lo roviniamo e creiamo, ancora una volta, una situazione di disagio.

C’è un denominatore comune ai temi che avete affrontato fino a oggi?
Probabilmente la consapevolezza che non si può pensare a singoli interventi sulla città e che la pianificazione urbana e la progettazione architettonica si devono accompagnare al “Disegno Urbano”, per formulare progetti in grado di innescare processi di riqualificazione e dare una nuova identità allo spazio della città che cambia. È necessario poi che i vari interventi nella città e nel territorio vedano il coinvolgimento delle comunità che vivono e usano gli spazi pubblici. Non si può pensare solo alla “funzione” degli spazi, occorre ragionare in modo più flessibile e tenere conto del sistema urbano in cui sono inseriti, far sì che sia la creatività collettiva a suggerire il loro utilizzo migliore ed i “saperi esperti” a indirizzare e definire il processo progettuale.
“I grandi interventi per la città che verrà - interviene Dimitra Babalis, che è stata Direttore del Centro dal 2003 al 2008 - possono essere un’opportunità altrettanto grande se chi la disegna risponde non solo alle richieste della committenza ma anche alle esigenze più ampie della società che la vivrà, in una logica condivisa. Ad esempio durante gli incontri sulla “Città in abbandono”, che ho coordinato, si è parlato di aree ed edifici abbandonati che costituiscono elementi di grande potenzialità per la città in trasformazione. Si è parlato di una consapevolezza da raggiungere per identificare uno scenario strategico e di indirizzo per i luoghi da rigenerare, tesi pienamente condivisa dall’Assessore Elisabetta Meucci, che ha partecipato anche a questo incontro.


Professoressa Babalis, qual è il ruolo del CISDU in questo contesto?

Trasformare le città non significa agire solo su edifici e spazi fisici ma cercare di interpretare le dinamiche storiche e culturali che li hanno prodotti per conoscere e progettare le nuove condizioni e garantire il benessere dei suoi abitanti. La peculiarità del disegno urbano è che si tratta di un settore di studi aperto all’interdisciplinarietà che coinvolge non solo gli architetti ma tutti gli studiosi e operatori che si dedicano ai problemi dell’uomo e della comunità urbana. Il CISDU in questo senso è il catalizzatore di interessi e di relazioni fra studiosi e operatori, impegnati sul piano della ricerca, dell’insegnamento universitario e dell’operatività progettuale.

Come è nato il Centro?
Negli anni ’80 in Architettura è emerso un approccio nuovo alla progettazione urbana, quello basato sul concetto culturale che considera maggiormente le esigenze della comunità in relazione alla forma urbana, intesa come interrelazioni tra lo spazio costruito e non costruito. A Firenze è stato il professor Piero Paoli ad avanzare gli studi e i metodi in questo settore formando una generazione di progettisti capaci di sviluppare interventi organici e non solo singole strutture specialistiche. Nel 1986 è nato formalmente il CISDU e si è attivata una rete di interessi e contatti con gli studiosi del settore dell’Urban Design in Europa e negli Stati Uniti per sviluppare ricerche con finanziamenti italiani ed europei, per realizzare progetti e organizzare eventi e workshop internazionali.  
Nel frattempo il Centro acquisisce l’accreditamento presso il Consiglio d’Europa e diviene un punto di riferimento internazionale per la progettazione urbana.
Si sono affrontati, fra l’altro, i temi dello sviluppo sostenibile, del recupero e della riqualificazione del tessuto urbano e nel nostro territorio siamo stati consulenti per i Comuni di Firenze, Prato, Pistoia, San Miniato.
Adesso, sotto la guida del Presidente Pier Angiolo Cetica, abbiamo assunto un nuovo ruolo, che potremmo definire di ascolto. La città è di tutti e il ruolo del CISDU e dei suoi studiosi ora è quello di stimolare e sviluppare riflessioni condivise.

Di cosa parlerete nei prossimi incontri?
Gli incontri dell’8 e del 22 aprile sono dedicati a “Diritto alla città”; in quelli di maggio (il 6 e il 20) si parlerà del fiume Arno. Un grande “assente” per la città di Firenze, probabilmente anche a causa del trauma dell’alluvione del ’66 che lo ha reso una minaccia piuttosto che un luogo di grande potenzialità per futuri sviluppi. Ma l’Arno potrebbe ridiventare un riferimento urbano, la spina dorsale della città, ed essere nuovamente vissuto ed
Il ciclo degli incontri chiuderà con un evento finale durante il quale tireremo le fila sugli argomenti trattati e proporremo le nostre indicazioni cercando di dare delle risposte, come studiosi, alle richieste che abbiamo raccolto, per affrontare le sfide che le nostre città in continua trasformazione ci pongono.
Il calendario degli incontri del ciclo “Città_Visioni e Strategie” con i relativi report, sono consultabili sul sito web del Centro. (sd)

 
ultimo aggiornamento: 09-Apr-2015
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