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Studiare a Firenze, Chiara Balestri

Chiara Balestri, 26 anni, fiorentina, una laurea magistrale in “Scienze dell’educazione degli adulti e formazione continua”, attualmente collabora al progetto “Siamo solidali” dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e parteciperà al talk “A che serve studiare?”, in programma il 16 aprile alle 17.30 in Aula magna, appuntamento in calendario nell’ambito della “Settimana dell’Università”.

Perché hai scelto Scienze della Formazione?

Andavo bene a scuola, ma a dirla non ero così convinta di fare l’Università. Mi sono iscritta senza avere le idee molto chiare. Poi ho scelto Scienze dell’Educazione convinta da un’amica che aveva scelto quel corso.  

Hai concluso i tuoi studi molto di recente. Cosa ti senti di dire ai tuoi ex colleghi?

Di non studiare per il voto, ma per se stessi. E’importante cercare di rielaborare quel che si è studiato per poter sedimentare certe conoscenze e poter avere uno sguardo critico sulla realtà. Solo in questa prospettiva quel che si apprende all’Università può tradursi in una competenza da poter spendere sul campo. Altrimenti è tutto inutile.

C’è qualche curiosità legata al periodo universitario che vuoi raccontare?
Ho un giorno fortunato: il 7 luglio. In quella data mi sono laureata per la triennale nel 2011 e per la magistrale tre anni più tardi

L’esame che ti ha fatto più sudare? Estetica. E non solo perché l’ho ripetuto due volte.

La colonna sonora del percorso universitario?
“Dammi una lametta che mi taglio le vene” di Donatella Rettore …

C’è stato un momento più delicato di altri di quando eri studentessa?

All’inizio dell’Erasmus senz’altro. Sono stata a Parigi e le prime settimane sono state dure, poi ho superato tutto però!

Un luogo a cui ti senti più legata?
Il cortile in via del Parione. Lì abbiamo socializzato di più con i colleghi. Ricordo anche qualche pisolino …

Cos’hai fatto durante l’Università extra studio?

Durante gli anni universitari ho dato ripetizioni a bambini delle scuole materne e a ragazzi delle scuole medie secondarie di secondo grado. Ho fatto la steward allo stadio Franchi. Dopo la laurea ho fatto per un periodo anche la cameriera. Mi avevano anche proposto di restare, ma ho fatto altre scelte.

Rimpianti?

Mi sono ridotta troppo spesso all’ultimo minuto per studiare in vista di un esame.

Che idea ti sei fatta dell’Università?

Poca pratica e troppa teoria. I tirocini ci sono, ma durano troppo poco. Io ne ho fatto uno alla triennale al Museo dell’Istituto degli Innocenti, un altro alla magistrale alla sede fiorentina di Unesco. L’ultimo per Icomos l’organizzazione non governativa internazionale che ha per missione studi e interventi sul patrimonio culturale, architettonico e paesaggistico. Sono state esperienze molto valide per la mia formazione.

Quale professione vedi più adatta a te per il futuro?
Il sogno sarebbe quello di restare all’interno del mondo universitario. La didattica mi affascina perché esalta la componente relazionale e consente di dare concretezza allo studio. Nel periodo della tesi mi sono appassionata ulteriormente alla ricerca e a settembre proverò il bando per il dottorato.

 

 

 

 

 
ultimo aggiornamento: 14-Apr-2015
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