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Studiare a Firenze, Gabriella Libonati

Gabriella Libonati, 31 anni, fiorentina, ha conseguito una laurea specialistica in Governo d’Impresa a Firenze ed è attualmente iscritta a un MBA presso la London Business School. Giovedì 16 aprile, alle 17.30, in Aula magna, parteciperà al talk “Ma a che serve studiare?”, appuntamento della “Settimana dell’Università”.

Iniziamo dal titolo di questo incontro. A cosa serve studiare?
Io penso che l’Università sia il luogo dove poter acquisire quelle competenze che servono a crescere e ad affermarsi nel mercato del lavoro. Il sistema universitario italiano, per certi aspetti, è penalizzante rispetto a quello di altri paesi, ma devo ai miei studi l’apertura mentale e l’approccio critico alle cose. Gli studenti italiani possono contare su una solida base teorica che è una risorsa preziosa in un mercato così competitivo.

Che ricordo hai del periodo universitario?
Sono stati anni irripetibili. Ho avuto l’opportunità di concentrarmi sulla mia formazione e la mia crescita personale. Al contempo ho cercato di vivere pienamente ogni momento sfruttando tutte le possibilità che si profilavano all’orizzonte, ad esempio effettuando un periodo di studi all’estero e gestendo il periodo della tesi come un’opportunità per fare dei brevi progetti con fondi di investimento e con la Camera di Commercio di Firenze. Posso dire che sono stati anni molto intensi.

Non hai nessun rimpianto ripensando a quel periodo?
Forse avrei fatto un’esperienza lavorativa di rilievo all’estero durante il periodo estivo. Con un bagaglio più completo mi sarei sentita probabilmente più preparata ad affrontare il mondo del lavoro che, soprattutto nei primi anni, è molto duro. Ho fatto questa constatazione quando sono entrata in Procter & Gamble. I colleghi inglesi e americani, pur essendo appena laureati, avevano già una serie di esperienze lavorative alle spalle, mentre io ero sicuramente più matura in quanto a conoscenze teoriche e capacità critica.

Che consiglio daresti agli studenti che frequentano l’Università oggi?
Direi a tutti di sfruttare questi anni per imparare l’inglese alla perfezione, maturare esperienze all’estero e acquisire la padronanza degli strumenti digitali, tutti elementi assolutamente indispensabili per competere in un contesto globale. E poi suggerirei loro di investire in un solido network di relazioni. Sono fondamentali nel mondo del lavoro.

C’è un posto che associa agli anni in cui era studentessa?
Senza dubbio la biblioteca di Novoli. Non soltanto perché mi recavo lì gli ultimi giorni di studio prima degli esami, ma perché era un vero e proprio luogo di ritrovo. Lì sapevo di incontrare i miei colleghi ed ero certa di poterne conoscere altri. Era un periodo in cui i social network non esistevano ancora e si dava molto spazio alle relazioni umane.

Qual è stato l’ostacolo più difficile da affrontare nel suo percorso universitario?
Il momento più difficile è stato per me il rientro da Berlino dove ero in Erasmus. Non mi ritrovavo più nella “vita fiorentina”, ero cambiata io, ma anche il contesto a cui ero abituata non era più lo stesso …

C’è invece un libro che ricorda di aver letto con particolare piacere?
Sicuramente tutta l’opera di Tiziano Terzani. Aveva conquistato me e i miei compagni di studi con i racconti dei suoi viaggi in Asia e il suo modo così unico di affrontare la vita. Credo che la voglia di scoprire il mondo e apprezzarne la sua diversità sia diventata ancora più forte grazie a queste letture.


 
ultimo aggiornamento: 14-Apr-2015
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