Accesso tramite numero dedicato e presa in carico specialistica L’Università di Firenze potenzia le proprie azioni di prevenzione e contrasto alla violenza di genere con l’istituzione di un punto di ascolto dedicato alle donne della comunità accademica (studentesse, dottorande, docenti e personale tecnico-amministrativo).L’iniziativa nasce nell’ambito del “Piano di uguaglianza di genere – Gender Equality Plan 2024-2026” dell'Ateneo e viene attuata in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. È stata presentata dalla rettrice Alessandra Petrucci e dalla direttrice generale dell’AOU Careggi Daniela Matarrese, presenti Maria Paola Monaco, delegata Unifi all’inclusione e diversità, e Laura Belloni, direttrice del Centro di Riferimento Regionale Criticità Relazionali (CRCR).Per garantire la massima tutela e discrezione, il primo contatto con il servizio avverrà tramite il numero telefonico dedicato 348-2525555. A partire dal primo contatto, personale specializzato valuterà le modalità più adeguate di accoglienza e accompagnamento, individuando – ove necessario – specifici percorsi di supporto.Il servizio - attivo da lunedì 9 marzo; lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle ore 9 alle 13; mercoledì dalle ore 13 alle 17 - è gestito da un’équipe multidisciplinare di AOU Careggi composta da psicologhe esperte in violenza, assistenti sociali e medici specialisti. Oltre al supporto psicologico e al primo ascolto, il servizio offrirà orientamento ai servizi socio-sanitari e, ove necessario, l'attivazione di percorsi integrati con i Centri Antiviolenza (CAV) del territorio. Il progetto sarà coordinato dalla "Cabina di regia sul benessere" di Unifi, alla quale partecipa anche l'AOU Careggi tramite il Centro di Riferimento Regionale Criticità Relazionali.“La violenza di genere – ha dichiarato la rettrice Alessandra Petrucci – non è un fenomeno che riguarda soltanto la dimensione privata: è una questione sociale che può attraversare anche i luoghi dello studio e del lavoro. Per questo le università non possono limitarsi alla formazione e alla ricerca, ma devono contribuire a costruire comunità fondate sul rispetto, sulla sicurezza e sulla responsabilità reciproca.La collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi ci permette di mettere a disposizione della comunità accademica competenze professionali altamente qualificate e di collegare questo servizio alla rete territoriale dei servizi socio-sanitari e dei centri antiviolenza. Proprio grazie a questa sinergia nasce il nuovo punto di ascolto dedicato alle donne dell’Università. Offrire uno spazio riservato, competente e facilmente accessibile – ha affermato la rettrice - significa rendere possibile il primo passo, che spesso è anche il più difficile: chiedere aiuto, essere ascoltate, trovare un orientamento verso percorsi di tutela e di sostegno. Questa iniziativa si inserisce in un insieme più ampio di azioni che l’Università di Firenze sta sviluppando negli ultimi anni per promuovere il benessere e la parità all’interno della comunità accademica: dalle attività di sensibilizzazione e formazione, ai percorsi di studio dedicati, fino agli strumenti di prevenzione e contrasto della violenza previsti dal Piano di uguaglianza di genere dell’Ateneo. Il messaggio che vogliamo dare – ha concluso Alessandra Petrucci - è semplice e chiaro: chi vive una situazione di violenza non deve sentirsi sola e deve sapere che anche l’Università può essere un luogo in cui trovare ascolto, orientamento e protezione”. “Il nostro auspicio – ha commentato Daniela Matarrese, direttrice generale di Careggi - è che questo punto di ascolto possa diventare un luogo di fiducia, capace di intercettare precocemente situazioni di difficoltà e di accompagnare le persone verso percorsi di sostegno e di tutela. Nasce come primo livello di accesso, un luogo protetto di orientamento, di filtro e di sostegno psicologico, in cui la persona possa essere accolta, ascoltata e accompagnata con attenzione e competenza, qualora ci fosse necessità, verso ulteriori percorsi istituzionali specifici.Spesso – ha proseguito Matarrese - il momento più difficile è proprio il primo: trovare qualcuno con cui parlare, comprendere cosa sta accadendo, capire le possibilità di aiuto. Offrire questo primo spazio significa promuovere la consapevolezza, facilitare l’accesso ai servizi e rendere più semplice l’avvio di percorsi di tutela e di supporto.Purtroppo è noto – ha concluso Matarrese - che la violenza di genere non è un fenomeno distante dalle istituzioni educative, sanitarie o lavorative. Può attraversare ogni contesto sociale e per questo è di grande valore il fatto che anche i luoghi della formazione e della ricerca siano coinvolti in attività di prevenzione e di contrasto a queste situazioni, in una collaborazione, che dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale lavorare in rete, mettendo in relazione competenze diverse (accademiche, sanitarie, sociali) per costruire percorsi di protezione e di cura efficaci”. Pubblicato il: 6 Marzo 2026