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A cinquanta anni dall’alluvione, un bilancio delle iniziative del Comitato Firenze 2016
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A cinquanta anni dall’alluvione, un bilancio delle iniziative del Comitato Firenze 2016

Non solo memoria ma una spinta progettuale per prevenire future calamità e migliorare la protezione delle persone, dei beni culturali e ambientali. Il cinquantesimo anniversario dell'alluvione di Firenze sta giungendo al suo culmine con le iniziative che si svolgeranno in questa settimana a Firenze - dove il giorno dell'anniversario arriverà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la cerimonia ufficiale in Palazzo Vecchio - e nel nostro Ateneo.

Fra queste ultime, in particolare, il seminario "L'alluvione, le alluvioni. Memoria e azione" che è in programma il 4 dalle ore 9 contemporaneamente in Aula Magna e in altre sedi universitarie italiane ed è organizzato dall'Ateneo e dal Comitato Firenze 2016, Consorzio interuniversitario per l'idrologia, il Gruppo italiano di idraulica, l'Ordine degli ingegneri e il Consorzio LaMMA. (programma)

Delle celebrazioni e del risultato che hanno già portato in termini di partecipazione e approfondimento parliamo con Giorgio Federici, docente del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale e segretario generale del Comitato Firenze/Toscana 2016, presieduto dal sindaco Dario Nardella e dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha coordinato le iniziative collegate all'anniversario dell'alluvione.

Partiamo proprio dal 4 novembre, quando alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella verrà firmato fra l'altro un documento, la Carta di Firenze. Di che si tratta?

La Carta di Firenze è stata preparata nell'ambito del convegno "Unity in Diversity", promosso dal sindaco di Firenze Nardella con la collaborazione del Comitato tecnico scientifico internazionale di Firenze/Toscana 2016 e legherà le istituzioni, i cittadini e la comunità scientifica internazionale attorno a un progetto dedicato a creare appuntamenti di approfondimento culturale, scientifico e tecnico sulla gestione delle risorse idriche e sulla difesa dei cittadini e del patrimonio culturale dalle alluvioni. Il documento si aggiungerà alla Carta di Roma che è stata firmata lo scorso ottobre all'Accademia dei Lincei da storici dell'arte, ingegneri, geologi, giuristi, economisti provenienti dalle maggiori accademie delle scienze del mondo con l'obiettivo di "impegnarsi in una campagna attiva volta ad aumentare nei governi la consapevolezza della necessità di maggiore attenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale nelle nostre città d'arte".

Che cosa ha fatto la ricerca Unifi per contribuire all'impegno unanimemente condiviso di salvaguardare persone e risorse da una futura alluvione?

Il risultato principale è legato al monitoraggio dell'Arno nel tratto urbano fiorentino per realizzare un modello fisico in scala del fiume. Partendo dall'interrogativo su quale sia la massima portata che può defluire in sicurezza in Arno nel tratto di Firenze, il gruppo di ricerca coordinato da Enio Paris, del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale, ha svolto un'attività di monitoraggio per dettagliare la topografia del fiume e creare un modello idraulico che tenesse conto della portata liquida e della portata solida. Per farlo sono stati effettuati rilievi della profondità dei vari tratti del fiume con tecnologia multi-beam e delle opere e dei ponti con laser scanner e misure di portata liquida e solida con una stazione di monitoraggio posizionata sul ponte alle Grazie che ha registrato le misure di piena nel periodo gennaio-febbraio 2014 e gennaio-febbraio 2016. Questo modello potrebbe essere alla base di un Laboratorio di idraulica gestito dall'Università di Firenze utile anche al monitoraggio di altri sistemi fluviali.

Che cosa ha suggerito intanto l'indagine?

Ogni soluzione per Firenze dovrà prendere in considerazione l'opportunità di interventi di modifica dell'Arno e delle sue strutture di controllo nel tratto urbano, perché sul fiume ci sono diverse infrastrutture che ne limitano la capacità di convogliare in sicurezza le portate di piena. Poiché esistono diverse soluzioni potenziali - e il problema non è se ci saranno altre alluvioni come quella del '66 ma quando ciò accadrà - occorre verificarle, per sviluppare modelli avanzati, sia fisici che matematici, e per scegliere quello più efficace.

Possiamo fare anche un bilancio le attività promosse fino a oggi?

Il bilancio è assai positivo perché dal 2013 la rete che ha coordinato e organizzato la manifestazione, alla quale aderiscono oltre 60 enti e istituzioni pubbliche, tra cui il nostro Ateneo, ha fatto sistema per realizzare oltre 100 iniziative (dai convegni alle mostre, dagli spettacoli ai premi) e coinvolgere la società, le scuole e le imprese in un progetto dedicato alla memoria dell'evento, ma anche alla diffusione della conoscenza di ciò che avvenne e alla progettualità per affrontare il futuro. E il ruolo dell'Università è stato proprio quello di uscire dalla logica delle celebrazioni per fare di questo anniversario un'occasione per colmare le lacune sia di carattere scientifico che culturale. (approfondimenti sul sito del Comitato Firenze/Toscana 2016)

Le attività legate all'anniversario non si chiudono nel 2016...

Nei prossimi anni, ci dedicheremo all'approfondimento dei danni che l'alluvione ha causato all'interno delle strutture della nostra Università, in particolare nelle biblioteche come quelle di Agraria e di Lettere, proseguendo nell'attività di messa in sicurezza dei beni culturali presenti in Ateneo. Vorremmo anche istituire presso la Biblioteca umanistica un centro di documentazione sulle alluvioni che raccolga in modo organico il materiale esistente e lo renda disponibile al pubblico. Per i prossimi tre anni vorremo dare impulso allo studio dei vari aspetti collegati al rischio delle città d'arte in riferimento alle calamità naturali, promuovendo un bando per premi di tesi di laurea e di dottorato. (sd)  
ultimo aggiornamento: 05-Dic-2016
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