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 UNIFI comunicaChristmas Lectures

Christmas Lectures

ULTIMO AGGIORNAMENTO
09.12.2015
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Cinque lezioni per la comunità universitaria e per tutta la cittadinanza nella settimana che precede il Natale, una per ogni area scientifica dell'Ateneo. Le Christmas Lectures sono una consuetudine inaugurata alla Royal Institution of Great Britain di Londra nel 1825, per iniziativa dello scienziato inglese Michael Faraday. L’Università di Firenze le propone per la terza volta. 

Scarica la locandina (pdf) e la brochure con il programma e la presentazione delle lezioni (pdf)

 

 

Giovedì 10 dicembre ore 11

Alessandro Petretto

Alessandro Petretto

Docente di Economia pubblica



La politica economica in un mondo imperfetto


Polo delle Scienze Sociali | Edificio D4 | Aula 1.03

Negli anni Settanta l’immagine più comune della politica economica era quella di un gioco contro la natura, per cui il decisore politico, assistito dall’economista, cercava di fare il migliore uso degli strumenti a disposizione per conseguire una serie di obiettivi. Il ruolo dell’economista, non dissimile da quello di un ingegnere, era prevedere con la massima precisione i comportamenti degli agenti privati e suggerire alla politica i modi in cui il sistema avrebbe reagito in termini di gestione del bilancio, di politica monetaria o fiscale. Questo schema ha lasciato spazio ad una concezione diversa, che assimila la politica economica a un gioco strategico: il decisore pubblico deve interagire con una pluralità di attori in grado di prevedere, calcolare e svolgere il proprio gioco. In condizioni simili, alla politica si riconoscerà pur sempre una capacità di influenza, ma i suoi destinatari non la subiranno come semplici automi già programmati. Si è assistito ad un progressivo smantellamento delle regolamentazioni che assoggettavano la decisione privata all’autorizzazione amministrativa. D’altra parte, l’autorità pubblica si è a sua volta suddivisa in una molteplicità di istanze. Un trentennio fa, lo Stato centrale teneva in pugno bilancio, organizzazione del fisco, regolamentazione dei diversi mercati, politica di tutela della concorrenza. Oggi le regolamentazioni fanno capo ad autorità indipendenti che agiscono in nome dell’interesse generale. A questa separazione orizzontale delle sfere dell’autorità pubblica si è poi aggiunta la separazione verticale delle sfere dell’autorità. La politica economica non può più essere considerata come l’opera di un solo attore pubblico, ma va compresa come un gioco - e a volte una cooperazione - fra diversi attori.

 

Lunedì 14 dicembre ore 11

Fabrizia Baldissera

Fabrizia Baldissera

Docente di Lingua e letteratura sanscrita

 

Il sottile equilibrio tra passione, potere temporale e norma morale nell’ideologia indiana


Plesso Didattico Capponi | Aula 4 | Via Capponi, 9, Firenze

Il mondo indiano antico vede l’azione umana esplicarsi in tre campi: il desiderio, Kāma, la gestione del benessere materiale, Artha, l’adesione a una norma di origine divina, Dharma. L’uomo indiano doveva sforzarsi di vivere mantenendo il giusto equilibrio nei tre ambiti, anche se il suo temperamento, la sua età o la sua posizione nella società lo disponevano a eccedere in uno di questi. Le donne partecipavano dei doveri e privilegi dell’uomo, padre o sposo, che le proteggeva. Si supponeva che l’azione femminile dovesse svolgersi soprattutto nell’ambito del Kāma, in quanto amore per il compagno e per i figli. Un trattato assai noto è appunto il Kāmasūtra, “I versi sul desiderio”, una sorta di breviario per educare giovani di entrambi i sessi a una felice vita coniugale. Il primo e più noto trattato sul governo è invece l’Arthaśāstra, “Il trattato sul governo” (o sull’utile). Tra i numerosi testi che trattano di Dharma uno dei più noti è il Dharmaśāstra, “Il trattato sulla norma” attribuito al mitico saggio Manu. La lezione verterà in particolare sulla figura del re che mostra chiaramente come si debbano intendere i tre campi dell’esperienza umana. L’idea di instaurare un equilibrio, nella vita quotidiana, tra queste diverse forze, è un concetto attuale che potrebbe trovare la sua collocazione anche al di fuori dell’India. Le letterature dell’India hanno sempre proposto l’ideale di un tutto armonioso dove ogni esigenza umana, materiale e spirituale, potesse avere la sua parte. In una terra di forti tensioni etniche, che hanno dato luogo a continue violenze, pensare di poter creare un simile equilibrio è stato e continua a essere un tentativo eroico.

 

Martedì 15 dicembre ore 11

Massimo Inguscio

Massimo Inguscio

Docente di Fisica della materia

 

Luce e Tempo


Dipartimento di Fisica e Astronomia | Aula magna | Via G. Sansone, 1, Sesto Fiorentino FI

Della Royal Institution, dove Faraday aveva iniziato la tradizione delle “Christmas lectures”, è rimasta una bella immagine del 1934 con Lord Rutherford che parla del “nuovo idrogeno”. Si trattava di uno dei tanti momenti magici della fisica in cui l’osservazione attenta della luce proveniente dagli atomi svelava nuove leggi della natura. Alcune “anomalie” nello spettro erano state spiegate da Dirac combinando meccanica quantistica e relatività ristretta in una elegante equazione che arrivava a prevedere l’esistenza dell’antimateria, all’epoca ancora invisibile. Se la comprensione della natura stessa della luce è andata di pari passo con lo sviluppo della scienza, la curiosità di come atomi e molecole interagiscano con la luce ha portato a vere rivoluzioni tecnologiche, quella del laser prima tra tutte. Oggi usiamo luce laser per rallentare l’agitazione degli atomi sin quasi a fermarli ed “immagazzinarli” uno ad uno ben ordinati in contenitori, anche essi fatti di luce. Questi atomi, con le oscillazioni degli elettroni che li compongono, diventano formidabili orologi tanto precisi che se fossero stati messi in funzione al momento del big bang ora non sbaglierebbero più di un secondo. La luce, col periodico succedersi del giorno e della notte, da sempre protagonista della misura del tempo, ritorna strumento per scandirlo con incertezze di pochi miliardesimi di miliardesimo di secondo. Con gli orologi atomici, collegati con fibre di luce, si può “vedere” il rallentamento dello scorrere del tempo dovuto alla gravità, come previsto cento anni fa da Einstein nella sua teoria della relatività generale. Si aprono nuovi scenari applicativi. Curiosità ed immaginazione possono portare ad importanti rivoluzioni tecnologiche.

 

Mercoledì 16 dicembre ore 11

Massimiliano Pieraccini

Massimiliano Pieraccini

Docente di Elettronica



Nikola Tesla, tra eresia e scienza


Scuola di Ingegneria | Sala Caminetto | Via di Santa Marta, 3, Firenze

Nikola Tesla è stato definito “l’uomo che ha inventato il XX secolo”. Al di là del mito, la sua vicenda umana e scientifica pone importanti interrogativi sulla Scienza e i suoi metodi.Tesla è l’inventore della corrente alternata, su cui sono basate ancora oggi le reti elettriche di tutto il mondo. Ma Tesla è molto più di un geniale inventore, nell’immaginario collettivo, è il paradigma del genio solitario, ossessivo e paranoico, sempre in bilico tra pazzia e genialità, trionfo e fallimento, solida scienza e volgari trucchi da baraccone. Quando, giovanissimo, arrivò negli Stati Uniti per lavorare con Thomas Edison aveva con sé una lettera di presentazione nella quale c’erano scritte poche parole: “Conosco due grandi uomini: uno siete voi, l’altro è questo giovane”. Le due spiccate e opposte personalità entrarono in rotta di collisione. Tesla, con la furia di un dio vendicatore, distrusse l’impero econo-mico di Edison e trasformò l’intera rete di distri-buzione dell’energia elettrica degli Stati Uniti secondo le sue idee rivoluzionarie, divenendo un uomo ricco e rispettato. Avrebbe potuto godersi il successo, ma non era nel suo carattere di anima inquieta e visionaria. Si giocò tutto per un’impresa folle: utilizzare il pianeta terra come rete di distribuzione dell’energia. In un laboratorio segreto a Colorado Springs costruì una macchina elettrica che avrebbe operato sull’intera ionosfera, con l’unico risultato di ridursi sul lastrico. Tornò a New York e ottenne finanziamenti per le sue ricerche che promettevano cieli notturni illuminati a giorno, micidiali raggi della morte e strabilianti macchine volanti senza né ali né motori. Pochi anni dopo era di nuovo sul lastrico. Morì nel 1943 in solitudine e povertà in una camera di albergo di New York.

 

Giovedì 17 dicembre ore 11

Chiara Azzari

Chiara Azzari

Docente di Pediatria



Perchè morire per una malattia prevenibile? La lotta dei vaccini contro le malattie infettive

Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi Padiglione 13 | Aula Clinica Medica 1 | Largo Brambilla, 3, Firenze

Un bambino morto di pertosse, un giovane adulto deceduto o amputato dei 4 arti a causa di un’infezione meningococcica sono un prezzo che la nostra società non vuole più pagare alle infezioni. I vaccini rappresentano una delle principali scoperte della medicina ed hanno un ruolo fondamentale nella riduzione della mortalità infantile e nel miglioramento della salute di tutta la popolazione. La scelta dei vaccini da utilizzare deve però essere effettuata con rigore scientifico, basato in primis su dati epidemiologici corretti. Un’epidemia o un cluster di casi gravi o mortali, come quello recente causato dal meningococco C nella regione Toscana ci ricordano come la conoscenza del microrganismo sia necessaria per pianificare un’accurata prevenzione vaccinale. Gli studi condotti nel nostro laboratorio, basati su indagini molecolari, hanno consentito di conoscere a fondo i microrganismi e la loro aggressività, di studiarne la diffusione nel nostro paese e di porre quindi le basi per la programmazione di interventi preventivi consapevoli. I risultati delle ricerche sono stati inseriti tra le “pietre miliari” del Center for Disease Control” in USA ed hanno consentito di dimostrare che la diagnosi molecolare è lo strumento più efficace nella sorveglianza delle malattie infettive e nella pianificazione dei programmi di vaccinazione.

 

Christmas Lectures - 2014

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