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Alzheimer, finanziati per il terzo anno i progetti di ricerca di due studiose Unifi

Della rete nazionale Airalzh

Finanziati per il terzo anno consecutivo i progetti di ricerca di due giovani studiose - Manuela Leri, (supervisione scientifica di Massimo Stefani del Dipartimento di Scienze biomediche sperimentali e cliniche “Mario Serio”) e Irene Piaceri, (sotto la guida di Benedetta Nacmias del Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino) - impegnate nell’approfondire la conoscenza dell’Alzheimer, una patologia che, solo in Italia, insieme alle altre malattie neurodegenerative, interessa oltre 1 milione e 200 mila persone.

I due progetti di ricerca fanno parte di un’iniziativa a favore dell’Associazione italiana per lo studio sull’Alzheimer (Airalzh) che prevede 25 assegni di ricerca - banditi dall’Università di Firenze, punto di riferimento nazionale nel settore – che sono stati attribuiti ad altrettanti centri di ricerca disseminati in tutta Italia. Il finanziamento arriva da Coop per un valore complessivo annuo di 600.000 euro. 

I risultati ottenuti nei primi due anni di attività da parte di tutti i ricercatori sono stati presentati da Sandro Sorbi, ordinario di Neurologia presso l’Università di Firenze e presidente di Airalzh, nel corso di un incontro a Milano, davanti all’Università Statale, dove gli studiosi hanno coinvolto studenti e passanti in un’attività di sensibilizzazione volta a raccontare il loro impegno nella ricerca.

“Nel complesso, nonostante due anni siano un termine temporale decisamente minimo per la ricerca scientifica, - afferma Sandro Sorbi, presidente Airalzh Ordinario di Neurologia dell’Università di Firenze e Direttore della clinica neurologica dell’AOU Careggi – “sui vari argomenti oggetto di studio da parte della Rete Nazionale dei Giovani Ricercatori Airalzh sono già stati pubblicati 27 lavori scientifici su riviste internazionali.”

 Alla conclusione di questi progetti – commenta Sorbi - speriamo di poter individuare i malati di AD e di altre forme di demenza in maniera più precisa e, soprattutto precocemente, quando ancora i sintomi siano minimi e tali che il rallentamento o l’arresto della progressione consentano per i malati di proseguire con in una vita personale e sociale di accettabile qualità.”

 Il finanziamento – che verte sul contributo dato da soci e consumatori Coop attraverso l'acquisto di specifici prodotti appositamente segnalati fino alla fine dell'anno - si è focalizzato in particolare sui fattori di rischio (con particolare riguardo all'influenza degli stili di vita e delle abitudini alimentari), la diagnosi precoce e i biomarcatori.

21 Settembre 2018